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	<title>L&#039;Impronta L&#039;Aquila &#187; Post di EconoMia &amp; Finanza</title>
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		<title>Gender gap: la situazione in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 13:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post di EconoMia & Finanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ogni anno quando arrivo l&#8217;8 marzo sembra che magicamente tutti si sveglino da un lungo sogno. Le persone parlano di parità e rispetto. La classe dirigente inneggia all&#8217;impegno sociale all&#8217;eliminazione del gender gap. I mariti corrono ad arricchire le tasche dei fioristi e le mogli quelle dei ristoratori. Poi arriva [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.improntalaquila.org/2010/gender-gap-la-situazione-in-italia-5178.html">Gender gap: la situazione in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.improntalaquila.org">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #141413;"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/05/sriimg20080723_9362102_1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5179" title="sriimg20080723_9362102_1" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/05/sriimg20080723_9362102_1.gif" alt="" width="178" height="134" /></a>Ogni anno quando arrivo l&#8217;8 marzo sembra che magicamente tutti si sveglino da un lungo sogno. Le persone parlano di parità e rispetto. La classe dirigente inneggia all&#8217;impegno sociale all&#8217;eliminazione del gender gap. I mariti corrono ad arricchire le tasche dei fioristi e le mogli quelle dei ristoratori. Poi arriva il 9 … e il sonno ricomincia! Le differenze? Quelle rimangono<span id="more-5178"></span></span><span style="color: #141413;"><strong>Occupazione e disoccupazione. </strong></span><span style="color: #141413;">Osservate la tabella di seguito</span></p>
<dl>
<dl>
<dl>
<dl>
<dd>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" width="327" rules="cols" bordercolor="#000000">
<colgroup span="1">
<col span="1" width="101"></col>
<col span="1" width="209"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="101"> </td>
<td width="209"><span style="font-size: x-small;">Tasso occupazione (2009)</span></p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><em>- individui tra i 15 e i 64 anni -</em></span></td>
</tr>
<tr valign="top">
<td width="101"><span style="font-size: x-small;">Donne </span></td>
<td width="209"><span style="font-size: x-small;">47,00%</span></td>
</tr>
</tbody>
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="101"><span style="font-size: x-small;">Uomini</span></td>
<td width="209"><span style="font-size: x-small;">71,00%</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</dd>
</dl>
</dl>
</dl>
</dl>
<p> <span style="color: #141413;">Notate la differenza? E già&#8230;. parliamo di ben 24 punti percentuali! Per meglio comprendere il ritardo che vi è nel nostro paese si deve fare riferimento agli obiettivi stabiliti dal Consiglio europeo di Lisbona: tasso occupazione femminile pari a 60% da raggiungere entro nel 2010. Non è difficile dire&#8230; mission impossible!</span></p>
<p><span style="color: #141413;">Ma la sapete una cosa? Anche il tasso di disoccupazione tra la popolazione femminile è diminuito. A differenza di quanto si potrebbe a prima vista pensare, questo calo è un forte segnale di sfiducia e rinuncia. Le donne smettono di cercare lavoro perché convinte di non trovarne passando così dalla condizione di </span><span style="color: #141413;"><em>disoccupata</em></span><span style="color: #141413;"> a quella di </span><span style="color: #141413;"><em>inattiva.</em></span><span style="color: #141413;"> </span></p>
<p><strong>Differenza di salario: gender wage gap. </strong><span style="color: #000000;">Ieri, giovedì 15 aprile, si è celebrato il Equal Pay Day, ossia la giornata della parità salariale tra uomini e donne. Ma com&#8217;è la situazione attuale? </span><span style="color: #000000;">L&#8217; Italia presenta un differenziale del 4,9% rispetto al 18% della media europea e per questo risulta lo scarto minore. Uno sguardo superficiale alla differenza salariale tra generi nel nostro paese conduce a conclusioni fuorvianti. Le donne italiane, infatti, tendono a lavorare meno ore rispetto agli uomini, scegliendo orari di lavoro più corti, sono maggiormente occupate in contratti part-time e meno disponibili al lavoro straordinario. Se consideriamo il reddito lordo annuo, le lavoratrici percepiscono tra il 50 e il 70% di ciò che guadagnano annualmente gli uomini. Le difficoltà che le donne incontrano nel mondo del lavoro si traducono in un minor reddito complessivo, in minori contributi previdenziali, perciò minori pensioni future, oltre ad una ridotta autonomia economica della famiglia.</span></p>
<p><span style="color: #141413;"><strong>Quali sono gli strumenti giusti? </strong></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Il nostro sistema di welfare, sicuramente generoso, appare ancora troppo sbilanciato verso la spesa pensionistica e ancora limitate sono le risorse destinate alla famiglia. Si fa ancora grande ricorso ai legami intergenerazionali e alla loro promozione invece di mettere in atto interventi diretti all&#8217;infanzia, alla disabilità e alla famiglia. Politiche incentrate sulla conciliazione tra impegni lavorativi e personali, sussidi agli asili nido, maggiore flessibilità negli orari di lavoro possono dare un interessante impulso positivo alla situazione occupazionale delle donne. Proprio in tema di strutture per la prima infanzia l&#8217;obiettivo stabilito dal già citato Consiglio di Lisbona di 33 posti ogni 100 bambini è lontano dall&#8217;essere raggiunto, in Italia (il cui dato si attesta intorno al 23%, con importanti differenze tra le regioni del nord e quelle del sud) così come nel resto dell&#8217;Europa. </span></span></p>
<p><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;"><strong>Gli effetti di un cambiamento di rotta? </strong></span></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Molti studi europei mostrano come minori squilibri di genere, riguardanti sia l&#8217;occupazione sia il livello retributivo, permettono una maggiore crescita economica e un aumento della natalità. </span></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Un&#8217;aumento dell&#8217;occupazione femminile rende necessario lo sviluppo di un mercato dei servizi di cura precedentemente effettuati in maniera informale. Questo porta alla creazione di nuovi posti di lavoro e ad un ulteriore stimolo positivo sulla natalità.  </span></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Ma gli effetti sul PIL? Secondo una ricerca svolta da Goldman Sachs l&#8217;assenza di </span></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;"><em>gender gap</em></span></span><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;"> potrebbe portare ad un aumento del PIL pari a circa 13% nella zona euro e 22% nella sola Italia.</span></span></p>
<p><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;"><strong>Ma non è solo equità. </strong></span></span>Ogni volta che si discute di condizione femminile si cade nella trappola di concentrarsi esclusivamente sulle pari opportunità tra generi e sull&#8217;equità nei trattamenti. Non si deve dimenticare, infatti, che la necessità di una maggiore integrazione della popolazione femminile risponde anche a principi di efficienza economica.</p>
<p><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Da qui nasce il </span></span><span style="color: #141413;">concetto di </span><span style="color: #141413;"><em>Womenomics</em></span><span style="color: #141413;"> introdotto per la prima volta nel 2005 da Kathy Matsui, analista di Goldman Sachs, e venne ripreso l&#8217;anno successivo da</span><span style="color: #141413;"><em> The Economist</em></span><span style="color: #141413;"> per esplicare l&#8217;idea che il motore più importante dello sviluppo mondiale sarebbe rappresentato dal lavoro femminile. </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">Elisa Ghione</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #141413;"><span style="font-family: Times-Roman, Times New Roman, serif;">economia.iobloggo</span></span></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.improntalaquila.org/2010/gender-gap-la-situazione-in-italia-5178.html">Gender gap: la situazione in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.improntalaquila.org">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Redditometro: la nuova (vecchia) arma del Fisco</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2010/redditometro-la-nuova-vecchia-arma-del-fisco-5081.html</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 18:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Post di EconoMia & Finanza]]></category>

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		<description><![CDATA[<p> Vista la grande attualità del tema, nell&#8217;ambito della sezione dedicata al fisco, ho deciso di dedicare alcuni articoli all&#8217;accertamento tributario. Il tema è molto vasto quindi non ho assolutamente la presunzione di trattarlo in modo esaustivo. Per esposizioni complete esistono innumerevoli libri ed articoli di riviste scritti da illustri studiosi [...]</p><p>L'articolo <a href="http://www.improntalaquila.org/2010/redditometro-la-nuova-vecchia-arma-del-fisco-5081.html">Redditometro: la nuova (vecchia) arma del Fisco</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.improntalaquila.org">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/04/fisco-in-arrivo-i-controlli-con-il-redditometro1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5083" title="fisco-in-arrivo-i-controlli-con-il-redditometro" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/04/fisco-in-arrivo-i-controlli-con-il-redditometro1.jpg" alt="" width="200" height="245" /></a> <span style="font-size: small;">Vista la grande attualità del tema, nell&#8217;ambito della sezione dedicata al fisco, ho deciso di dedicare alcuni articoli all&#8217;accertamento tributario. Il tema è molto vasto quindi non ho assolutamente la presunzione di trattarlo in modo esaustivo. Per esposizioni complete esistono innumerevoli libri ed articoli di riviste scritti da illustri studiosi e professionisti del settore. <span id="more-5081"></span><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/04/fisco-in-arrivo-i-controlli-con-il-redditometro.jpg"></a>Per quanto mi riguarda vorrei fornire solo alcuni concetti fondamentali che consentano, anche al semplice privato cittadino, di avere una conoscenza base degli strumenti e di sapere preventivamente come difendersi da un accertamento. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">D’altra parte, il tema penso sia di interesse generale visto che l’Amministrazione Finanziaria in questo periodo sta inviando ai contribuenti migliaia di avvisi, volti a rettificare i redditi dichiarati in anni passati, facendo spesso riferimento a metodi di accertamento basati su presunzioni. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma andiamo per ordine. Prima di iniziare ad entrare nel dettaglio faccio una brevissima premessa teorica per inquadrare il tema del post. Quando si parla di accertamento tributario ci si riferisce ad un complesso di atti e di strumenti che l’Amministrazione finanziaria utilizza per verificare che il contribuente abbia assolto correttamente all’obbligo impositivo. Ricordo che nel nostro Paese vige un sistema di “auto-tassazione” secondo il quale i contribuenti dichiarano volontariamente i propri redditi, all’interno dei vari modelli dichiarativi previsti (730, Unico, etc.), liquidando in modo autonomo l’imposta dovuta. L’Amministrazione Finanziaria svolge l’attività di controllo sull’applicazione delle norme tributarie, al fine di accertare eventuali anomalie e di procedere in tal caso a richiedere le maggiori imposte dovute, maggiorate degli interessi e delle sanzioni.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’attività di accertamento dell’Amministrazione Finanziaria viene condotta con strumenti che si differenziano a seconda della tipologia di contribuente coinvolto (persona fisica privata, lavoratore autonomo, impresa, etc.). Per quanto riguarda le persone fisiche, oggetto del presente articolo, tralasciando il caso nel quale non sia stata presentata (o sia nulla) la dichiarazione dei redditi, il fisco può procedere a verificare la correttezza dei dati dichiarati con modalità analitica o sintetica. Con la prima si intende l’azione volta a verificare la correttezza degli importi indicati nelle singole categorie reddituali previste in dichiarazione (redditi fondiari, da lavoro dipendente, d’impresa, di capitali, etc.). Con la seconda ci si riferisce invece ad un controllo effettuato sull’importo complessivo del reddito dichiarato (per questo sintetico) dal contribuente attraverso il ricorso ad uno strumento denominato “redditometro”.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il “redditometro” rappresenta uno strumento di accertamento sintetico del reddito, applicabile alle persone fisiche, che prende in considerazione le spese di gestione e di acquisto sostenute per particolari beni e servizi, individuati da un apposito decreto ministeriale del 1992 e considerati rappresentativi di una certa capacità contributiva (es. automobili, navi, aereomobili, immobili, cavalli, prestazioni di domestici, particolari polizze assicurative, etc.). </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il concetto alla base dello strumento è semplice: se, per esempio, il contribuente possiede un auto di media cilindrata e si avvale della prestazione di un domestico, si presume che il suo reddito non possa essere inferiore ad una determinata soglia minima, in quanto il solo godimento di questi beni/servizi presuppone una certa spesa di gestione e di mantenimento e quindi un tenore di vita del contribuente adeguato. Di conseguenza se il reddito dichiarato risulta inferiore di oltre un quarto alla soglia determinata con il redditometro per almeno 2 periodi di imposta, l’Amministrazione Finanziaria è legittimata ad accertare il maggior reddito al contribuente. Tecnicamente si parla di una “presunzione semplice” a favore dell’Amministrazione Finanziaria, la quale deduce da un fatto certo (il possesso di uno dei beni che ho citato in precedenza) un fatto incerto (l’esistenza di un reddito non dichiarato). </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Spetterà quindi al contribuente fornire la prova contraria, dimostrando di non aver effettivamente conseguito il reddito che gli è stato attribuito dal fisco con il “redditometro”.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il contribuente, al fine di disconoscere il maggior reddito presunto attribuito dal fisco dovrà dimostrare che l’acquisto e/o il mantenimento dei citati beni è stato finanziato in tutto o in parte con:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo d’imposta: ad esempio, con interessi derivanti dal possesso di titoli finanziari, i quali sono soggetti ad una ritenuta alla fonte a titolo definitivo e che non vanno quindi inseriti nella dichiarazione dei redditi;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- smobilizzi patrimoniali: cioè denaro ottenuto dalla cessione di beni in possesso del contribuente che per questo non costituisce reddito creato;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- indebitamento: accendendo un finanziamento e non utilizzando denaro proprio;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- somme derivanti da vincite, eredità, donazioni, etc.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">A questo proposito tengo a sottolineare che quando si compiono operazioni che rientrano nell’ambito d’azione del redditometro (acquisti di auto, immobili, etc.) è importantissimo raccogliere preventivamente una buona documentazione che consenta, in caso di accertamento del fisco, un’efficacie difesa. E’ necessario conservare tutti quei documenti (estratto conti, atti di donazione, contratti di finanziamento, etc.) che consentano di provare che l’acquisto e la gestione del bene indice per il redditometro sono stati finanziati in parte con i redditi che ho appena elencato.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">In conclusione, oltre alla raccolta e alla conservazione della documentazione, bisogna tenere presente che:</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- l&#8217;avviso di accertamento basato sul ricorso al &#8220;redditometro&#8221; è normalmente preceduto dall’invio di un questionario al contribuente volto a raccogliere informazioni sul suo conto al fine di individuare eventuali situazioni che giustifichino la sua spese “anomala”. Ritengo importante che il contribuente risponda al questionario, sia per evitare eventualmente l’emissione dell&#8217;avviso, sia perché in caso di successiva instaurazione del contenzioso (contestando la cartella in Commissione tributaria), la risposta al questionario costituisce un atto di collaborazione del contribuente che può influire positivamente sulla decisione finale del giudice;</span></p>
<p><span style="font-size: small;">- è necessario valutare caso per caso come comportarsi. Nel momento in cui viene notificata l&#8217;avviso di accertamento il contribuente si trova di fronte a 3 possibili soluzioni: accettare quanto contestato dal fisco e procedere al pagamento, beneficiando di una riduzione delle sanzioni ad 1/8; promuovere un’attività di contraddittorio e conciliazione con il fisco (tecnicamente si parla di accertamento con adesione), al fine di pervenire ad un accordo che riduca parzialmente la pretesa dell’Amministrazione Finanziaria; fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale per sostenere davanti al giudice l’inesistenza di redditi non dichiarati.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Naturalmente bisognerà effettuare una valutazione del singolo caso al fine di individuare la via più “conveniente” da seguire. Ricordo che dalla fine di quest’anno probabilmente entrerà a regime il nuovo “redditometro” che comprenderà un insieme molto più variegato di fatti indice (frequentazione di palestre e scuole private, viaggi, centri salute, etc.) e che amplierà di molto il raggio d’azione dello strumento.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: small;"><em>Mirco Gazzera</em></span></p>
<h6 style="text-align: right;">economia.iobloggo</h6>
<p>L'articolo <a href="http://www.improntalaquila.org/2010/redditometro-la-nuova-vecchia-arma-del-fisco-5081.html">Redditometro: la nuova (vecchia) arma del Fisco</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.improntalaquila.org">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>]]></content:encoded>
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