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	<title>L&#039;Impronta L&#039;Aquila &#187; Cultura e Spettacolo</title>
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	<description>Quotidiano on-line dell&#039;Associazione Culturale L&#039;Impronta</description>
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		<title>Giovanni Allevi: da studente ‘sfigato’ a laureato dell’anno</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovanni Allevi, “da ex studente sfigato” a “Laureato dell’anno”. È così che il grande pianista marchigiano di fama internazionale si definisce in un&#8217;intervista concessa al quotidiano Universita.it, il sito di informazione universitaria,  in occasione del ritiro di un premio che l’artista ha ricevuto dall&#8217;Università degli Studi di Macerata. «Laureato dell&#8217;anno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Giovanni Allevi, “da ex studente sfigato” a “Laureato dell’anno”. È così che il grande pianista marchigiano di fama internazionale si definisce in un&#8217;intervista concessa al quotidiano Universita.it, il sito di informazione universitaria,  in occasione del ritiro di un premio che l’artista ha ricevuto dall&#8217;Università degli Studi di Macerata.</p>
<p><em>«Laureato dell&#8217;anno, ne sono più che onorato!» </em>Afferma Allevi, «<em>eppure»</em>, rispondendo alle ultime polemiche del viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali, Michel Martone che ha definito “sfigato” chi a 28 anni ancora non si è laureato<em>,« anche io lo sono stato, ma evidentemente anche un ex studente &#8220;sfigato&#8221; come me, può ricevere il Premio Laureato dell&#8217;anno!»<br />
</em>Allevi ha poi consigliato ai giovani di affrontare la crisi con mentalità aperta e creatività.<br />
Per il musicista è fondamentale avere una nuova visione del mondo ed<em> “entrare presto in contatto con le proprie aspirazioni per usare la propria creatività senza cedere alla tentazione di aspettarsi che qualcosa cada dall&#8217;alto”. </em></p>
<p>Nell’intervista il pianista ricorda gli anni dell’università «<em>non sostenevo agli esami se non ero preparatissimo, forse oggi affronterei l&#8217;Università con meno preoccupazione, perché la vita vera inizia dopo.”</em><br />
Ha poi aggiunto che in Italia<em> </em>il diritto allo studio non è sufficientemente rispettato, e che spesso i giovani sono scoraggiati nell’inseguire i loro sogni <em>“ci vuole molta determinazione per realizzare i propri desideri, io facevo otto ore di treno per andare a lezione, non penso possano esserci ostacoli reali alla volontà di realizzare un sogno, come lo è stato per me il pianoforte”</em></p>
<p>Allevi si sofferma infine sulle difficili condizioni attuali dello studente italiano, che molto spesso è costretto ad andare all&#8217;estero in cerca di lavoro e opportunità «<em>due anni fa, il giorno prima del mio concerto a Zurigo, incontrai per caso un ragazzo molto timido e mingherlino- </em>racconta Allevi<em> &#8211; quando gli chiesi cosa facesse, mi rispose che la sua sfida quotidiana nel laboratorio di ricerca in cui lavorava era quella di trovare il modo di far comunicare un cip elettronico e una cellula nervosa perché dalla loro interazione potevano nascere progressi importanti in campo medico. “E’ la mia ossessione”, mi disse. Capiì che anche il sacrificio di stare lontano da casa per lui aveva un senso, tuttora mi auguro che il suo sogno possa diventare realtà!”.</em></p>
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		<title>“La Città invisibile”  incontra il grande pubblico</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong><em>La città invisibile</em></strong>”, lungometraggio di <strong>Giuseppe Tandoi</strong>, sta per incontrare il grande pubblico grazie alla distribuzione nelle edicole e librerie di tutta Italia con una primaria Casa editrice che ha creduto d’investire sull’opera prima d’un giovane pugliese di talento formatosi all’Aquila, all’<strong>Accademia dell’Immagine</strong>. Il film, girato nell’autunno 2009 (settembre e ottobre) ma concepito qualche settimana dopo il tragico terremoto che il 6 aprile ha sconvolto il capoluogo abruzzese, ha già ricevuto molti apprezzamenti di pubblico e di critica, come al <strong>Festival </strong><strong>del Cinema Europeo</strong> di <strong>Lecce</strong>, e premiato nel 2011 quale <strong>Migliore Opera Prima</strong> al <strong>“<em>Mirabile</em> <em>Dictu</em>” International Catholic Film Festival</strong>, sotto l&#8217;alto patronato del Pontificio Consiglio della Cultura. Con la direzione artistica di <strong>Liana Marabini</strong>, la cerimonia di premiazione si è svolta nel maggio dello scorso anno presso l’Auditorium della Conciliazione a<strong> Roma</strong>, con il verdetto della giuria presieduta da <strong>Andrea Piersanti</strong> e composta da Carlo Degli Esposti, Gianni Quaranta, mons. Franco Perazzolo, Maria Pia Ruspoli e Michèle Navadic, che ha tributato il riconoscimento ex aequo a “<em>La città invisibile</em>” di <strong>Giuseppe Tandoi</strong> (2010), storia d’amore ambientata a L’Aquila post terremoto, e a “<em>L’uomo del grano</em> “ di <strong>Giancarlo Baudena</strong> (2009), biografia di <strong>Nazareno Strampelli</strong> (1866-1942), genetista marchigiano che riuscì ad aumentare enormemente la capacità produttiva dei terreni coltivati a grano, infliggendo così un duro colpo alla fame nel mondo. <strong>Il cardinale</strong> <strong>Gianfranco Ravasi</strong>, presidente del comitato d’onore del Festival, nella lettera di saluto ha annotato: “<em>Lo scopo di questo Festival del cinema, al quale il Pontificio Consiglio della Cultura ha voluto accordare il suo patrocinio, è la promozione dei valori morali universali e di modelli costruttivi di comportamento. In molti Paesi è stato il cinema, assieme alla televisione, il principale prototipo di un’evoluzione culturale la cui importanza possiamo appena intuire. È’ proprio questa capacità della settima arte che la rende uno strumento efficace al servizio della diffusione del Vero, del Buono e del Bello”</em>.</p>
<p>Ma non credo al promettente regista mancheranno altri riconoscimenti per questo film denso di emozioni, nel quale Tandoi s’avvale della collaborazione di alcuni valenti giovani usciti dall’Accademia dell’Immagine e dalla Scuola Nazionale di Cinema insieme ad affermati professionisti, come pure d’un cast di tutto rispetto. <strong>Giuseppe Tandoi</strong> è un giovane dalle straordinarie sensibilità, un “mite” destinato evangelicamente a “ereditare la terra”, dotato di tanta delicata gentilezza del tratto quanto d’altrettanta eccezionale determinazione, coraggioso e tenace, se è riuscito con le sole sue forze a realizzare un’opera non semplice per le condizioni del contesto &#8211; L’Aquila devastata dal sisma &#8211; conquistando intorno all’impresa il sostegno del <strong>Ministero per i Beni e le Attività Culturali</strong>, che ne ha riconosciuto l’interesse culturale nazionale, e il patrocinio del <strong>Ministero della Gioventù</strong>, del Dipartimento della Protezione Civile, di Apulia Film Commission e di AGPC (Associazione Giovani Produttori Cinematografici), come pure di istituzioni abruzzesi e pugliesi, quali Regione Abruzzo, Comune e Provincia dell’Aquila, Comune di Corato e Provincia di Bari.</p>
<p><strong>Giuseppe Tandoi</strong> è nato nel 1982 a <strong>Corato</strong>, in provincia di Bari, ma ormai è aquilano d’adozione. Diplomato all’Istituto d’Arte della sua città, sceglie <strong>L’Aquila</strong> come città universitaria e dal 2001 al 2007 studia e si diploma all’Accademia dell’Immagine, centro d’eccellenza per la formazione di professionisti della settima arte. Nel 2008 frequenta un master a <strong>Roma</strong> in Gestione d’Impresa Cinematografica ed Audiovisiva. Dal 2001 fino ad oggi si è occupato della regia di numerosi video per concerti e spettacoli dal vivo, oltre alla realizzazione di spot, cortometraggi e documentari. Tra i suoi lavori più importanti i video per lo spettacolo “<em>La viltà del rifiuto, il coraggio della scelta</em>” in collaborazione con il Conservatorio “Alfredo Casella” dell’Aquila; i video per “<em>Caldo Desio</em>” spettacolo teatrale con il violista <strong>Christophe Desjardins</strong> e con la voce recitante di <strong>Federico Sanguineti</strong>; “<em>La maledizione dell’agave</em>”, cortometraggio prodotto dall’Accademia dell’Immagine dell’Aquila con la supervisione di <strong>Riccardo Milani</strong>; “<em>I custodi &#8211; L’Inganno</em>”, cortometraggio autoprodotto, vincitore di tre premi a livello nazionale (<em>Arnaldincorto, </em>2006 Brescia,<em> Video Festival </em>Città di Imperia<em> </em>2007 e la<em> </em>candidatura al<em> <strong>David di Donatello</strong> </em>2007<em>)</em>; “<em>Punto di Vista 99</em>”, concerto scenico realizzato dal <strong>Concentus Serafino Aquilano</strong>. La scelta dell’Aquila, città che l’ha profondamente intrigato, si conferma anche dopo il terremoto. Dopo il 6 aprile 2009, infatti, <strong>Tandoi</strong> presta il suo contributo volontario per la ricostruzione della città organizzando Laboratori di cortometraggio per i ragazzi delle tendopoli, in collaborazione con l’Associazione Progetto Arcobaleno, e scegliendo infine <strong>L’Aquila</strong> come sede d’una Società di produzione cinematografica. Nasce così, nel luglio 2009, la sua <strong>Esprit Film </strong>per<strong> </strong>continuare la salda relazione con la città tragicamente colpita dal terremoto. E’ una scelta, quella di <strong>Giuseppe</strong> <strong>Tandoi</strong>, davvero di grande amore per <strong>L’Aquila</strong>, per il suo ingente patrimonio d’architetture e d’arte, per la singolarità della sua storia, per la spiritualità che la connota nelle testimonianze sedimentate nei secoli dai Santi che vi hanno vissuto, infine per la sua gente. La sua opera prima, dunque, non poteva che riflettere questo intenso suo legame con la città capoluogo d’Abruzzo.</p>
<p>Ed è “<strong><em>La città invisibile</em></strong>” la cifra del suo amore per <strong>L’Aquila</strong>, il suo primo film. Una storia d’amore, appunto. La terra trema … e il mondo non è più lo stesso. Tutto cambia. Cambiano i paesaggi, cambiano le persone, cambia la vita. Spesso i cambiamenti sono solo l&#8217;inizio d’una nuova vita. Una vita che può sorgere dalle ceneri d’una città devastata dalla violenza della natura, dalle rovine d’una città come L&#8217;Aquila. Questo è ciò che accade a Luca (<strong>Alan Cappelli</strong> <strong>Goetz</strong>) e Lucilla (<strong>Barbare Ronchi</strong>). Entrambi vittime, come i loro familiari e amici, d’una tragedia forse annunciata ma nel contempo diventata inevitabile. Tutto sembra essersi interrotto in quella fatidica notte del 6 aprile 2009, eppure la vita deve continuare. Luca e Lucilla studiano medicina all’Università dell’Aquila, il primo in realtà solo come copertura, perché desideroso invece di sfondare con la sua rock band, lei con la passione di aiutare il prossimo. Entrambi scelgono di non abbandonare la loro città, continuando a vivere all’interno di un’emergenza post-terremoto nella quale si sentono d’essere parte attiva. Ansie e paure, certo, ma i loro sogni e desideri non sono crollati sotto i colpi del sisma, anzi si sono rafforzati. E arriva presto il momento d’affrontarli senza più artifici. Luca e Lucilla sono due ragazzi apparentemente distanti, lontani, eppure il crollo della città, delle case, delle pareti, ha aperto nei loro cuori la possibilità d’incontrarsi e stare vicini per percorrere insieme la via che porta alla loro “città invisibile”.</p>
<p>Accanto a loro ci sono Valeria (<strong>Roberta Scardola</strong>), un&#8217;aquilana un po&#8217; snob, e Sorin (<strong>Leon Cino</strong>), il rumeno che l’ha salvata quella fatale notte del 6 aprile. Non si sarebbero mai incontrati, se non fosse stato per il terremoto e per la vita in tendopoli che costringe tutti ad una forzata convivenza. I due s&#8217;innamorano, prima però di scoprire d’essere &#8220;diversi&#8221;, sia per nazionalità e cultura che per differente estrazione sociale. Un muro di razzismo e d’intolleranza s&#8217;innalza fra loro, mettendo a rischio i sentimenti. Vicino ai quattro ragazzi ruota la figura di Don Juan (<strong>Gabriele Cirilli</strong>), un simpatico prete impegnato a risolvere i dissapori creati dalla vita in tendopoli, mentre Remo (<strong>Nicola Nocella</strong>), lo scalmanato batterista del gruppo rock di Luca, non fa altro che alimentarli. Nonno Carmine (<strong>Riccardo Garrone</strong>), invece, ha deciso di vivere su un albero, al margine della tendopoli, e guai a chi cerca di riportarlo con i piedi per terra! Dalla sua casetta sull’albero riesce ad abbracciare con lo sguardo l’intera città e, da lì, con l’assennata sua follia, guida i ragazzi ad abbattere i muri interiori che impediscono loro di crescere e di scoprire la vera <em>città invisibile</em>, quella pura e ancora intatta che vive su un altro piano, impercettibile, e attende solo d’essere manifestata nella realtà. Attorno ai protagonisti della storia, la comunità delle tendopoli, i sopravvissuti, i clown e tutti coloro che infine s’uniscono nel Corteo della <strong>Perdonanza</strong>, il grande <strong>Giubileo aquilano</strong>, e attraversano la Porta Santa della <strong>Basilica di Collemaggio</strong>, per risvegliare in sé quella forza nata dal <em>perdono, </em>necessaria per rinascere e ricominciare.</p>
<p>“<em>Il giovane  regista pugliese, ma aquilano ormai di adozione</em> &#8211; ha scritto <strong>Pino Montinaro</strong> a margine del Festival del Cinema Europeo di <strong>Lecce</strong> &#8211; <em>attraverso una commedia leggera incentrata sulle storie di quattro ragazzi, ha saputo raccontare in modo magistrale il dramma della sua gente. Sullo scenario di una tendopoli, le vite dei cittadini dell’Aquila, sopravvissuti al terribile terremoto, s’intrecciano, si dividono, si fortificano per ripartire insieme attraverso nuovi percorsi, nuovi sorrisi e amori. Un film che è un atto d’amore verso una città che di fatto non c’è più, a cui ha contribuito a rendere viva la memoria mostrandone le sue ferite, i suoi terribili silenzi e le speranze di rinascita, un cast di giovani e bravi attori. Ragazzi ai quali si va ad aggiungere il sopraffino Gabriele Cirilli nei panni d’un simpatico prete. Tutti sapientemente guidati da un grande Riccardo Garrone, nelle vesti di un nonno ribelle e saggio che dalla vetta del suo albero abbraccia idealmente la città invisibile. Con questo lungometraggio, questa edizione del Festival 2010 rende omaggio alla città dell’Aquila, per non dimenticare i tragici fatti. Una testimonianza che ha preso il via con il documentario</em> “Sangue e cemento” <em>del Gruppo Zero</em>, <em>per poi proseguire con</em> “From Zero &#8211; Abruzzo, storie dalle tendopoli”, <em>del regista salentino Davide Barletti ed infine con l’evento speciale, il lungometraggio</em> “La città invisibile” <em>di Giuseppe Tandoi</em>”. Si diceva dei professionisti che <strong>Giuseppe Tandoi</strong> ha coinvolto nel suo film, alcuni di essi usciti da due prestigiose scuole d’alta formazione cinematografica, l’<strong>Accademia dell’Immagine </strong>dell’Aquila e la <strong>Scuola Nazionale di Cinema</strong> di Roma. Senza distinzioni, si citano <strong>Emanuele Nespeca</strong> e <strong>Mario Rellini</strong> (Sceneggiatura), <strong>Stefano Fonzi</strong> (Musiche), <strong>Gianluca Ceresoli</strong> (Fotografia), <strong>Mauro Vanzati</strong> (Scenografia), <strong>Dejana Sremcevic</strong> (Costumi), <strong>Matteo Di Simone</strong> (Montaggio), mentre <strong>Giuseppe Tandoi</strong>, oltre al soggetto e alla regia, ha cofirmato anche la sceneggiatura e la produzione, quest’ultima insieme ad <strong>Emanuele Nespeca</strong>. Ricca la fioritura d’istituzioni culturali abruzzesi che hanno collaborato alla realizzazione del film, come l’Accademia dell’Immagine, l’Orchestra Sinfonica Abruzzese, il Coro del Teatro Marrucino, il Gruppo rock “dLine”, e le associazioni Concentus Serafino Aquilano, Brucaliffo, “On the Road” e Artisti Aquilani.</p>
<p>L’ampio coinvolgimento del mondo culturale aquilano, nella sua prima impresa creativa e produttiva, segnala già il forte radicamento di <strong>Giuseppe Tandoi</strong> nella città dove ha scelto di vivere ed operare. E’ un rapporto che trova alimento in valori profondi, talvolta latenti e non del tutto espressi eppure così solidamente radicati, anche quando con il giovane regista parlo, cercando di scoprirne le motivazioni. Sicuramente presente, nel colloquio che ho con lui, è la prelazione culturale, avendo egli trovato all’Aquila quell’<em>humus</em> ricettivo per la creatività, quel naturale ambiente incline alle arti che gli ha fatto scoprire la città come luogo d’elezione. Dove, peraltro, egli ha intessuto una ricca messe di amicizie vere, che spesso sconfinano in vere e proprie complicità culturali, in relazioni di spiccata affettività, in contaminazioni artistiche e sinestesie com’è il caso del solido rapporto, quasi una simbiosi, che <strong>Tandoi </strong>ha stabilito con il <strong>Concentus Serafino Aquilano</strong>, gruppo corale e musicale aquilano, diretto da <strong>Manlio Fabrizi</strong>, di riconosciuto prestigio nazionale. Tanti i progetti sui quali il regista profonde il suo generoso impegno. Come quello di sostenere, con i proventi di varie iniziative, unitamente agli artisti del Concentus, il restauro della bella chiesetta di Santa Maria degli Angeli, appena fuori Porta Napoli, che custodisce tra l’altro un prezioso affresco del Quattrocento di <strong>Francesco da Montereale</strong>, un’edicola votiva appena fuori le mura che fu ricompresa all’interno del tempio quando nel 1935 venne costruito, utilizzando la facciata tardo-romanica con bel rosone della demolita chiesa di Santa Maria del Guasto.</p>
<p>Ma anche molti i suoi progetti in campo cinematografico, sempre così intimamente ancorati alla storia dei luoghi, spesso neanche tanto nota ai più ma che egli, con il desiderio di conoscenza che lo anima  ricerca nelle antiche radici storiche ed antropologiche, resuscita da luoghi e documenti, da retaggi e tradizioni secolari. E’ il caso della sua prossima, imminente fatica: la narrazione della vita di <strong>Santa Giusta</strong>, anzi d’una famiglia di Santi partita nel terzo Secolo da <strong>Siponto</strong>, nei pressi dell’attuale <strong>Manfredonia</strong>, per venire ad evangelizzare le genti vestine della Conca aquilana. Una storia, dunque, che nei primi anni del Cristianesimo congiunge la sua <strong>Puglia</strong> con l’<strong>Abruzzo</strong> e con <strong>L’Aquila</strong> <em>ante litteram</em>, attraverso alcuni dei suoi Castelli che mille anni dopo l’avrebbero fondata: <strong>Bazzano</strong>, l’antica <em>Offidium</em>, e la terra di <strong>Paganica</strong>, dove la famiglia sipontina s’insediò nel 281 d.C. per la sua predicazione con Giusta, Felice, Fiorenzo, Umbrasia e Giustino. Ad eccezione di <strong>San Giustino</strong>, tutti martirizzati cinque anni dopo il loro arrivo. <strong>Santa Giusta</strong> conobbe la palma del martirio a <strong>Bazzano</strong>, dove ora è venerata Protettrice, nel sito sul quale fu edificata la stupenda chiesa tra le più preziose testimonianze dell’arte romanica in Abruzzo, mentre San Giustino visse fino a morte naturale predicando nel luogo dove tra l’VIII e il XII secolo venne costruita la sua bella Basilica romanica, a <strong>Paganica</strong>, dove è venerato come Patrono. Questo ed altri sono i progetti di grande rilievo, nel campo cinematografico, fortemente evocativi della grande storia aquilana. Ora è presto per parlarne, anche se con la mente <strong>Giuseppe Tandoi</strong> già li alimenta e li vive nell’intimità, prima di poter dar corpo alla sua fervida creatività.</p>
<p style="text-align: right;">Goffedro Palmerini</p>
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		<title>Maltempo: Consulta del volontariato scrive: &#8220;Basta attacchi alla Protezione Civile&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simone Andreotti, Presidente Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile, in una nota scrive: &#8220;La palese difficoltà del Comune di Roma di fronteggiare un evento prevedibile e ampiamente preannunciato non può essere usata per un attacco pretestuoso alla protezione civile, che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese. La Consulta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simone Andreotti, Presidente Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile, in una nota scrive: &#8220;La palese difficoltà del Comune di Roma di fronteggiare un evento prevedibile e ampiamente preannunciato non può essere usata per un attacco pretestuoso alla protezione civile, che rappresenta una delle eccellenze del nostro Paese. La Consulta Nazionale del Volontariato esprime rammarico e preoccupazione per il fango che si sta lanciando su quel sistema nazionale di protezione civile efficace ed efficiente, fatto di tante componenti, comprese le migliaia e migliaia di volontari che in questi giorni hanno operato in tutta Italia per portare conforto alla popolazione colpita dalle nevicate e dal gelo eccezionale. Una protezione civile nazionale che andrebbe rafforzata, a partire dall’eliminare quei vincoli che sono stati posti con la legge 10 febbraio 2011, che inibisce e rende complesso un immediato intervento delle strutture operative in situazioni d&#8217;emergenza. Anche la Consulta Nazionale del Volontariato sedeva giovedì 2 febbraio al Comitato Operativo convocato dal Prefetto Gabrielli per l’emergenza neve. “In quella riunione Alemanno ha potuto ascoltare la puntuale previsione di ciò che è puntualmente successo il giorno dopo a Roma -dichiara Simone Andreotti, Presidente della Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile – nella complessiva disponibilità del sistema nazionale della Protezione Civile, le Associazioni Nazionali di Volontariato hanno messo a disposizione le proprie risorse alle regioni e ai Sindaci, compreso Alemanno – continua Andreotti &#8211; chiedendo che fossero create comunicazioni con le nostre sale operative prima che iniziasse a nevicare. Dal Comune di Roma nessuno ci ha chiamato. Auspichiamo che il Sindaco Alemanno si assuma le sue responsabilità invece di cercare maldestramente di scaricare il barile sul sistema nazionale di protezione civile”. La fragilità del sistema comunale di protezione civile, tanto più della Capitale, non può essere confusa con la capacità del sistema nazionale, di cui il volontariato rappresenta un’asse portante che opera quotidianamente al servizio del Paese, esprimendo quel patriottismo fatto di solidarietà, gratuità e generosità di cui l’Italia ha sempre più bisogno. Ancora una volta nell’emergenza neve il Comune di Roma ha coinvolto il volontariato locale di protezione civile “retribuendo” con un forfait economico ogni volontario intervenuto. “Un atto stravagante – continua Andreotti &#8211; che guardiamo con preoccupazione, poiché rappresenta un pericoloso precedente per aprire le porte ad un’idea del volontariato vissuto come mano d’opera a basso costo o come una nuova forma di precariato”. Il Decreto del Presidente della Repubblica n° 194 del 2001, che regola il volontariato di protezione civile, rappresenta in questo senso un importante baluardo. Una norma che garantisce ai volontari che intervengono in emergenza il mantenimento del proprio posto di lavoro e del proprio salario, ma che non ammette in nessuna forma una retribuzione per l’intervento in caso di calamità. Un antidoto che garantisce al volontariato di protezione civile di restare un volontariato “puro”. “Ci chiediamo come mai il Comune di Roma non abbia semplicemente applicato questa norma – conclude Andreotti &#8211; che tra l’altro prevede oneri a carico della protezione civile, invece di usare soldi dei cittadini per rimborsare direttamente i volontari”. La Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile è stata istituita con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2008 per risponde alle esigenze operative e concorrere a proporre, stimolare progetti, idee, riflessioni e proposte sui grandi temi di interesse del volontariato in materia di protezione civile. La Consulta Nazionale del Volontariato di Protezione Civile è composta da 24 grandi associazioni nazionali, ed in particolare dall’Agesci; l’Associazione Fatebenefratelli; l’Associazione Nazionale Alpini; l’Associazione Nazionale Carabinieri, l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze; l’Associazione Radioamatori italiani; le associazioni specializzate in attività acquatiche e subacquee (Salvamento, Fias, Fin e Fipsas); gli Autieri d’Italia ; l’Avis; la Caritas Italiana; il Cngei; la Comunità di S. Egidio; la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia; il Cives; il Corpo Italiano di soccorso Ordine di Malta – Cisom; Fir-CB; Legambiente; Prociv-Arci; Psicologi per i Popoli; Raggruppamento Nazionale Radiocomunicazione d’emergenza; Unità Cinofile Italiane da Soccorso; Unitalsi; Vigili del Fuoco in Congedo. Partecipano ai lavori della Consulta, come osservatori, i rappresentanti della Croce Rossa Italiana, del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico e dell’Associazione dei Vigili del Fuoco Volontari&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, Pezzopane: &#8221; Ancora una volta veleno sull’Aquila e sugli aquilani da Giovanardi&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, ha detto: &#8220;Approfittando dell’assenza di contraddittorio l’ex ministro Giovanardi, ospite della trasmissione di Piero Chiambretti, ha gettato ancora una volta veleno sull’Aquila e sugli aquilani, dopo essersi già prodotto in esternazioni altrettanto offensive quando è stato intervistato dalla trasmissione “Gli intoccabili”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Assessore alle Politiche Sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, ha detto: &#8220;Approfittando dell’assenza di contraddittorio l’ex ministro Giovanardi, ospite della trasmissione di Piero Chiambretti, ha gettato ancora una volta veleno sull’Aquila e sugli aquilani, dopo essersi già prodotto in esternazioni altrettanto offensive quando è stato intervistato dalla trasmissione “Gli intoccabili”. Proprio lui, che da uomo di governo era sodale e referente politico di personaggi che sono sotto inchiesta per tentata truffa ai danni dello Stato, peraltro in riferimento ai fondi per il sociale stanziati dal suo stesso dicastero, ha osato offendere la comunità aquilana e i suoi amministratori con affermazioni clamorosamente e notoriamente false. Ha dichiarato infatti, approfittando del fatto che non c’era nessuno in grado di controbattere, che “gli amministratori locali” non gli avrebbero inviato i progetti e che continuano a non inviarglieli. A parte il fatto che Giovanardi dimentica di non essere più, per fortuna, sottosegretario e che pertanto non si comprende perché, oggi, dovremmo inviarglieli, l’affermazione è falsa e vergognosa, tanto più poiché è stata esternata con i consueti modi offensivi e da urlatore a cui ci ha abituati. Il Comune dell’Aquila, e lui lo sa bene, ha presentato i progetti per ben tre volte al suo ministero. Una prima nel 2009, per l’intero ammontare della disponibilità, pari a 12 milioni di euro, vedendosi approvato tuttavia solo uno dei due progetti presentati, vale a dire quello per il Centro servizi anziani del Comune. Fu invece respinto il secondo progetto, relativo alla realizzazione di una struttura con finalità di social housing, da realizzare all’interno di un immobile da recuperare (l’edificio ex Ipab in piazza Palazzo). Ma non basta. A fine 2010 sono stati presentati altri numerosi progetti per gli oltre 9 milioni di euro ancora disponibili, progetti che, come previsto dalla normativa di riferimento, riguardavano strutture e servizi per l’infanzia, la famiglia e la terza età. Solo successivamente all’invio di questi progetti, rispetto ai quali, va detto, non ci è mai stata fornita alcuna risposta, il commissario alla Ricostruzione Chiodi emanò un bando, relativo all’accesso ai medesimi fondi Giovanardi, che prevedeva finanziamenti non già per 12 milioni, come dice l’ex sottosegretario, ma per circa 9 milioni di euro. Il Comune dell’Aquila, e siamo alla terza volta, ha presentato in quell’occasione ben sette progetti, insieme con numerosi altri Comuni del cratere sismico, nonostante il bando prevedesse criteri di selezione imprecisi e penalizzanti per quanto ci riguardava. Ebbene, dei sette progetti nessuno viene approvato ma, certamente, le cose sarebbero andate in maniera diversa se la commissione incaricata della selezione, e nominata dalla struttura di Giovanardi, non avesse proceduto secondo criteri che non erano pubblici e che hanno penalizzato sia il Comune dell’Aquila che gli altri (tanto è vero che sono stati presentati dei ricorsi). Giovanardi dovrebbe accalorarsi, piuttosto, per spiegare perché non ha fatto nulla per la città dell’Aquila, della quale, ormai è una certezza, non gli importa un bel nulla, perché non ha approvato nessuno dei progetti che gli sono stati presentati per ben tre volte, e di cui ora vergognosamente lamenta la mancanza, e perché, infine, intrattenesse rapporti con personaggi finiti sotto inchiesta per aver cercato di mettere le mani sui fondi per i terremotati. Sciacalli che, nelle intercettazioni della magistratura, parlavano del Comune dell’Aquila come del “fortino da espugnare” e che si presentavano agli amministratori locali parlando a nome e per conto dell’ex sottosegretario&#8221;.</p>
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		<title>I testi antichi dell’identità collettiva aquilana torneranno al loro antico splendore</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 17:11:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>

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		<description><![CDATA[A tre anni dal sisma l’Accademia dei Lincei con il patrocinio della Feltrinelli renderà possibile il recupero e l’intervento di restauro sui manoscritti danneggiati dalla caduta dei calcinacci e dalla polvere.  Il corso di restauro inaugurato nel Capoluogo permetterà a sei laureati in campo della conservazione e tutela del patrimonio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A tre anni dal sisma l’<em>Accademia dei Lincei </em>con il patrocinio della <span style="text-decoration: underline;">Feltrinelli</span> renderà possibile il recupero e l’intervento di restauro sui manoscritti danneggiati dalla caduta dei calcinacci e dalla polvere.  Il corso di restauro inaugurato nel Capoluogo permetterà a sei laureati in campo della conservazione e tutela del patrimonio librario di toccare con mano le pagine dei volumi che hanno preservato per secoli la storia di una città che è stata il fulcro del Regno di Napoli, crocevia di scambi e di produzioni artistiche o artigianali esportate fino alle Fiandre.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/02/manoscritto-provinciale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-34048" title="manoscritto provinciale" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/02/manoscritto-provinciale-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a></p>
<p>Tra i prescelti dell’Ateneo dell’Aquila vi è <em>Laura Zanetti</em>, assistente del <span style="text-decoration: underline;">Professor Fabio Carboni</span>, Docente presso la Facoltà di Lettere e Filosofia che ha sempre onorato il suo servizio anche nella Biblioteca di San Giuliano.</p>
<p>Speriamo che ora anche “L’Oasi di Pace e di Relax” tanto cara alla nostra Redazione possa vedere tornare alla luce l’antico patrimonio librario ivi conservato e ora sepolto dalla polvere, dopo chiusura del Convento per inagibilità a luglio dello scorso anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">                                                                                      Francesca Ranieri</p>
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		<title>Libri: le Virtù delle lobby spiegate in un volume</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:17:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Spesso denigrata in Italia, nel suo libro Gianluca Sgueo illustra le virtù di un&#8217;attività lobbistica regolamentata e riconosciuta, suggerendo le regole per farla funzionare in modo efficiente e trasparente. Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Spesso denigrata in Italia, nel suo libro Gianluca Sgueo illustra le virtù di un&#8217;attività lobbistica regolamentata e riconosciuta, suggerendo le regole per farla funzionare in modo efficiente e trasparente. Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume &#8216;Lobbying &amp; lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale&#8217; .<br />
Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale.<br />
Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane &#8216;la congiura dell’ignoranza…dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali”.<br />
&#8220;Mentre invece &#8211; prosegue Mazzei- il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico&#8217;.</p>
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		<title>Radio2: &#8220;Ho visto un re, Enzo Jannacci&#8221;, omaggio al cantautore e musucista</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 18:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Da lunedì 6 a venerdì 10 febbraio, dalle 19.50 alle 20.00, su Radio2 un omaggio al mondo e all’arte di Enzo Jannacci, cantautore e musicista tra i più amati del panorama italiano con “Ho visto un re, Enzo Jannacci”. di e con John Vignola.  L’eclettismo del cantautore milanese lo trasforma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da lunedì 6 a venerdì 10 febbraio, dalle 19.50 alle 20.00, su Radio2 un omaggio al mondo e all’arte di Enzo Jannacci, cantautore e musicista tra i più amati del panorama italiano con “Ho visto un re, Enzo Jannacci”. di e con John Vignola.  L’eclettismo del cantautore milanese lo trasforma in cantante, attore, comico, jazzista e medico, attraversando almeno cinquant’anni: il rock ‘n’ roll dei Cinquanta, il cabaret dei Sessanta, la canzone d’autore dei Settanta e la musica libera da schemi dei decenni successivi.</p>
<p>Questo particolarissimo personaggio ha lasciato un’impronta geniale sulla scena, non solo musicale e non solo meneghine, assieme a compagni come Giorgio Gaber, Dario Fo, Cochi e Renato, Beppe Viola, Paolo Rossi. “Ho visto un re” racconta la sua generosità, come artista e come uomo attraverso l’ascolto di canzoni celebri, monologhi stralunati e qualche rarità, in dialetto, tutti immersi in quell’umorismo venato di malinconia tipico di un “irriducibile” per vocazione. Il programma, a cura di Gerardo Panno e Lorenzo Lucidi, si avvale della regia di Andrea Cacciagrano ed è scaricabile gratuitamente in podcast al sito radio2.rai.it .</p>
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		<title>Artist vs Hugo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>

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		<description><![CDATA[ Si sono già scontrati a metà gennaio, ai Golden Globe ed il francese ha prevalso, ma a Scorsese è andato il premio per la migliore regia. E si affronteranno ancora il 26 febbraio, al Kodak Theatre di Los Angeles,  nella notte degli Oscar, con il l’americano in pole-position, con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em>Si sono già scontrati a metà gennaio, ai Golden Globe ed il francese ha prevalso, ma a Scorsese è andato il premio per la migliore regia. E si affronteranno ancora il 26 febbraio, al Kodak Theatre di Los Angeles,  nella notte degli Oscar, con il l’americano in pole-position, con una nomination in più: ben 11 in totale.</p>
<p>Due film che ci riconciliano col cinema narrante ed incantato, diversi fra loro, ma frutto di un lavoro corale davvero raro al giorno d’oggi.</p>
<p>Seguirne il duello riscalderà il cuore di noi cinefili italiani delusi dal fatto che restano in gara per il tricolore i soliti Dante Ferretti e Francesca Lo schiavo (già premiati nel 2005 per <em>The Aviator</em> e nel 2008 per <em>Sweeney Todd &#8211; Il diabolico barbiere di Fleet Street</em>) ed Enrico Casarosa,  per il cortometraggio d’animazione <em>La Luna</em>, che ai Golden Globe del 2010, con <em>UP</em>, ha fatto guadagnare alla Disney-Pixar il quarto premio consecutivo in quattro anni.</p>
<p>Anche perché sebbene Casarosa sia genovese, a vent’anni si è trasferito a New York per studiare animazione  ed ora vive a Los Angeles e dal 2002 fa parte del gruppo di maghi del disegno dei Pixar Animation Studios. Pertanto e italiano solo per metà.</p>
<p>Così mentre ci immelanconiamo al pensiero che, negli anni ‘70 c’era Bozzetto ed ora più nulla, neanche in questo campo, riusciamo a recuperare un po’ di brio pensando alla sfida fra i due film che più di altri hanno caratterizzato la passata stagione.</p>
<p>Certo vi sono anche <em>The Help</em>, <em>The Descendants</em> (<em>Paradiso amaro</em>), <em>Midnight in Paris</em>, <em>Moneyball</em> (<em>L’arte di vincere</em>), <em>The Tree of Life</em>, <em>War Horse</em>, <em>Extremely Loud &amp; Incredibly Close</em>, ma <em>The Artist</em> ed <em>Hugo</em> hanno qualcosa in più,  che crea il piacere incomunicabile di un film, qual piacere ineffabile che ha ben descritto Castellaneta ne <strong>&#8220;</strong><strong><em>Le donne di una vita</em></strong><strong>&#8220;</strong> (Mondadori, 1993), che fa dire allo scrittore: “<em>Sebbene del cinema conoscesse perfettamente gli inganni e gli artifici, Stefano era tuttavia un consumatore insaziabile. La sua capacità di goderne era rimasta intatta negli anni, sicché ogni volta che nella sala si faceva il buio, sprofondato nella sua poltrona di platea egli provava la sensazione di cominciare un viaggio in qualche territorio dove non era mai stato, a volte con piacere infantile, più sovente rassegnato ad annoiarsi, sapendo che anche un brutto film gli avrebbe regalato qualcosa, perché ogni volta, davanti alle immagine che scorrevano sul grande schermo, la sua inquietudine si placava. Anche il tempo veniva cancellato e con esso gli avvenimenti del mondo esterno,ciò che contava era quello che si svolgeva nella pellicola e dentro la sua mente, era come ritrovar un antico se stesso, una maniera tranquilla di giudicarsi insieme al proprio passato, commisurando le sue personali esperienze alla storia che accadeva sotto i suoi occhi</em>”.</p>
<p>E due incantevoli viaggi sono quelli narrati in <em>The Artist</em> e in <em>Hugo</em>, il primo di un 45enne autore che viene dalla Tv e dalla pubblicità e all’attivo, prima di questo,  aveva un solo lungometraggio, realizzato più di  più di 15 anni fa; il secondo, che è  un maestro riconosciuto e  che ha scritto la storia del cinema di questi ultimi anni.</p>
<p>Dalla premiére mondiale al Festival di Cannes, “The Artist” è divenuto un evento che è riuscito a mettere d&#8217;accordo tutti, dal pubblico più compiacente alla critica più intransigente, un film muto e  in bianco e nero,  ambientato nella sfavillante Hollywood degli anni Venti (1927, per la precisione)m, che ha divertito e commosso le platee di tutto il mondo.</p>
<p>Un film originale e antico, con un racconto indietro nel tempo ma non vetusto (come apparso invece quello di Alenn, in <em>Midnight in Paris</em>), in cui l’autore, Michel Hazanavicius, racconta di un brillante divo del muto (lo straordinario Jean Dujardin, nei guai per accusa di “maschilismo”, dopo la partecipazione ad uno dei sette episodi di “Les infideles”, film francese dedicato all’infedeltà maschile vista da sette registi) che, non rassegnandosi all&#8217;introduzione del sonoro, si vede pian piano marginalizzato dall&#8217;industria, che invece punta tutto su un&#8217;attricetta (la scoppiettante Bérénice Bejo),  che proprio lui aveva scoperto e da cui si sente irrimediabilmente attratto.</p>
<p>Come ha giustamente scritto la sempre acuta Daniela Castelli, come i grandi film che Hollywood non sa più darci, con il loro carico di emozione pura e glamour assoluto, <em>The Artist</em> compie il suo miracolo lasciando lo spettatore contento e stupito, con la voglia, probabilmente, di rivederlo ancora una volta.</p>
<p>In mancanza della voce lo sguardo torna protagonista e il cinema, &#8220;che è diventato piccolo,  come diceva Gloria Swanson, ma qui riacquista le sue giuste dimensioni.</p>
<p>Il film ha vinto di tutto (anche il <strong> </strong><strong>Darryl F. Zanuck</strong> al suo produttore <strong>Thomas Langmann e, a metà dello scorso gennaio, il premio annuale della </strong>London Film Critics Circle) e molto giustamente.</p>
<p>Ma, nella Notte degli Oscar, io credo prevarrà la pellicola di Scorsese, dove la magia dell&#8217;esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ad ogni istante e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all&#8217;avventura, fotogramma dopo fotogramma.</p>
<p>Un film non solo su un povero orfano che vive nascosto nella stazione di Paris Montparnase e che si occupa di far funzionare i tanti orologi ferroviari e coltiva il sogno di aggiustare l&#8217;uomo meccanico che conserva nel suo nascondiglio e che rappresenta tutto ciò che gli è rimasto del padre; ma un collage riuscitissimo di tipi umani, immagini di una cartolina animata da un illusionista, innamorato della Settima Arte.</p>
<p>Cominciamo dall’uso del 3D, che nelle mani del regista diventa un potentissimo strumento narrativo e un comunicatore di emozioni (cosa ad esempio inseguita, ma non raggiunta, da Tim Burton in “Alice”), perché è un 3D che entra nella storia e nella psicologia dei personaggi, allo stesso livello di accesso fisico ed emotivo del bambino protagonista, intrufolandosi in cunicoli dove solo un bambino può entrare, stravolgendo le proporzioni del mondo secondo la percezione infantile, esplorando dall’interno gli ingranaggi che Hugo cerca di aggiustare, compreso quello dell’automa che è un vero simbolo dell’uomo novecentesco, per la prima volta disposto ad esporre i propri meccanismi interiori (di qui la nascita della psicoanalisi),  eppure malinconico e oscuramente impenetrabile, nonché dipendente dalla propria emotività, simboleggiata nella storia dalla chiave a forma di cuore,  che sola può metterlo in moto.</p>
<p>E, ancora, altro aspetto fondamentale del film, è l’elogio della dimensione artigianale che va di pari passo con quella tecnologica, a dimostrazione che non molto è cambiato dagli inizi della storia del cinema ad oggi, nonostante tanta (e spesso ingombrante) tecnologia.</p>
<p>Inoltre, dicevamo, la dimensione cinefilia, con un vistoso, commosso ricordo di  tutto il cinema, da quello degli esordi di Georges Méliès al più recente (il <em>David Copperfield</em> di Polanski, l’<em>Amélie</em> di Jeunet e poi  Tim Burton e Terry Gilliam).</p>
<p>E poi, ancora,  un omaggio alla letteratura popolare, in primis i lavori immaginifici di Jules Verne, che Scorsese, i da sempre a cercato di far propri, con i film, con la sua battaglia per il restauro cinematografico, con la invariata passione di archivista, con l’ amore per l’aspetto manuale e meccanico del cinema,  che è  fantasia, ma  fatta anche di bottega e bulloni.</p>
<p>Scorze è il più autentico esempio di artista che concentra la sua attenzione agli elementi materiali del cinema, la loro indagine costruita per accumulazioni e variazioni e che, infine, consente di tornare all’essenziale, alla materica alternanza di luce e buio (si vedano gli scritti di Guido Lombardi su “Filmcritica” del 1971), superando ogni unitile artificio ed ogni barocchismo, senza però rinunciare alla meraviglia e all’incanto.</p>
<p>Come sappiamo, nel corso degli anni,  le industrie cinematografiche, date le specifiche necessità del commercio, hanno prodotto una netta separazione tra regista ed autore cinematografico, quest’ultimo inteso secondo la <em>politique des auteurs</em> della Nouvelle Vague francese.</p>
<p>In molti casi, specie nelle cinematografie di largo consumo, il regista interviene solo nella realizzazione del prodotto filmico, occupandosi della direzione della recitazione degli attori, del taglio delle immagini, della scelta delle inquadrature e dell’illuminazione; è una figura professionale inserita in un contesto più ampio che tiene conto di molte altre professionalità, dal direttore della fotografia all’operatore, dallo scenografo all’attore.</p>
<p>Con Scorsese invece, ora e sempre, il regista è e resta l’autore del film, con una poetica ed una volontà che si rintracciano nella scrittura, interpretazione, collocazione e montaggio.</p>
<p>In definitiva siamo con coloro che affermano che l’ultima fatica di Scorsese supera decisamente il pur superbo film di Michel Hazanavicius,  se non altro per l’omaggio commosso e “pensato” alla magia dei cinema ed alla sua complessità.</p>
<p>Trasposizione di <em>The Invention of Hugo Cabret</em>, romanzo illustrato dell’americano Brian Selznick, costato 170 milioni di dollari, “Hugo” è un film per famiglie che incanta ed induce a pensare e con un cast di tutto rispetto,  dove accanto a un bravissimo Asa Butterfield, nel ruolo del protagonista, spicca la performance di Sacha Baron Cohen, capace di immedesimarsi perfettamente nel personaggio,  in un modo che non pensavamo possibile per il celeberrimo trasformista di “Borat”.</p>
<p>Ma anche questo è possibile al cinema,  se a farlo è un “grande”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Carlo Di Stanislao</em></p>
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		<title>La satira di Enzo D&#8217;Amore: &#8220;Il  posto fisso è noioso&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 07:52:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vignette di Enzo D’Amore]]></category>
		<category><![CDATA[TOP2]]></category>

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		<description><![CDATA[Le geniali vignette di Enzo D&#8217;Amore, fumettista e illustratore casertano, raccontano un’Italia immobile e catatonica, in cui si ride ma non si sa come reagire al peggio. La matita satirica graffiante del nostro vignettista si è soffermata questa volta alla poco felice affermazione  del presidente del Consiglio, Monti , relativamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le geniali vignette di Enzo D&#8217;Amore, fumettista e illustratore casertano, raccontano un’Italia immobile e catatonica, in cui si ride ma non si sa come reagire al peggio.<br />
La matita satirica graffiante del nostro vignettista si è soffermata questa volta alla poco felice affermazione  del presidente del Consiglio, Monti , relativamente alla monotonia di avere un posto fisso. Facile da dire, più difficile da comprendere&#8230;&#8230;soprattutto per chi quel posto non ce l’ha.<br />
Ma, Monti ha affermato che:  &#8221;Con il buonismo sociale i partiti italiani non hanno di certo aiutato l’Italia. Insomma, non basta presentarsi ai cittadini con il cuore in mano per fare loro del bene: saremmo sicuramente più simpatici a farlo, ma faremmo il male dell’Italia e degli italiani&#8230;.. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso tutta la vita&#8230;..&#8221; Ah ah ah che spasso essere licenziati!</p>
<p style="text-align: right;">Manuel Romano</p>
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		<title>Mario De Biasi. Un mondo di Baci</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Valle d'Aosta]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Assessore all’istruzione e cultura della Valle d&#8217;Aosta, Laurent Viérin, inaugurerà, martedì 14 febbraio, alle ore 18, all’Espace Porta Decumana della Biblioteca regionale di Aosta, la mostra Mario De Biasi. Un mondo di Baci, dedicata a uno dei più grandi fotografi italiani viventi. L’esposizione propone al pubblico 36 fotografie vintage print [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Assessore all’istruzione e cultura della Valle d&#8217;Aosta, Laurent Viérin, inaugurerà, martedì 14 febbraio, alle ore 18, all’Espace Porta Decumana della Biblioteca regionale di Aosta, la mostra <em>Mario De Biasi. Un mondo di Baci</em>, dedicata a uno dei più grandi fotografi italiani viventi.</p>
<p>L’esposizione propone al pubblico 36 fotografie vintage print in bianco e nero e 12 a colori, che descrivono la vita attraverso il suo gesto più conosciuto e abitudinario, il bacio, un’azione dal forte valore simbolico. La mostra, curata da Raffaella Ferrari e Daria Jorioz, è costituita da una selezione di scatti che De Biasi ha colto, nel corso della sua carriera, in giro per il mondo, da New York a Rio, passando per Milano, Firenze, Parigi, Vienna, Londra.<br />
Le prime fotografie risalgono all’inizio degli anni cinquanta &#8211; tra queste una delle immagini più rappresentative della mostra, Budapest, 1956, in cui una coppia di profughi si bacia appassionatamente dopo aver varcato il confine &#8211; fino ad arrivare ai giorni nostri.</p>
<p>«<em>La mostra</em> &#8211; dichiara l’Assessore Laurent Viérin &#8211; <em>che non a caso proponiamo al pubblico aostano in occasione di San Valentino, punto di riferimento anche del Ministero per i beni e le attività culturali per promuovere l’arte e la cultura in tutti i suoi aspetti, introduce la nuova stagione espositiva 2012, arricchendo l’offerta culturale, diversificata e coordinata, curata dall’Assessorato.</em><br />
<em> L’esposizione vuole, inoltre, rendere omaggio alla straordinaria figura di Mario De Biasi, classe 1923, vincitore nel 1982 del prestigioso premio Saint-Vincent per il giornalismo.</em>»</p>
<p>Mario De Biasi è nato nel 1923 a Sois (Belluno) e inizia a fotografare nel 1945 con un apparecchio rinvenuto tra le macerie di Norimberga, dove si trovava deportato.<br />
Presenta la sua prima mostra personale nel 1948 a Milano, dove vive e lavora e nel 1953 entra a far parte della redazione di Epoca, con cui realizza, in più di trent’anni, 132 copertine e innumerevoli reportage da tutto il mondo a dimostrazione del poliedrico e versatile punto di vista attraverso il quale ha toccato più temi con formidabile resa narrativa.<br />
Fittissima la sua carriera espositiva, tra cui la partecipazione alla rassegna Gli Universalisti alla Photokina di Colonia nel 1972, alla mostra The Italian Metamorphosis, 1943-1968 al Solomon Guggenheim Museum di New York nel 1994, alla grande retrospettiva all’Arengario di Milano nel 2000, al Paris Photo del 2007 e alla mostra sul Neorealismo Italiano di Madrid nel 2008.<br />
Ha pubblicato finora oltre 90 libri fotografici ed è inoltre presente nel volume The Faces of Photography: Encounters with 50 Master Photographers of the 20th Century.<br />
E’ stato insignito di numerosi premi internazionali tra i quali Erich Salomon Preis a Colonia nel 1973, il Premio Saint-Vincent di giornalismo nel 1982, il Premio Friuli Venezia Giulia nel 1994, il premio alla carriera al Festival di Arles nel 1994 e l&#8217;Ambrogino d&#8217;oro conferito dal Comune di Milano nel 2006.<br />
Del 2003 è il titolo di Maestro della Fotografia Italiana, massima onorificenza della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche.<br />
All&#8217;attività di fotografo affianca quella di disegnatore, alla quale si dedica con passione e quella di docente nei numerosi workshop in cui insegna ai giovani.</p>
<p>La mostra, che sarà visitabile fino al 26 maggio 2012, è accompagnata da un catalogo bilingue italiano-francese che contiene la riproduzione di tutte le opere in mostra, edito da Allemandi, con testi di Raffaella Ferrari, Daria Jorioz e Italo Zannier, in vendita al prezzo di 14,00 euro. L’ingresso è libero.</p>
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