<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>L&#039;Impronta L&#039;Aquila &#187; Archeologia</title>
	<atom:link href="http://www.improntalaquila.org/category/archeologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.improntalaquila.org</link>
	<description>Quotidiano on-line dell&#039;Associazione Culturale L&#039;Impronta</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 19:00:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>La necropoli romana di via Mesola&#8230;al castello Piccolomini di Ortucchio</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/09/01/articolo27342/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/09/01/articolo27342/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 13:35:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=27342</guid>
		<description><![CDATA[Il territorio di Ortucchio che conta ben 39 scavi archeologici identificati, ha reso alla comunità una nuova scoperta: una necropoli romana del II sec a.C situata nel territorio di Ortucchio in via Mesola (sulla strada che dal paese conduce al cimitero). Si tratta di numerose  sepolture comprendenti vasellame utilizzato per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio di Ortucchio che conta ben 39 scavi archeologici identificati, ha reso alla comunità una nuova scoperta: una necropoli romana del II sec a.C situata nel territorio di Ortucchio in via Mesola (sulla strada che dal paese conduce al cimitero). Si tratta di numerose  sepolture comprendenti vasellame utilizzato per il pasto commemorativo (silicernium) e altre peculiarità di grande valore etno-antropologico. Al convegno interverranno  la dott.ssa Emanuela Ceccaroni (soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo) e il dott. Hermann Borghesi (cooperativa geoarcheologica LIMES) e saranno presenti il sindaco Federico D’Aulerio e l’assessore  alla politiche sociali Francesco Chiarilli che hanno permesso  la realizzazione di questo progetto all’interno del castello. Al termine degli interventi sarà riservato un rinfresco per gli ospiti. L’evento è il secondo di una serie di iniziative volte alla divulgazione ed archiviazione dei beni archeologici del territorio (del 27 luglio 2010 è il convegno: Ortucchio le sue montagne e i suoi primi uomini condotto in collaborazione con gli archeologi della sapienza di Roma),al fine di creare un polo archeologico di riferimento nella zona.(S.C.)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/09/01/articolo27342/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Abruzzo: 80mila euro per promuovere stili di vita salutari</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25433/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25433/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 12:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=25433</guid>
		<description><![CDATA[Allo scopo di prevenire le malattie croniche attraverso adeguate politiche di contrasto ai quattro principali fattori rischio per la salute rappresentati da una scorretta alimentazione, da inattività fisica, tabagismo e abuso di alcol, la Giunta regionale, su proposta dell&#8217;assessore alla Sicurezza alimentare, alla Veterinaria ed alla Prevenzione collettiva, Luigi De [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allo scopo di prevenire le malattie croniche attraverso adeguate politiche di contrasto ai quattro principali fattori rischio per la salute rappresentati da una scorretta alimentazione, da inattività fisica, tabagismo e abuso di alcol, la Giunta regionale, su proposta dell&#8217;assessore alla Sicurezza alimentare, alla Veterinaria ed alla Prevenzione collettiva, Luigi De Fanis, ha approvato il documento &#8220;Guadagnare salute in Abruzzo&#8221; che rientra nel &#8220;Programma di sostegno alle funzioni di interfaccia tra le Regioni e le Province autonome ed il Centro nazionale per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (CCM)&#8221; . &#8220;Il nostro Paese, &#8211; ha spiegato l&#8217;assessore De Fanis &#8211; in linea con le indicazioni dell&#8217;Unione Europea e dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2007 ha fatto proprio il programma strategico &#8216;Guadagnare salute: rendere facili le scelte salutari&#8217; proprio nell&#8217;ottica di promuovere una corretta cultura dell&#8217;alimentazione nelle scuole ed all&#8217;interno delle famiglie e di limitare, il più possibile, l&#8217;uso di tabacco, di alcol e di sostanze stupefacenti anche tra i genitori. Come Regione abbiamo, pertanto, ritenuto necessario potenziare azioni di prevenzione già in atto nel territorio abruzzese in quattro aree specifiche di intervento: quella dell&#8217;obesità, quella relativa all&#8217;attività fisica, quella inerente le problematiche del fumo e quella collegata all&#8217;abuso di alcol. Nel dettaglio, sono state destinate risorse per oltre 80 mila euro al fine di avviare una campagna informativa regionale rivolta alla popolazione per promuovere stili di vita salutari&#8221;. La Giunta regionale, sempre su proposta dell&#8217;assessore De Fanis, ha, inoltre, approvato il regolamento di attuazione della legge regionale 50 del 2004 (modificata poi dalla legge regionale 45 del 2010) che disciplina la macellazione per il consumo familiare di animali di allevamento delle varie specie. Tale regolamento, che ora dovrà passare al vaglio del Consiglio regionale, prevede che, oltre alla normale macellazione dei cosiddetti animali di bassa corte (polli, conigli e suini), sia possibile, anche se con delle limitazioni, la macellazione a domicilio anche degli ovi-caprini e degli struzzi. &#8220;E&#8217; evidente l&#8217;aspetto migliorativo e di novità di questo regolamento &#8211; afferma De Fanis &#8211; che, oltre ad essere perfettamente in linea con i regolamenti comunitari, va anche incontro alle esigenze di tanti privati che fino ad ora, pur non avendo scopi commerciali, sono stati costretti a sobbarcarsi ingenti spese per la macellazione nei mattatori comunali e per il trasporto degli animali. Ovviamente, sarà sempre attiva la rete di controlli saniatari e di laboratorio attraverso le Asl e l&#8217;Istituto Zooprofilattico di Teramo. Per cui, oltre ad essere salvaguardate tutte le norme igieniche e sanitarie e quindi la salubrità delle carni destinate al consumo domestico, vengono ad essere tutelate anche quelle relative al benessere degli stessi animali&#8221;. Le limitazioni alla macellazione riguardano i suini, gli ovi-caprini e gli struzzi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25433/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuove scoperte archeologiche sull&#8217;altopiano di Caporciano</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25403/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25403/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 06:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=25403</guid>
		<description><![CDATA[Una grande tomba a fossa risalente al VII secolo a.C. di tre metri per cinque è l’ultima scoperta effettuata dall’equipe dell’archeologo della Soprintendenza abruzzese Vincenzo d’Ercole nella piana di Caporciano. Si tratta di un rinvenimento molto importante perché dal ricco corredo funebre rinvenuto si può ipotizzare che il defunto fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande tomba a fossa risalente al <strong>VII secolo a.C.</strong> di tre metri per cinque è l’ultima scoperta effettuata dall’equipe dell’archeologo della Soprintendenza abruzzese <strong>Vincenzo d’Ercole</strong> nella piana di <strong>Caporciano</strong>. Si tratta di un rinvenimento molto importante perché dal ricco corredo funebre rinvenuto si può ipotizzare che il defunto fosse un guerriero di rango. La tomba, infatti, ci ha restituito due pugnali, cinque lance, una mazza ferrata  come oggetti da guerra; sono stati puoi rinvenuti un grande “dolio” per il vino con una capienza di almeno un ettolitro, due brocche in bronzo provenienti dal sud dell’<strong>Etruria</strong>, dei bastoncini con i resti di scarponi o ramponi per potersi spostare agevolmente sulla neve o sul ghiaccio.</p>
<p>“Si tratta di una scoperta molto importante – spiega <strong>Vincenzo D’Ercole</strong> – perché tombe di questa grandezza, fino ad ora, le abbiamo trovate solo nella necropoli di <strong>Campovalano</strong> e mai qui nell’area dei <strong>Vestini</strong>. Essa  ci conferma però alcune teorie che avevamo ipotizzato dopo i primi ritrovamenti in questa area: intanto che questa era un’area molto popolata, vista l’ampiezza della necropoli che stiamo studiando &#8211; abbiamo scoperto circa trecento tombe &#8211;  poi che erano dei popoli guerrieri che combattevano anche per razzie di bestiame tra le varie etnie che popolavano quest’area, inoltre che erano abituati a vivere in condizioni climatiche d’alta montagna, perché resti di scarponi o bastoncini da neve sono stati rinvenuti solo in <strong>Sassonia </strong>o in aree alpine”.</p>
<p>Gli scavi archeologici in questa area hanno preso il via con i lavori di ampliamento della strada statale, poi si sono fermati a seguito del sisma del 2009 e finalmente, come un preciso segnale di ritorno alla normalità, sono ripresi a fine giugno grazie ad un programma di restauro della <strong>Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo</strong> risalente al marzo 2009, che utilizza fondi dell’otto per mille, che prevede il restauro delle Chiese di <strong>Santa Maria in Centurelle</strong>, <strong>Santa Maria Assunta</strong> a <strong>Bominaco</strong> nel comune di <strong>Caporciano</strong> e <strong>Santa Maria di Civitaretenga</strong>, nel comune di <strong>Navelli</strong>. Lo scavo viene seguito da allievi restauratori archeologici della scuola di <strong>Venaria Reale</strong> a <strong>Torino</strong> che a settembre si alterneranno con studenti dell’<strong>Istituto Superiore del Restauro </strong>e i risultati di questa prima campagna saranno al centro di un incontro pubblico che l’archeologo <strong>Vincenzo D’Ercole</strong> terrà il 4 agosto prossimo presso il municipio di <strong>Caporciano</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/07/20/articolo25403/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pompei: imprenditori americani  si candidano  a sponsorizzare un &#8220;Piano salva Scavi&#8221;</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/06/22/articolo23729/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/06/22/articolo23729/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 11:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=23729</guid>
		<description><![CDATA[Un pool di imprenditori americani ha incontrato il Sindaco di Pompei Claudio D&#8217;Alessio per definire un piano di sponsorizzazioni dell&#8217;area archeologica. La delegazione , guidata dal professor Barry Goldsmith, docente di beni culturali e rappresentante della “JaxFax Travel” di New York, era composta da Barbara A. Noe, della “National Geographic” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un pool di imprenditori americani ha  incontrato il Sindaco di Pompei Claudio D&#8217;Alessio per definire un piano  di sponsorizzazioni dell&#8217;area archeologica. La <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/sindaco%20e%20delegazione%20americana.JPG">delegazione , </a></strong></span>guidata dal professor Barry Goldsmith, docente di beni culturali e  rappresentante della “JaxFax Travel” di New York, era composta da  Barbara A. Noe, della “National Geographic” di Washington D.C., da  Jordan Murray del “Gate1 Travel”, da Alexandra Balfour-Stewart,  presidentessa della “Knightsbridge Corporation”, Carolyn Masone della  “Essence of Italy”, Barbara Penny Angelakis della “Travel Features  Editor” e Anna Diana Mariani customer relations della “Meridiana fly”  con sede a Jamaica New York.</p>
<div>Dopo un primo incontro interlocutorio, al  quale seguiranno altri per la definizione del “Piano salva Scavi”, la  delegazione è stata accompagnata da un rappresentante  dell&#8217;Amministrazione Comunale in un tour archeologico tra le antiche  vestigia.</div>
<div>Grande ammirazione è stata espressa dalla  delegazione americana per l&#8217;unicità della “Villa dei Misteri”, così come  hanno rappresentato un forte rammarico per il crollo della “Schola  Armaturarum Juventis Pompeiani”.</div>
<div>Il Sindaco Claudio D&#8217;Alessio:  “L&#8217;interessamento degli imprenditori e degli studiosi americani, in  merito alla volontà di voler collaborare per il superamento dell&#8217;attuale  situazione di degrado che sta vivendo l&#8217;area archeologica pompeiana, ci  onora e ci fa ben sperare circa le ottime possibilità di redigere un  piano di rilancio per gli scavi di Pompei”. (am)</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/06/22/articolo23729/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia di un pioniere</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/06/11/articolo22970/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/06/11/articolo22970/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 11:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=22970</guid>
		<description><![CDATA[Gaetano Messineo è stato riconosciuto tra i docenti più esperti del suo campo[1], grande archeologo e uomo libero. Intellettuale dotato di straordinaria intelligenza, venuto da Petralia Soprana, in Sicilia, per insegnare ai romani quale sia il ruolo di un competente funzionario pubblico al servizio dello Stato. In tale veste, brillanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gaetano Messineo è stato riconosciuto tra i docenti più esperti del suo campo[1], grande archeologo e uomo libero.<br />
Intellettuale dotato di straordinaria intelligenza, venuto da Petralia Soprana, in Sicilia, per insegnare ai romani quale sia il ruolo di un competente funzionario pubblico al servizio dello Stato.</p>
<p>In tale veste, brillanti furono i risultati conseguiti sul campo: insieme a Carmelo Calci, coautore di numerosi studi sull’archeologia del suburbio romano[2], Messineo, nel 1984, intraprese campagne di scavo presso la cosiddetta Villa di Livia a Prima Porta[3], rilevante sito archeologico al IX miglio dell’antica via Flaminia, corrispondente alla residenza extraurbana della seconda moglie dell’imperatore Augusto[4].</p>
<p>Acquistò, al prezzo di un appartamento, un bene archeologico di estrema importanza per lo Stato italiano: l’Arco di Malborghetto[5] e fece dell’antico casale inglobante le grandiose strutture dell’arco quadrifronte – eretto a cavallo della succitata Consolare, per celebrare la vittoria di Costantino su Massenzio –, un museo esemplare ed un polo culturale, con un giardino pubblico aperto a tutti, contribuendo così a diffondere ai più l’amore per l’archeologia e la storia[6].</p>
<p>Fu anche un urbanista e indicò ai suoi colleghi ed allievi la strada della tutela archeologica innestata in una visione più ampia dello sviluppo cittadino[7], ponendo attenzione agli antichi tracciati delle vie Appia[8], Nomentana[9], Tiberina[10], e soprattutto Flaminia[11].</p>
<div>
<hr size="1" />
<div>
<p size="6">
[1] Prova ne sia, tra l’altro, l’attribuzione al Nostro del <em>“Premio Vincenzo Ribera” 2010-2011</em> dell’Università degli Studi dell’Aquila, «per aver particolarmente meritato nel campo della ricerca scientifica con scoperte, risultati, studi e progetti di riconosciuto valore nazionale e internazionale».</p>
</div>
<p>[2] Del fecondo sodalizio tra i due studiosi può dare un’idea la bibliografia riportata in calce al volume <em>Roma archeologica: le scoperte più recenti della città antica e della sua area suburbana</em>, a cura di C. Calci, Roma 2005, in particolare p. 753 ss.</p>
<p>[3] Così sono riassunti i presupposti di questi scavi dallo stesso M.: «La villa di Livia, celebre per i prodigi legati alla gloria dei Cesari, oggetto di animate e dotte controversie circa la sua esatta ubicazione e di un fortunato scavo nel 1863, sembrava pervenuta ai giorni nostri come un relitto privo affatto di suggestione: i due ruderi di maggior rilievo, le stanze sotterranee … nell’assenza di una planimetria generale rimanevano slegati e pressoché incomprensibili … La convinzione che le strutture esplorate negli anni 1863-64 si conservassero ancora in parte e la certezza che non fosse mai stato sistematicamente raccolto e riesaminato tutto il materiale documentario relativo alla Villa ed alle sue immediate adiacenze hanno indotto da un lato a riprender lo scavo di un complesso già ampiamente scavato, dall’altro a ripercorrere una ricerca che avrebbe dovuto considerarsi totalmente esaurita. I risultati … sono stati talmente sorprendenti da lasciar sperare che la prosecuzione dei lavori possa ancora portare ad una adeguata conoscenza di una delle più celebri residenze imperiali del mondo romano»: v. C. Calci e G. Messineo, <em>La Villa di Livia a Prima Porta </em>(Lavori e studi di archeologia pubblicati dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, 2), Roma 1984, p. 5.</p>
<p>[4] Impossibile sintetizzare in una nota i numerosissimi interventi di G. Messineo (sovente vergati assieme ad alcuni dei suoi più validi collaboratori presso la Soprintendenza Archeologica di Roma) sull’augusta dimora di Livia Drusilla: per dovere d’informazione si citano comunque il volumetto (di taglio divulgativo) <strong><em>La Villa di Livia a Prima Porta, Roma</em></strong><strong> (</strong>Itinerari dei musei, gallerie, scavi e monumenti d’Italia, n.s. 69), Roma 2004, ed il più corposo tomo monografico intitolato: <em>Ad Gallinas Albas. Villa di Livia</em> (Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma. Supplementi, 8), a cura di G. Messineo, Roma 2001. Ad ogni buon conto, tutta la principale letteratura sull’importante complesso edilizio di cui si discute, compresi molti dei contributi di M. <em>et alii</em> sopra citati, trovasi ora riassunta da M.P. Partisani, <em>Le galline e gli allori dell’«Ulisse in gonnella». Note sulla Villa di Livia </em>ad Gallinas albas, ne <em>La riscoperta della via Flaminia più vicina a Roma: storie, luoghi, personaggi. Atti dell’Incontro di Studio, Roma 22 giugno 2009</em> (Fors Clavigera, 1), a cura di F. Vistoli, Roma 2010, pp. 113-153.</p>
<p>[5] Cfr. C. Calci e G. Messineo, <em>Malborghetto </em><strong>(</strong>Lavori e studi di archeologia pubblicati dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, 15), <strong>a cura di G. Messineo, </strong>Roma 1989, p. 5: «Il complesso di Malborghetto è stato acquisito al Demanio dello Stato nel 1982; le indagini archeologiche sono state condotte dagli autori di questo volume nel più ampio contesto delle ricerche sulla via Flaminia; i lavori di restauro, diretti dall’architetto Francesco Scoppola, sono stati eseguiti dall’impresa Di Piero tra il 1984 e il 1988».</p>
<p>[6] Cfr. G. Messineo, <strong><em>Malborghetto. Il monumento e l’Antiquarium</em></strong><strong>, F</strong>ormello 1998.</p>
<p>[7] Tra i più rilevanti scritti sull’argomento si ricordano: G. Messineo, <em>Dall’indagine archeologica dei sistemi antichi di penetrazione e percorribilità nel suburbio, alle proposte di recupero e tutela. Gli assi viari organizzati: Cartografia archeologica del suburbio, settore Nord</em>, in <em>Roma, archeologia e progetto</em>, Catalogo della Mostra, a cura di M. Mattei e M. Wappner, Roma 1983, pp. 18-20; F. Scoppola e G. Messineo, <em>Via Flaminia Antica. Dalle indagini archeologiche sul territorio al programma di recupero del sistema antico</em>, in <em>Roma, archeologia e progetto</em>, Catalogo della Mostra, a cura di M. Mattei e M. Wappner, Roma 1983, p. 22; G. Messineo e F. Scoppola, <em>Recupero della via Flaminia. Indagini, restauri e programma urbanistico</em>, in <em>Forma. La città antica e il suo avvenire</em>, a cura di A. Capodiferro, M.L. Conforto, C. Pavolini e M. Piranomonte, Roma 1985, pp. 190-191.</p>
<p>[8] A. Carbonara e G. Messineo, <em>Via Appia</em>. III. <em>Da Cisterna a Minturno</em>, Roma 1998.</p>
<p>[9] A. Carbonara e G. Messineo, <em>Via Nomentana</em>, Roma 1996.</p>
<p>[10] A. Carbonara e G. Messineo, <em>Via Tiberina</em>, Roma 1994.</p>
<div>
<p>[11] Molteplici sono i contributi di studio dedicati da M. a questa importantissima arteria stradale, specie nel tratto più vicino alla Capitale, spesso in collaborazione con altri studiosi; tra i più rimarchevoli si segnalano: C. Calci e G. Messineo, <em>La Via Flaminia antica dal Campidoglio al Soratte</em>, Roma 1991; G. Messineo <em>et alii</em>, <em>La Via Flaminia: da Porta del Popolo a Malborghetto</em>, Roma 1991; G. Messineo e A. Carbonara, <em>Via</em> <em>Flaminia</em>, Roma 1993; G. Messineo <em>et alii</em>, s.v. <em>“Flaminia via”</em>, in <em>Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium</em>, II, a cura di V. Fiocchi Nicolai, M.G. Granino Cecere e Z. Mari, Roma 2004, pp. 252-259.</p>
<p>Si devono, inoltre, alla sua attività di “Ispettore” della Soprintendenza archeologica di Roma, le sistemazioni di alcuni grandi mausolei (e tombe monumentali) posti sulle principali arterie stradali che dalla periferia dell’Urbe si dirigevano – <em>in antico</em> – verso il Nord della Penisola[1].</p>
<p>Nel 1977, Messineo, che all’epoca lavorava per la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, diresse scavi nella necropoli di Campovalano, afferente al territorio comunale di Campli (TE), rimettendovi in luce 30 sepolture pretuzie di età orientalizzante ed arcaica[2]; nello stesso anno partecipò, assieme ad altri famosi studiosi, al convegno dedicato al centenario del prosciugamento del Fucino, con un intervento che intendeva fare il punto sulla storia degli studi relativi all’area marsicana[3].</p>
<p>Negli anni Ottanta del secolo scorso effettuò, sempre per la stessa Soprintendenza, una campagna di scavo nella necropoli di Arciprete (dal toponimo antico <em>Archipetra</em>), nel comune di Ortucchio (AQ), dove furono rinvenute sei tombe (di cui due a camera con volta a botte e quattro a fossa con copertura a lastroni), inquadrabili cronologicamente tra la seconda metà del I sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C.[4]. Nei pressi dello stesso sepolcreto, ricadente nell’antico territorio dei Marsi, lungo l’asse stradale che dalle mura conduceva alla via costeggiante il bacino lacustre fucense, individuò i resti di un mausoleo a podio (o a torre), caratterizzato da un nucleo di opera cementizia a base quadrata[5].</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesca Ranieri</strong></p>
<div>
<hr size="1" />
<div>
<p>[1] Anche in questo campo, significativo è stato l’apporto scientifico di M., valutabile anche solo dalle pagine degli scritti segnalati nella nota precedente. Non possono, tuttavia, ignorarsi in questa sede gli interventi di recupero, tutela, valorizzazione e studio posti in essere da M. a carico della tomba ipogea cosiddetta dei Nasoni, scoperta nel 1674 e scavata nei banchi di tufo sul lato sinistro della via Flaminia all’altezza del V miglio antico: v. G. Messineo, <em>La tomba dei Nasonii</em> (Studia archaeologica, 104), Roma 2000.</p>
</div>
<p>[2] Cfr. V. d’Ercole, <em>Storia degli studi</em>, ne <em>La Necropoli di Campovalano. Tombe orientalizzanti e arcaiche</em>, I (BAR International Series, 1177), a cura di C. Chiaramonte Trerè e V. d’Ercole, Oxford 2003, p. 1.</p>
<p>[3] G. Messineo, <em>Un’opera titanica: l’Emissario di Claudio</em>, in <em>Fucino cento anni: 1877-1977. Atti degli incontri e dei convegni svoltisi per il Centenario del prosciugamento del Fucino e per il Venticinquennale della Riforma Agraria</em>, L’Aquila 1979, pp. 139-167. Il saggio si configura come una specifica rassegna della storiografia latina sul Fucino.</p>
<p>[4] Cfr. M.R. Copersino e V. d’Ercole, <em>La necropoli di Fossa nel quadro dei costumi funerari di età ellenistica in Abruzzo</em>, ne <em>La necropoli di Fossa</em>. IV. <em>L’età ellenistico-romana</em> (Documenti dell’Abruzzo Antico, 4), a cura di V. d’Ercole e M.R. Copersino, Pescara 2003, p. 343. Una relazione preliminare degli scavi condotti nel 1978 da M., con la collaborazione di Giuseppe Grossi, nella necropoli in loc. Arciprete, è compresa nel volume di A.M. Radmilli, U. Irti, G. Grossi e M. Mastroddi, <em>Storia di Ortucchio</em>. I. <em>Dalle origini alla fine del Medioevo</em> (Università degli Studi dell’Aquila, Centro di ricerche letterarie abruzzesi «V. De Bartholomaeis». Studi e Testi, 16), Roma 1985, p. 134 ss.</p>
<div>
<p>[5] G. Grossi e G. Messineo,<em> La necropoli di Arciprete</em>, ne <em>Il Fucino e le aree limitrofe nell’antichità. Atti del Convegno di archeologia, Avezzano 10-11 novembre 1989</em>, a cura di U. Irti, G. Grossi e V. Pagani, Roma 1991, pp. 368-386.</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/06/11/articolo22970/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Frammenti d&#8217;archeologia nell&#8217;aquilano:  Come ho incontrato un uomo di Neanderthal in Abruzzo</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/03/28/articolo18716/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/03/28/articolo18716/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 07:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=18716</guid>
		<description><![CDATA[Nel mese di luglio del 1978, mentre partecipavo, con l’équipe della prof. Renata Grifoni Cremonesi, dell’Università di Pisa, ad una suggestiva campagna di scavo del Neolitico nella Grotta Continenza di Trasacco, nel Fucino, situata sotto un grande strapiombo roccioso, mi venne in mente di recarmi ad esplorare un analogo riparo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di luglio del 1978, mentre partecipavo, con l’équipe della prof. Renata Grifoni Cremonesi, dell’Università di Pisa, ad una suggestiva campagna di scavo del Neolitico nella Grotta Continenza di Trasacco, nel Fucino, situata sotto un grande strapiombo roccioso, mi venne in mente di recarmi ad esplorare un analogo riparo sotto roccia, nel demanio basso di Calascio (L’Aquila), a quota 670 m, presso il Piano di Capestrano. Il sito ha l’altisonante toponimo “I Grottoni”. In realtà v’è una sola grotta e sulla sua sinistra un ampio anfratto che, a prima vista, mi sembrò il più idoneo per un sondaggio. Non ero solo. Era con me l’amico Antonio Matarelli, all’epoca sindaco di Calascio, il quale si meravigliò non poco quando, come d’istinto, gli dissi che avremmo dovuto evitare la Grotta per andare invece a saggiare il terreno sotto il grande riparo sotto roccia. Bastarono solo 15-20 cm di scavo per far affiorare frammenti di ossa fossilizzate e alcune selci preistoriche, lavorate per strumenti. Interrompemmo subito la fortunata esplorazione, ricoprimmo la buca e raccogliemmo i preziosi resti antichi. Ad agosto i reperti furono analizzati dal prof. Antonio Mario Radmilli, ordinario della cattedra di Paleontologia umana dell’Università di Pisa, che mi comunicò l’inaspettata notizia che, con ogni probabilità, avevamo rinvenuto il primo deposito in grotta del Paleolitico medio in Abruzzo, cioè un pacco di terreno stratificato di un accampamento di caccia dell’uomo di Neanderthal.</p>
<p>La probabilità divenne certezza con un saggio di scavo, diretto dallo stesso Radmilli, nel mese di settembre dello stesso anno e da due successive campagne archeologiche in giugno e settembre del 1979, dirette dal sedimentologo Cesare Pitti e dallo scrivente. Dalla natura del terreno, dalla tipologia degli strumenti in selce e dalla variegata avifauna (35 specie), microfauna e macrofauna cacciata, si dedusse che i neanderthaliani si accamparono nel sito, a più riprese, durante le stagioni estive, nel corso del primo periodo freddo dell’ultima glaciazione wurmiana, quando il clima del riparo (con quota 670 m) toccava temperature paragonabili a quelle attuali dei 1.500-1.600 m di Campo Imperatore.</p>
<p>Il deposito archeologico, ricco di focolari sovrapposti nel tempo, restituì 60 mila frammenti di ossa animali, fra i quali quelle di camoscio, di cervo, di cavallo selvaggio, dell’uro, della iena delle caverne, della marmotta e persino del leopardo. Ma la sorpresa più emozionante fu l’incontro diretto con l’uomo antico. Era il 15 giugno del 1979, il terzo giorno della campagna di scavo. Sotto un grosso masso, appena rimosso, notai qualcosa di molto particolare. Segnai la posizione stratigrafica. Raccolsi il reperto ed annotai sul diario: «M5 tg.2, rinvenimento di un’epifesi prossimale da determinare». La speranza era che l’osso fosse umano. La conferma mi venne da Pisa il 7 gennaio 1980 dal prof. Francesco Mallegni, che mi scrisse: «Il tuo ossicino è risultato umano: del resto si vedeva macroscopicamente, e adesso anche al microscopio con le sezioni sottili». Dopo un serie di analisi per gas-cromotografia, per le residue percentuali di azoto e confronto con le altre ossa del deposito, si stabilì l’antichità relativa e l’età dell’individuo: la testa di femore era di un giovane neandertaliano di 12 -14 anni. Così fu rinvenuto l’uomo più antico d’Abruzzo, di circa 80 mila anni. Attualmente i reperti litici e faunistici si trovano presso l’Università di Pisa, mentre il fossile umano è custodito dal prof. Capasso dell’Università di Chieti, già in servizio in Sovrintendenza Archeologica.</p>
<p style="text-align: right;">Fulvio Giustizia</p>
<p>* L’articolo, salvo alcune varianti, fu pubblicato sulla rivista “SVAGO” ( n.4/2006) , edita dall’Associazione Culturale L’Impronta.L&#8217;Aquila<br />
Fulvio Giustizia, archeologo paletnologo e storico di cose abruzzesi, è nato nel 1939 a Calascio (L&#8217;Aquila).Vive e lavora a L&#8217;Aquila. È Socio Ordinario dal 1982 della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi e Deputato dal 1995. Conseguite la Laurea in Lettere nel 1978 all&#8217;Università “La Sapienza” di Roma, e la Specializzazione in Archeologia Preistorica nel 1980 presso l&#8217;Università di Pisa, si è dedicato ad una sistematica ricerca paletnologica nell&#8217;Abruzzo interno, pervenendo alla scoperta d’inediti siti preistorici, fra i quali “I Grottoni” di Calascio (L’Aquila), con reperti dell&#8217;uomo di Neanderthal. Dal 1989 ad oggi, affiancando la ricerca storica ed archeologica alla sua ordinaria attività di docente di Storia dell&#8217;Arte nei Licei, si è interessato anche di storia medievale nel territorio aquilano. Dal 2001 collabora con il CAI dell&#8217;Aquila, organizzando percorsi culturali intitolati “Itinerari archeologici di montagna”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/03/28/articolo18716/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rinascimento, desiderio di rinascita e ricordo di Messineo</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2011/01/11/articolo14766/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2011/01/11/articolo14766/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=14766</guid>
		<description><![CDATA[Si è tenuta ieri pomeriggio  presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a (AQ ) la presentazione del volume pubblicato dalla Casa Editrice dell’Ateneo, diretta dal Professor Carlo De Matteis, “L’Una”e curato dal Docente di Storia dell’Arte Moderna Michele Maccherini, con dedica al compianto collega Gaetano Messineo, dal titolo “L’Arte Aquilana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta ieri pomeriggio  presso la Facoltà di Lettere e Filosofia a (AQ ) la presentazione del volume pubblicato dalla Casa Editrice dell’Ateneo, diretta dal Professor Carlo De Matteis, “L’Una”e curato dal Docente di Storia dell’Arte Moderna Michele Maccherini, con dedica al compianto collega Gaetano Messineo, dal titolo “L’Arte Aquilana del Rinascimento”.<br />
Per De Matteis il volume rappresenta la seconda tappa del processo avviato dall’Ateneo di ricostruzione ‘ideale’ che riguarda l’identità collettiva e trova fondamenta nella ricostruzione storica dell’Aquilano.<br />
Il Professor Ferdinando Di Iorio ha colto  l’occasione per lodare gli studenti fuori sede che hanno scelto di studiare a L’Aquila in questo momento, per lui il loro gesto è eroico. Il Preside Giovannino Di Tommaso ha elogiato l&#8217;iniziativa e guarda con fiducia alla ricostruzione materiale grazie alla ricostruzione del tessuto culturale e sociale promossa dall’Ateneo.<br />
L&#8217;opera ha collaboratori illustri quali: il Professor Antonio Pinelli (Università di Firenze) e il Professor Alessandro Angelini (Università di Siena) entrambi docenti, come Maccherini, di Storia dell’Arte Moderna e gli alunni della Facoltà quali Luca Pezzuto, Vincenzo di Gennaro, Marilena Leonetti, Anna Semperlotti.<br />
Pinelli fa una panoramica del libro, composto di 247 pagine e suddiviso in tre blocchi dalla prima metà del 400 circa fino a buona parte del 500.<br />
L’attenzione va al ruolo egemone assunto da L’Aquila nel corso del 400 che la nomina seconda città del Regno di Napoli e in cui convivono istanze economiche ravvisate dai rapporti con Firenze e il resto dell’Europa per il commercio della lana grezza e dello zafferano e per le istanze artistiche.<br />
E’ L’Aquila dell’Amico Agnifili, di Jacopo Notar Nanni e di Pietro Lalle Camponeschi. E la città degli Osservanti dove trova il suo “dies natalis” San Bernardino da Siena e per il quale Giovanni Da Capestrano e San Giacomo della Marca curano l’edificazione della Basilica a lui dedicata.<br />
Personaggio principe della cultura artistica quattrocentesca è sicuramente Andrea De Litio che viene a lasciare la sua impresa piu’ importante alla Cattedrale di Atri. Il Maccherini ha scelto come copertina l’opera della Madonna del Latte.<br />
L’Aquila vive un vero e proprio rinascimento con l’arrivo di Margherita D’Austria per la quale viene organizzata una vera e propria cerimonia di accoglienza con l’ostentazione dei piu’ importanti artisti dell’epoca, una sorta di “pantheon”.<br />
Il Professor Alessandro Angelini è stato docente di Storia dell’Arte Moderna in questa facoltà per sette anni e ricorda il periodo aquilano con tanto affetto.Lui si sofferma maggiormente sul Maestro di San Giovanni da Capestrano studiato attentamente da Luca Pezzuto.<br />
Esalta la scultura in legno e terracotta dipinta aquilana con Silvestro di Giacomo e il Biasuccio che fondano una vera e propria scuola a L’Aquila nell’ultimo trentennio del 400. Parla dell’autore del ciclo di affreschi nella cosiddetta “Cappella Sistina d’Abruzzo”per Sgarbi a San Panfilo di Tornimparte: Saturnino Gatti. L’importanza dell’Aquila sotto il profilo artistico vi fa giungere Raffaello che in bottega realizza la Visitazione per il Branconio, piu’ volte emigrata.<br />
Il Professor Maccherini ha fatto commuovere il pubblico attraverso le sue parole ricche di affetto e stima nei riguardi di Messineo. Non ci sono parole per descrivere questo piccolo e grande uomo che in poco tempo con la sua cultura e il suo amore per i giovani ha conquistato docenti e alunni. Il suo studio-salotto resterà sempre in ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: right;">Francesca Ranieri</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2011/01/11/articolo14766/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un Guerriero del Futuro</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2010/12/26/articolo14136/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2010/12/26/articolo14136/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 18:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=14136</guid>
		<description><![CDATA[Se spinti, come me, da un sano interesse archeologico, nonché territoriale si potrebbero ottenere, attraverso un semplice clik telematico una serie di cenni storici dedicati ad un ”reperto”che ultimamente sempre più sta attirando l’attenzione di esperti e non. Essendo la mia, l’attenzione di un “non” esperto, come giusto, sono ricorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/Foto-n.1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14137" title="il guerriero di Capestrano (Aq), museo archeologico nazionale di Chieti" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/Foto-n.1-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a>Se spinti, come me, da un sano interesse archeologico, nonché territoriale si potrebbero ottenere, attraverso un semplice clik telematico una serie di cenni storici dedicati ad un ”reperto”che ultimamente sempre più sta attirando l’attenzione di esperti e non. Essendo la mia, l’attenzione di un “non” esperto, come giusto, sono ricorso alla “madre” di tutto il sapere ufficiale messo in rete , quindi digitando “GUERRIERO di CAPESTRANO “ il noto sito Wikipedia, così si è espresso: Il &#8220;<strong>guerriero di Capestrano</strong>&#8221; è una scultura in <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">pietra calcarea</span></span> del <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">VI secolo a.C.</span></span>, rinvenuta in una <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">necropoli</span></span> dell&#8217;antica città di <em>Aufinum</em> (<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Ofena</span></span>), località a nord-est di <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Capestrano</span></span> (<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">AQ</span></span>), e raffigurante un guerriero dell&#8217;antico <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">popolo italico</span></span> dei <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Piceni</span></span>. <span id="more-14136"></span>Si tratta di una delle opere più monumentali e impressionanti dell&#8217;<span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">arte italica</span></span>, conservata a <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Chieti</span></span> nel <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;">Museo archeologico nazionale d&#8217;Abruzzo</span></span>.<br />
Sarebbe giusto aggiungere come la statua fu ritrovata con le gambe mozzate nel 1934 da un certo Michele Castagna durante dei lavori agricoli , ma soprattutto come attraverso successivi scavi si addivenì, grazie all’archeologo Giuseppe Moretti, ad una vera e propria necropoli in cui spiccarono molti altri ritrovamenti tra cui svariati ornamentali femminili, di cui molto potrei dire ma non mancherà sicuramente occasione. Insomma pur essendo “citato” il Guerriero non gode di quella salute conoscitiva nazionale ma soprattutto INTERNAZIONALE che tanto meriterebbe ma che probabilmente mai avrà.<br />
Ma se “l’Ufficialità” me lo permetterà una piccola mano in questo senso potrei modestamente darla, soprattutto perché il Guerriero, ben lungi dall’avere consegnato ai contemporanei tutti i suoi “segreti”, conserva nel suo “Cilindro”un segreto millenario , direi senza tempo, alla base, fra l’altro, di un immenso sforzo scientifico condotto anche da entità, come la Nasa. Quindi per trovare ,ciò che può sembrare un inverosimile nesso fra le “SFERICHE INCISIONI” del Cilindro del CAPPELLO, del Guerriero di Capestrano e le missioni spaziali americane, dovrò chiedervi un minimo di &#8220;pazienza scientifica nonché storica&#8221;. Quindi da questo momento vorrei che poneste in essere nei miei confronti una sostanziale diffidenza conoscitiva da fugare attraverso l’opportuna consultazione “scientifica”.<br />
<strong>UNA SCIENZA UFFICIALE<br />
</strong>Fu proprio Max planck , uno dei pilastri fondatori della Fisica odierna , ad ammettere che a livello Atomico non esisteva nessun tipo di “MATERIA” bensì un’unica FORZA in grado di mettere in VIBRAZIONE tutte le particelle atomiche componenti un piccolo “sistema solare “. Insomma uno dei padri del mondo dei Quanti metteva in &#8220;guardia&#8221; la galoppante scienza dell’immensamente piccolo, facendo intendere come, qualcosa di diverso, potesse esistere a livello ENERGETICO alla base di un fenomeno &#8220;materiale&#8221; come quello ATOMICO. Vero è che la Scienza ai tempi di Planck, solo da pochi decenni aveva rinunciato all’esistenza di un tipo di energia &#8220;particolare&#8221; frutto più della teoria che di esperimenti veri e ripetibili. Pochi anni infatti erano trascorsi dal contestato e ripetuto esperimento di Michelson-Morley, anni sufficienti ad affossare in modo definitivo l’esistenza di un ETERE, in questo caso, luminifero in grado di opporsi attraverso un Interferometro, ideato dallo stesso Michelson, al suo passaggio direzionato. Era il 1887 in Ohio. Sulla base dei risultati di tale esperimento, Einstein concluse che la velocità della luce poteva ritenersi indipendente dal moto della sorgente e dell’osservatore da cui la Teoria della Relatività Ristretta. A questo punto la Scienza mentre da una parte ammetteva come a livello quantistico potesse esistere un tipo di Energia altra, a livello fisico ne decretava la sua morte, creando una perniciosa dicotomia che vedeva opposte le Leggi fisiche del Micro a quelle del Macro mondo. Ma era solo questione di tempo prima che nel 1957 il fisico olandese Hendrik Casimir elaborasse una teoria in grado di profetizzare un “ENERGIA NON NULLA” associata al VUOTO dimostrata poi a livello sperimentale e passata alla storia come EFFETTO CASIMIR. Il mondo della scienza sicuramente mai domo, pur non accettando nemmeno l’espressione ETERE ,continuava la sua ricerca ufficialmente o no , rendendosi sempre più conto che un energia potenziale ad un livello potenziale poteva e doveva esistere. Furono gli esperimenti condotti allo ZERO ASSOLUTO (- 273 Gradi) in un assoluto spazio, messo sotto vuoto, e perfettamente schermato da ogni interferenza, effettuati dal contestato fisico, Harold Puthoff a far tracimare ogni dubbio verso l’effettiva esistenza di un QUID energetico al di fuori di ogni nostro, per ora, possibile controllo tecnologico. Nasceva l’Energia del Punto Zero o la Z.P.E . Sulla scia di tale scoperta grandi nomi, della fisica sempre, come Feynman e Wheeler si presero la briga di quantificare la “forza” di questo tipo di energia presente in uno spazio appositamente attrezzato molto simile al “BULBO di una LAMPADINA”, rimanendo esterrefatti nel constatare come essa fosse sufficiente a “SURRISCALDARE” gli oceani terrestri. Ormai ufficialmente la scienza dava inizio alla corsa, verso quel tipo di energia o Forza ,che Planck aveva teorizzato nell’immensamente piccolo e EINSTEIN dimostrato nell’immensamente grande equiparando la MATERIA a pura ENERGIA. Sostanzialmente a livello scientifico questa fantomatica energia ormai era possibile equipararla a “materia”. Le porte erano ormai aperte e i tempi maturi per il Vuoto Quanto-meccanico, la Schiuma Quantica, il Campo di Higgs, la Materia Quantica, e non ultima la famosa Dark Matter o Materia Oscura, il tutto avvalorato e sostenuto dall’ultima Teoria del Tutto in grado di unificare le Quattro leggi Fisiche attraverso la nascita di una Materia, voluta questa volta dalla simbiosi infinitesimale di una miriade di STRINGHE , evoluta a livello di” Campo” dal grande Mikiu kaku. Quindi l’Etere, memore di Michelson, continuava a non esistere per la Scienza , ma allo stesso tempo essa teorizzava e sempre più dimostrava come il VUOTO fosse sostanzialmente pura ENERGIA e allo stesso tempo potenzialmente MATERIA. In questo clima di corsa alla “NUOVA ENERGIA MATERICA” partiva nel 1999 una missione spaziale dello Space Shuttle con uno scopo principe :mettere in una speciale orbita spaziale l’ultima generazione di telescopi.</p>
<div id="attachment_14138" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F-2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14138" title="F 2" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">F2</p></div>
<p>La motivazione di un tale sforzo scientifico? Stabilire a livello galattico come e quanto la Materia Oscura invisibile, che ormai per la scienza aveva raggiunto la lusinghiera quota pari a l 95 % dello Spazio Vuoto, potesse inficiare le Gravitazionali esigenze del restante 5% visibile. Non il caso quindi, ma una precisa pianificazione scientifica ha voluto che, per la prima volta, la scienza abbia “FOTOGRAFATO” nel 2006 la Materia Oscura (F2) portando il progetto Chandra della Nasa a centrare il suo vero obbiettivo. Oggi quindi per la Scienza il VUOTO è ENERGIA OSCURA, una forma potenziale di “sostanza” capace di interagire con quella materia che i nostri occhi increduli sono abituati a vedere. OGGI l’ETERE a livello scientifico continua a non poter essere nominato , non esiste , mentre la messe terminologica utilizzata per sdoganarlo continua a proliferare incontrollata .<br />
<strong>UN SCIENZA QUASI UFFICIALE<br />
</strong>Voi direte, cari lettori e archeologi ufficiali: e a noi …?. E io sono qui apposta per dimostravi come tutto ciò debba interessarvi soprattutto se il motivo del contendere è il CAPPELLO di cui sopra. Ma prima, ancora pazienza, e lo so, ce ne vuole tanta nella vita. Si perché prima dovete sapere, come , mentre si andava nello spazio per “capire” cosa ci circonda e di che cosa siamo fatti , qualcuno sulla Terra già da secoli si occupasse non del COSA ma piuttosto del MODO con cui la materia si aggregava .</p>
<div id="attachment_14139" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F3.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14139" title="F3" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">F3</p></div>
<p>Una corsa conoscitiva iniziata infatti nel 1400, grazie a Leonardo da Vinci, perfezionatasi attraverso gli esperimenti di Galileo Galilei e Robert Hook nel 1600, via, via , arricchita da nuove “testimonianze “ sperimentali del Fisico musicista Chladni alla fine del 1700, veniva finalmente “codificata” nel 1967, dal medico svizzero Hans Yenny attraverso due volumi dal titolo” Kimatic “ (F3), quella che tutt’oggi viene intesa come una pseudo-scienza.Una pseudo -scienza in grado di dimostrare come morfogeneticamente, sempre la materia, sia possibile organizzarla attraverso il “SUONO”.  Arrivando ai nostri giorni tale “teoria” è stata perfezionata dagli esperimenti svolti da un ricercatore giapponese, Masaru Emoto, il quale ha legato alla morfogenesi dei cristalli d’acqua anche un influenza “ambientale di tipo mentale”, superando lo steccato sonoro in cui la Cimatica era stata confinata. Anche in questo caso la Scienza, pur non rinunciando a disconoscere sue gemmazioni come la Cimatica , confermava affermazioni illustri come quelle di PLANCK proprio attraverso ilYenny, quindi in un discorso “AGGREGATIVO” a livello energetico non era più possibile eliminare il ruolo del SUONO , anticamera a sua volta di un “MONDO GEOMETRICO” sempre più preso in prestito, a livello simbolico, dal patrimonio esoterico.</p>
<div id="attachment_14140" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/fig-5.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14140" title="fig 5" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/fig-5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Fig 5</p></div>
<p>A questo punto in un perfetto territorio di nessuno ho potuto inserirmi io con i miei studi, conscio di come ufficialmente o meno la situazione in merito alla “nascita” della Materia fosse ai giorni nostri caratterizzata da una ricerca in grado di “Vedere” la probabile energia di Planck negli immensi spazi che ci circondano, ma incapace di “concedere “ a tale Energia finalità aggregative “sonore” dalla spiccata simbologia geometrica spesso riconducibile a forme PLATONICHE (F5). Il tutto mentre qualcuno come Emoto superava il concetto aggregativo del SUONO evolvendolo con quello di “PENSIERO”. Sommando l’Ufficiale al non Ufficiale era possibile nei primi anni del 2000 teorizzare come una forma d’ETERE autoaggregante, dalle spiccate capacità platoniche ,fosse, a diversi livelli di densità ora VUOTO, ora MATERIA , il tutto frutto di un probabile disegno “mentale”trasfuso attraverso il suono. SI faceva strada il principio di “CAMPO” universale dalle caratteristiche ancora tutte da decifrare.<br />
<strong>UN PRISMA con TROPPO TEMPO<br />
</strong>Ma torniamo all’ufficialità attraverso una missione archeologica condotta nell’attuale Iraq, presso la dissepolta città di Larsa, premiata da un ritrovamento destinato a suscitare un goliardico scalpore fra gli addetti ai lavori. Siamo nel 1932 e la spedizione passerà alla storia grazie ad un “Prisma” dal contestatissimo significato cuneiforme. Il Prisma di Weld Blundell riporterà 2 delle 3 millenarie Liste Sumere dei RE facendo notare anche in quella, denominataW.B. 62 (f5) un inverosimile sistema temporale abbinato ai periodi regnanti di 8 RE posti all’interno di 5 Città ben precise. Ora per un attimo vorrei allontanarmi da tale ritrovamento per sottolineare come in Russia ormai da tempo sulla scia degli studi di grandi scienziati come N.A KOZIREV si sia consolidata una “scuola” di pensiero che ha visto nel TEMPO uno dei responsabili principali chiamati al capezzale della CREAZIONE. Questo ho inteso sottolinearlo propria in questa occasione poiché a livello archeologico e storico il leggere nella Lista in questione di RE regnanti in Mesopotamia per 28800 anni, spesso suscitò e suscita un ilarità non giustificata soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi scientifici. Ma il tempo e lo spazio concessomi pur non permettendomi di dilungarmi sulla “LISTA “come vorrei e dovrei, mi permetterà di dirvi che la WB 62 non è latro che una STELE di ROSETTA SONICO CREATIVA. In pratica i periodi regnanti come il numero di RE e le Città non saranno altro che un raffinato sistema descrittivo per tutelare una SCIENZA ALTRA presente sulla TERRA da sempre in grado di SPIEGARE come probabilmente, spero, DIO CREA. Ora immaginate il lavoro fatto in piccolo dal Jenny con i suoni per CONFORMARE la materia , applicato ad un entità divina la quale CREA utilizzando i meccanismi Cimatici di cui sopra. Il SUONO Cimatico verrà SOSTITUITO da 8 precisi archi di Tempo dalle molteplici caratteristiche non ultime quelle di ripercuotersi assolutamente in 5 Città. Avrete a questo punto una perfetta descrizione Antidiluviana di un ATTO CIMATICO TEMPORALE trasfusosi in ciò che potrebbero sembrare 5 città ma che effettivamente rappresentano i 5 SOLIDI PLATONICI di cui sopra .Morale da migliaia di anni qualcuno sapeva come si può CREARE attraverso il TEMPO, lo SPAZIO e di VIBRARLI attraverso un OTTAVA sotto forma di SOLIDI PLATONICI. Ora, oltre a consigliare caldamente di seguire ogni parola della Lista con moltissima attenzione , al suo interno si nascondono tutte le Leggi utilizzate dalla Natura per palesare le sue creature, vorrei ora rivolgermi agli esperi archeologi che con tanto amore si sono occupati del Guerriero matrice del mio disquisire. E vorrei che essi come tutti notassero che, pur essendoci 8 RE chiamati da una volontà ben precisa a collaborare in quest’opera sonica solo 7 di ESSI verranno citati.</p>
<div id="attachment_14141" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/f6.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14141" title="il guerriero di Capestrano (Aq), museo archeologico nazionale di Chieti" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/f6-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 6</p></div>
<p> Quindi avremo 7 note temporali come le nostre 7 note musicali, a rivestire un ruolo fondante in tutto il mio discorso. Ma se la mia platea fosse così gentile di osservare “cosa” SFERICAMENTE e in modo bicromatico si cela sotto il Cappello del Guerriero di Capestrano (F6) noterebbe , considerando lo spazio occupato dalla Testa del Guerriero, 7 spazi Circolari e da questo momento tutto ciò che finora avete letto comincerebbe penso ad avere un minimo di senso. Se ciò che ho scritto avrà quindi un minimo di senso e ufficialità avremo a questo punto un sunto fatto di ufficialità , semiufficialità e concedetemi, sicure fonti esoteriche, una situazione nella quale esiste una sorta di ETERE inizialmente TEMPORALE in grado di palesarsi geometricamente attraverso 7 note principali le quali oltre ad essere la probabile matrice prima della materia, come la scienza ha fotografato, rappresenteranno l’aspetto principe con cui un essere Divino è in grado di palesarsi , un essere condensabile in 7 note ben precise se vogliamo: chiamato OTTAVA. Se ciò sarà plausibile nell’ultima Teoria del Tutto, quella delle Stringhe dovremmo trovare tali tracce esoteriche . Inoltre, e ciò sarà per ora solo marginale, in un reperto Sannitico Abruzzese “stranamente” troveremo un possibile accenno a tale ATTO SONICO-TEMPORALE millenario conformato in 7 Cerchi concentrici .<br />
<strong>Una LISTA uno ZODIACO e un GENIO INDIANO.<br />
</strong>Ora siete nelle mie mani deduttive , lo so , e tale responsabilità la sento , ma io credo che se vorrò ottenere il mio scopo ,di dare al GUERRIERO luna nova attenzione, dovrò giocare tutte le mie carte conoscitive , pur sapendo dal principio che tutte le volte in cui ho teso la mia mano verso il mondo del sapere ufficiale (IL GENIO SONICO) questa è stata sdegnosamente rifiutata. Ma il mio è un talento nato alla fine di tempi preposti all’arrivo di una Nuova Era e lo scotto dettato da tale passaggio, che lo voglia o no, lo sto già pagando. Quindi senza tentennamenti proseguo dicendo che se volessimo assistere all’evoluzione di questo probabile atto creativo dalle molteplici caratteristiche dovrei introdurre in questo momento una tessera del mio puzzle , essenziale per capire come il sapere citato fosse interpretato a livello :STELLARE.Vi invito quindi ad un ultima occhiata posta a definire la SOMMA TOTALE degli anni reali della Lista .Fatto ? Vogliamo antropomorfizzarla ? Si? .</p>
<div id="attachment_14142" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F7.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14142" title="F7" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F7-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 7</p></div>
<p>Benissimo prendiamo lo Zodiaco di Dendera (F.7) e osserviamo la trasformazione numerica sumera cosa diventa in mano egizia. I 2412000 anni totali ora sono diventati 12 enormi Esseri le cui 24 BRACCIA molto potranno insegnare alla Fisica del Futuro. Gli zero? Scomparsi. La geometria? Scomparsa. Ma stranamente quei 12 Giganti di pura energia temporale delimiteranno con le loro braccia la forma principe della Geometria Platonica: La Sfera. E cosa c’è all’interno a quella sfera? Una visione cosmologica e animica dell’UNIVERSO EGIZIO costituito da 72 corpi celesti disposti in 5 CIELI, tutti perfettamente sferici. A questo punto avremmo in successione TEMPO, SUONO, GEOMETRIA, SPAZIO, NUMERI, ESSERI VIVENTI, tutto profuso in STELLE e PIANETI. Quindi in passato che cosa si “nascondeva” dietro il concetto di Etere, Prana, Akasha, Ki ecc. Io direi un concetto energetico mentale di CAMPO lo stesso elaborato da KAKU attraverso le SUPERSTRINGHE, capace di accedere al macro e vi assicuro al micro mondo quantistico. Potenzialmente il “MIO” Etere sarà in grado di mettere insieme le 4 leggi fisiche principali terrestri inquadrandole come l’effetto secondario di una CAUSA che Dimensionalmente si TROVA in un PRISMA di migliaia di anni fa .Lo so, per chi mi legge per la prima volta la cosa potrà essere piuttosto sconcertante , ma vi prego ancora un minimo di bontà nei miei confronti per potervi dire: E se questa scienza del passato si fosse voluta sintetizzare a livello simbolico che cosa degli ipotetici scienziati del passato avrebbero potuto inventare ?Vediamo, abbiamo a che fare con una “sostanza” intelligente in grado anche numericamente di sintetizzare la sua complessa etericità quindi questi ipotetici “scienziati” avrebbero potuto utilizzare l’ultimo momento Eterico, dalla nostra scienza non visto, costituito dalle 24 BRACCIA egizie , prima di esordire nel macro mondo stellare, dalla nostra scienza visto. SI avrebbero potuto farlo e lo hanno fatto. Essi infatti molto semplicemente per parlare della “LORO” scienza usavano tracciare nella pietra, oggi nel grano, TRE OTTO(888) come quelli presenti nel Labirinto di COllemaggio , tanto amati dal pio Celestino V. Fantasia ? Può darsi.  Ma stranamente alcuni decenni fa un povero, mesto, indiano Tamil, Srinivasa Ramanuian, grazie anche ai suggerimenti onirici della dea Namagiri, sconvolse il mondo della matematica occidentale gettando fra le tante cose, le basi teoriche ed equazionali di ciò che da li a poco, grazie all’immaginazione di due brillanti fisici, Schwarz eSusskin, sarebbe diventata l’unica teoria in grado di spiegare la nascita della materia a livello quantico. Unico problema rimasto irrisolto dallo stesso Kaku è costituito dal fatto che nessuno in questo momento a livello scientifico sa dare una spiegazione alla onnipresente presenza simmetrica di alcuni riferimenti numerici usati senza sosta dallo stesso Srinivasa.<br />
Tali riferimenti si potrebbero sintetizzare semplicemente con 8, TRE VOLTE 8 , o 24, forse per questo oggi le vibrazioni di una STRINGA BOSONICA continuano ad essere come aveva predetto Ramanuyan :”24”(F7).<br />
<strong>Un LABIRINTO messo nel CAPPELLO<br />
</strong>Ritorniamo un attimo al Labirinto celestiniano per dire: sbaglio o esso è costituito da TRE OTTO a loro volta costituiti da 6 cerchi intimamente uniti ma contestualmente suddivisi in cerchi concentrici? No non sbaglio! Sbaglio o il 21 Giugno di ogni anno il sole trasforma le informazioni eteriche del ROSONE, da me codificato, trasformandole in un SETTIMO CERCHIO suddiviso a livello luminoso allo stesso modo dei 6 cerchi in pietra? NO non sbaglio. Ebbene il Solstizio di Collemaggio fra le altre cose rappresenterà la “scienza” impossibile dei “miei” saggi, ma soprattutto lo schema dimensionale menzionato per la Lista Sumera dei Re. Ricordate? Sette RE ora Sette cerchi, ci siete? Spero di si perché è giunto il momento di parlavi di un controverso collaboratore spesso agli onori delle cronache di tutto il mondo per le sue avveniristiche teorie spaziali:Richard Hoagland.</p>
<div id="attachment_14143" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F.9.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-14143" title="F.9" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/F.9-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Fig. 9</p></div>
<p style="text-align: left;">
 Cosa ha fatto un giorno il geniale coadiutore Nasa (F.9) ha trasformato molto intelligentemente una simbologia bidimensionale costituita da una serie di cerchi concentrici in un insieme di riferimenti angolari capaci a loro volta di fare intendere come tale simbologia, usata da millenni nel mondo (vedi Stonhenge) non sia altro che la TRADUZIONE TRIDIMENSIONALE di un sistema geometrico di tipo Platonico. A questo punto mi rivolgo a voi archeologi ufficiali e faccio delle affermazioni chiare e decise: le seguenti:<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO corrisponde al LABIRINTO di COLLEMAGGIO al Solstizio<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO contiene la stessa valenza temporale della LISTA SUMERA dei RE<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO è un cappello quantistico<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO è in grado, se codificato come sopra suggerito, di rivelarsi un costrutto tridimensionale dalle spiccate capacità geometrico –platoniche .<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO ha in sé una spiegazione Eterica della materia che per quanto aborrita la scienza cerca senza sosta nelle profondità dello spazio.<br />
- Il CAPPELLO del GUERRIERO ha inciso nella sfericità che lo contraddistingue la testimonianza di una SCIENZA ALTRA che da Sempre l’uomo usa.<br />
Vi sto dicendo che quello non è solo un GUERRIERO è molto, molto di più, adesso sta a voi cari esperti decidere quanto , quanto a me io penso che se il Guerriero tornasse a CASA SUA in quel di CAPESTRANO a cui appartiene non sarebbe esattamente uno SBAGLIO.<br />
ECCO che cosa questa TERRA abruzzese, a cui sono stato dato in prestito ,è capace di “Custodire”e di far diventare, se amata.</p>
<p style="text-align: right;">Michele Proclamato</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2010/12/26/articolo14136/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gaetano Messineo: custode del patrimonio storico-archeologico in Abruzzo cui ha lasciato in eredità il suo amore e le sue scoperte</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2010/12/19/articolo13890/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2010/12/19/articolo13890/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 09:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=13890</guid>
		<description><![CDATA[Gaetano Messineo è stato riconosciuto tra i docenti più esperti del suo campo, grande archeologo e uomo libero. Un uomo colto e di straordinaria intelligenza venuto da Petralia Soprana, Sicilia, per insegnare ai romani quale sia il ruolo di un grande pubblico funzionario al servizio dello Stato. I suoi studi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/messineo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13891" title="Roma, area archeologica della villa di Livia" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/messineo-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Gaetano Messineo è stato riconosciuto tra i docenti più esperti del suo campo, grande archeologo e uomo libero.<br />
Un uomo colto e di straordinaria intelligenza venuto da Petralia Soprana, Sicilia, per insegnare ai romani quale sia il ruolo di un grande pubblico funzionario al servizio dello Stato.<span id="more-13890"></span><br />
I suoi studi sono stati condotti soprattutto sul campo: insieme a Carmelo Calci, coautore di numerosi testi sull’archeologia, Messineo nel 1984 intraprese la campagna di scavo a Villa Livia o a Villa di Prima Porta, sito archeologico di Roma corrispondente all’antica Villa di Livia Drusilla, moglie dell’Imperatore Augusto.<br />
Acquistò al prezzo di un appartamento un bene archeologico di estrema importanza per lo stato: l’Arco di Malborghetto e fece dell’antico casale che contiene le grandiose strutture dell’arco quadriportico, il quale celebrava la vittoria di Costantino su Massenzio a cavallo della Flaminia Antica, un museo esemplare ed un polo culturale con un giardino pubblico aperto a tutti facendo amare l’archeologia e la storia.<br />
Lui fu anche un urbanista e indicò ai suoi colleghi e allievi la strada della tutela archeologica innestata in una visione urbanistica dello sviluppo urbano ponendo attenzione per la Via Appia Antica, la Flaminia Antica, la Nomentana e la Salaria.<br />
Si devono al Messineo “ispettore” le sistemazioni dei grandi mausolei posti sulle principali arterie che dal Suburbio Romano confluivano nell’Urbe.<br />
Nel 1977 un convegno dedicato al centenario del prosciugamento del Fucino faceva il punto degli studi precedenti sulla Marsica con gli interventi di studiosi famosi, fra cui Gaetano Messineo che all’epoca lavorava per la Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo.<br />
Negli anni 80 del 900 rinvenne nella Necropoli di Arciprete, lungo l’asse stradale che dalle mura conduceva alla via costeggiante il lago, il resto di un mausoleo a podio o a torre in un nucleo di opera cementizia a base quadrata. (si veda Messineo-Grossi, 1991, p. 371).<br />
Aquilano di adozione è stato professore associato di Archeologia e Storia dell’Arte Greca e Romana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi dell’Aquila e responsabile del Museo Nazionale di Storia e Arte Orientale di Roma.<br />
La sua stanza era un “salotto aperto” sempre pieno dei suoi studenti, colleghi e amici.<br />
Durante l’Anno Paolino partecipò alla conferenza promossa dal Professor Redi e dalla Cattedra di Archeologia Medievale per l’inaugurazione della Chiesa di San Paolo restaurata e aperta al pubblico dopo le diverse campagne di scavo e conquistò altresì il pubblico in occasione della Giornata di Studio dedicata sempre alla stessa Pieve l’8 maggio 2008 con un intervento dedicato alla missione di San Paolo, “Apostolo delle Genti&#8221;.<br />
Nei suoi racconti trovava sempre uno spazio per la sua amata Calascio dove aveva trovato dimora e per la cui valorizzazione promosse una serie di iniziative, come lo scavo nella necropoli arcaica di Pesatro, a Colle San Marco.<br />
Realtà immersa nel verde delle colline, nel punto di incontro tra Ofena, Castel del Monte e Calascio, dove il silenzio è interrotto solo dal rumore del vento e da qualche grifone. Qui gli archeologi sono riusciti a individuare una delle più vaste “città dei morti” di epoca arcaica in Abruzzo, la cui caratteristica doveva essere proprio quella della pietra. La necropoli, che risale a più di tremila anni fa, era composta da centinaia di tombe di tumulo, con coperture di lastre lapidee, più o meno lavorate. Lo scavo nella zona fu diretto proprio da Gaetano, e si avvalse della collaborazione di alcuni archeologi volontari di Roma e dell’esperto Fulvio Giustizia. Le indagini nella zona presero il via nel 1975, grazie alla Soprintendenza, ma allora non portarono a grandi risultati, Il Professor Messineo, dopo 32 anni, quell’estate tornò sul posto. I lavori si soffermarono in un primo momento sulla necropoli romana che sorge in Località Fontevecchia e, da quell’anno, sulla necropoli più antica, di epoca arcaica, a Pesatro, la collina di fronte all’insediamento romano. Nel 2007 fu indagata la necropoli romana, alle pendici meridionali di Colle San Marco. Da subito gli archeologi fecero i conti con una brutta sorpresa: i luoghi che erano stati tralasciati dagli scavi per più di trent’anni si erano trasformati in oggetto di ricchi bottini da parte dei tombaroli. Nella zona, grazie alla cura e alla perizia messa in pratica da Messineo nel corso dell’indagine, furono riconosciute e sgombrate quattro tombe a camera quadrangolari con pareti di pietra, tutte già svuotate dai clandestini. All’interno, infatti, non c’era quasi niente. Per fortuna, erano sfuggiti all’attenzione dei tombaroli qualche importante frammento di osso lavorato (che probabilmente faceva parte di letti simili a quelli di fossa) dei calzari risalenti all’epoca del Guerriero di Capestrano, pedine da gioco in pietra, dadi in osso, vasetti per unguenti di ceramica romana, inoltre, vennero alla luce numerosi frammenti di ceramica preistorica che attestarono un insediamento dell’Età del Bronzo (XII secolo avanti Cristo), proprio nella Piana tra Colle San Marco e Pesatro.<br />
Gli elogi per questa campagna di scavo arrivarono sia ben presto da parte della stampa locale e in sede del Convegno che si tenne nel novembre dello stesso anno nel Castello Orsini Colonna di Avezzano a cura di Vincenzo d’Ercole della Soprintendenza e Università di Chieti e dell’Archeoclub della Marsica.<br />
Nell’estate del 2008 inoltre, in accolito con l’Università degli Studi dell’Aquila, diede il via una campagna di ispezione archeologica a Petralia, il suo paese natale, alla ricerca dell’antica città di Petra: ricerche volte a svelare le origini dei centri abitati delle Petralie dopo la fase preistorica documentata dalla Grotta del Vecchiuzzo di Petralia Sottana. La seconda campagna di scavo condotta l’estate seguente fu diretta dal suo valido amico e collaboratore Emanuele Di Giampaolo, perché la salute del Professore manifestava già qualche sintomo di debolezza.<br />
Sempre attento all’attualità non disdegnò, nel novembre 2008, l’invito dell’Associazione Culturale Impronta L’Aquila ONLUS nella settimana dedicata ai Diritti dell’Uomo coinvolgendo il suo staff per trattare della “Violazione dei diritti nel mondo antico: il caso di Lemno”.<br />
Si prese a cuore il caso del Museo di San Giuliano per il quale evitò la chiusura. Sul volto dei frati, ormai anziani per gestire quella struttura, tornò grazie a lui il sorriso: da allora e fino alla prematura scomparsa del professore nel giugno scorso, non si sentirono più soli nella “missione” di salvare il loro tesoro.  Padre Candido Bafile, Legale Rappresentante dei Frati Minori d’Abruzzo, firmò la convenzione con l’Università per la gestione congiunta del patrimonio culturale del Convento di San Giuliano. Una firma che scongiurò la possibilità della chiusura definitiva del Museo di Scienze Naturali ed Umane che all’epoca rimase per un po’ inattivo, la struttura, gestita a lungo dai frati, con la direzione del compianto Padre Gabriele Marini, scomparso durante le fasi dell’istruttoria, era stata affidata a una cooperativa che, non ricevendo alcun finanziamento stava per chiudere i battenti. Il Professore però grazie alla convenzione triennale(ma rinnovabili) per lo svolgimento di attività didattiche, scientifiche, di ricerca e di valorizzazione culturale del museo e della biblioteca.<br />
Il docente di archeologia classica programmò conferenze sul mondo antico che si sarebbero svolte di sabato, ignaro di un destino maldestro verso di lui e verso la sua amata città che li vide uniti e testimoni di una tragedia annunciata: il terremoto prima e la sua scomparsa un anno dopo.<br />
Si tenne però l’incontro per inaugurare “la rinascita culturale del convento” il 26 febbraio 2009 con una relazione sulla storia della “vera croce” in collaborazione con l’Ente Provincia dei Frati Minori d’Abruzzo, l’Archeoclub d’Italia, la cooperativa Aquilarte, il Gruppo di Pronatura e l’Associazione Culturale Impronta L’Aquila ONLUS. Il professor Messineo ripercorse le vicende storiche del simbolo della Croce, dai primi secoli della cristianità, fino all’Alto Medioevo; particolare risalto è stato dato alla vicenda che vide l’Imperatrice Elena, madre di Costantino il Grande, impegnata nella ricerca della Vera Croce, ossia quella sulla quale fu crocifisso Gesu’Cristo. Si parlò inoltre delle vicende delle reliquie della Croce in Terra Santa e a Costantinopoli e, infine di quelle conservate a Roma, in Santa Croce in Gerusalemme. La storia fu ricostruita anche attraverso la proiezione di immagini, accompagnate dalle letture dei suoi ragazzi.<br />
L’entusiasmo e la dedizione da lui mostrati per la propria disciplina ha da sempre conquistato tutti.<br />
Lo abbiamo conosciuto, lo abbiamo amato, ci mancherà.</p>
<p>                                                                                                                                                                                                             Francesca Ranieri</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2010/12/19/articolo13890/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crolli da marketing</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2010/12/02/articolo13238/</link>
		<comments>http://www.improntalaquila.org/2010/12/02/articolo13238/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 14:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.org/?p=13238</guid>
		<description><![CDATA[In due secoli e mezzo di gestione del sito, cose così gravi non se ne erano viste. Siamo a sette crolli in un anno, di cui cinque solo nell’ultimo mese. Ciononostante le parole d’ordine dettate dal ministro sembrano essere ancora una volta minimizzare, dire che si tratta di strutture in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/pompei.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13239" title="pompei" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/12/pompei.jpg" alt="" width="287" height="176" /></a>In due secoli e mezzo di gestione del sito, cose così gravi non se ne erano viste. Siamo a sette crolli in un anno, di cui cinque solo nell’ultimo mese. Ciononostante le parole d’ordine dettate dal ministro sembrano essere ancora una volta minimizzare, dire che si tratta di strutture in gran parte ricostruite, dare la colpa alla pioggia, millantare l’inevitabilità, invocare la privatizzazione come ricetta per risolvere ogni male. <span id="more-13238"></span>Funzionale al governo ed ai suoi orientamenti, in ogni caso: terremoti, inondazioni, immondizia. Il crollo più grave quella della “casa dei gladiatori”, meno di un mese fa, l’ultimo dei giorni scorsi:   la caduta di parte degli affreschi della facciata dell’officina infectoria, la cosiddetta  “tintoria con fornace”, sempre su Via dell’Abbondanza, a pochi passi dalla casa dei gladiatori. Dopo il crollo del 6 novembre, che ha colpito in modo grave l ’unico edificio del genere rimastoci  del  mondo romano, il ministro, che dice in televisione che non esistono responsabilità ma che è tutto conseguenza del “sistema fragile” che compone il sito,  ha anche nominato una supercommissione di esperti, tutti in realtà già con un ruolo di primissima responsabilità all’interno del ministero. La realtà è ben diversa da quella che ci racconta il ministro e ce la illustra su Terra il Presidente della’Associazione Archeologi, uno che ne capisce e che dichiara: “la colpa di questi crolli e dell’escalation del degrado di Pompei è solo la mancanza di manutenzione ordinaria, effetto dei tagli in bilancio operati da Tremonti e della dissennata scelta di spendere a Pompei 79 milioni di euro in apparenza ed effetti speciali, invece di pensare innanzitutto alla salvaguardia del sito: soldi finiti nella realizzazione del cantiere-evento della Casa dei Casti Amanti, negli spettacoli estivi al Teatro Grande e nell’installazione di ologrammi nella domus di Giulio Polibio”. Il patrimonio archeologico ha bisogno di attenzioni continue. Nel caso di Pompei si tratta di un’intera città che necessita di restauri e manutenzione costante e la Soprintendenza ha in organico solo tre restauratori e meno di dieci archeologi, a fronte di oltre 500 custodi. Molti edifici hanno strutture a più piani; sono case complete di dipinti e mosaici che hanno 2000 anni e vanno curate, altrimenti crollano, vuoi perché il terreno di aree limitrofe è ancora da scavare e grava contro le murature perimetrali (un terzo dell’antica città di Pompei è ancora da mettere in luce), vuoi perché i solai in cemento armato, realizzati nel secolo scorso, sovraccaricano le murature antiche. Certo, la perdita &#8220;Schola Armaturarum Juventus Pompeiani&#8221;, che era la palestra degli atleti dell’antica città romana dove furono rinvenute durante gli scavi molte armature adagiate su scaffali ed ora è ridotta ad un cumulo di macerie è un fatto grave; ma soprattutto bisognerebbe riflettere sul fatto che la perdita ancora più grande e silenziosa ed è costituita dai chilometri di mosaici, dipinti, intonaci e stucchi decorati che, lasciati all’incuria e all’acqua piovana, si sbriciolano, sbiadiscono al sole, svaniscono, finché i nostri siti archeologici si trasformano in campi di gramigna. E’ una perdita muta e incessante,  che si può riscontrare percorrendo un qualunque sito archeologico e confrontando lo stato attuale con le foto di scavo e che generano vergogna dentro e fiori dai confini nazionali. In molti, tra cui Fulvio Bufi del Corriere della Sera, ritengono che il crollo della Domus dei Gladiatori (e gli altri) è un disastro contuiativo che ha un colpevole: la Protezione civile ed il Commissariamento, una gestione miope in cui l’archeologia e la tutela del patrimonio sono state accantonate in nome del marketing. La causa sarebbe quindi una gestione che sottrae risorse al restauro e alla manutenzione. Buona parte del patrimonio archeologico nazionale necessiterebbe solo di una maggior cura, di prevenzione, manutenzione e interventi di restauro da effettuare prima di arrivare alle situazioni di emergenza ed ai crolli. Il marketing intorno ai beni culturali, dovrebbe essere il modo per recuperare maggiori risorse da investire nella manutenzione e nei restauri. Il problema è che la manutenzione non fa notizia, non porta un ritorno d’immagine immediato, è un’azione silenziosa con frutti che si vedono nel tempo. Per questo interessa ben poco alla nostra classe politica, che preferisce dirottare i fondi su grandi mostre, su restauri di edifici simbolo, come il Colosseo, e su tutto ciò che porta subito lustro e consenso, rinunciando così, irreparabilmente, alla manutenzione ordinaria del patrimonio diffuso sul territorio. Come dicono in molti (e noi dovremmo tendere le orecchie attendendo l’avvio della ricostruzione vera), il problema vero è ribadire la centralità della conservazione, della prevenzione e della manutenzione. Vanno valorizzate le professionalità: archeologi, restauratori, architetti e storici, operai di scavo e disegnatori. Servono appalti trasparenti in un reale regime di libera concorrenza tra professionisti e tra imprese qualificate che garantiscano un livello di qualità alto degli interventi, attraverso leggi volte agli interessi della tutela e non a quelli del mondo imprenditoriale, senza soggiacere a logiche sindacali compiacenti ed ai dettami del mondo della politica, poiché questi sono i veri mali che portano all’incuria ed ai crolli, non la pioggia o il cemento. Ma non mi pare che il “governo del fare” si sia mai orientato in tal senso. Secondo la Soprintendente Jeannette Papadopoulos i crolli sono &#8220;possibili&#8221; e non devono destare allarmismi: &#8220;Si tratta di episodi possibili nel corso della vita di un vasto sito archeologico di duemila anni, soprattutto in condizioni climatiche come quelle di questi giorni e che non devono generare alcun allarmismo o generare casi sensazionalistici&#8221;. Solo ieri c&#8217;era stato il crollo di un muretto grezzo di sei-sette metri nel giardino della Casa del Moralista. Riferendosi a questo cedimento il ministro Bondi ha precisato: &#8220;Non c&#8217;è stato un crollo&#8221;, ma soltanto il &#8220;cedimento di un tratto di muro rifatto nel dopoguerra&#8221;.Il fatto è che non si fa nulla per impedire i crolli e le sparizioni nel silenzio di gioielli di storia che documentano la capacità umana e si continua a dire che, poiché va tuto bene, le cose debbono continuare così. Una metafora sgangherata ed amara della maniera che il governo ha di procedere, negando tutto, soprattutto ciò che è vero. Infine, poiché crediamo che il futuro di una Nazione dipenda soprattutto da quanto un Paese vuole e riesce a investire su cultura e sui giovani, non vediamo futuro per l’Italia, finchè sarà in sella un tal tipo di governo. Questa maggioranza che guarda con disgusto alla cultura, che continua, per dirla con  Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, l&#8217;associazione di cultura politica vicina a Benedetto Della Vedova e a Futuro e Libertà, ad essere garantista con i potenti e giustizialista con i pezzenti, questa maggioranza che promette davanti alle telecamere e non mantiene nei fatti reali, va rispedita a casa e al più presto.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.improntalaquila.org/2010/12/02/articolo13238/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Dynamic Page Served (once) in 2.792 seconds -->

