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	<title>L&#039;Impronta L&#039;Aquila &#187; Interviste</title>
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	<description>Quotidiano on-line dell&#039;Associazione Culturale L&#039;Impronta</description>
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		<title>Intervista esclusiva al teologo Fr Ignatius Manfredonia</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 11:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“Innalzate la mente piena di fede alla patria celeste e ad essa siano rivolti tutti i nostri palpiti e tutte le nostre aspirazioni”(Padre Pio). <strong>Fr. Rosario Sammarco</strong>, già Rettore per quattro anni del sacro Convento della Chiesa di San Domenico in Teramo, è oggi Padre Guardiano dei Francescani dell’Immacolata nella comunità di Tivoli. Con il passaggio ufficiale delle consegne è prevista nei prossimi giorni una solenne concelebrazione eucaristica nella Chiesa di San Domenico in Teramo. Il teologo <strong>Padre Ignatius Manfredonia</strong>, frate americano, assume la guida dei Francescani dell’Immacolata di Teramo. La sua è una vocazione vissuta all’insegna della scoperta di Gesù e della sacra Famiglia di Nazareth, tra i due Mondi, il nuovo e il vecchio continente. Già Padre Guardiano del Convento di Nostra Signora di Guadalupe (Griswold, CT, Usa) la sua è una vita intrisa di valori cristiani nello spirito e nell’intelletto. Lo ringraziamo vivamente per l’intervista esclusiva gentilmente concessa. <strong>Fr. Ignatius, benvenuto a Teramo!</strong> “Vengo dalla periferia di Boston – rivela Padre Ignatius Manfredonia – ho un baccalaureato in Ingegneria Civile alla United States Military Academy, facevo parte dell’esercito americano prima di farmi frate. Ho studiato filosofia presso il St. John Neumann Residence (Bronx, New York); teologia al nostro Seminario Teologico dell’Immacolata Mediatrice (STIM), con la licenza in teologia morale presso la Pontificia Università della Santa Croce (PUSC) di Roma”. <strong>Fr. Ignatius, i Francescani dell’Immacolata come intendono trasmettere attraverso i mass-media il messaggio universale di Cristo?</strong> “Esiste già un sito web sul quale possiamo trasmettere le nostre omelie e conferenze, anche video.  Attualmente, collaboro con un membro del nostro Terz’Ordine di Roma, dove stavo prima, che inserisce le omelie e relazioni sul suo sito: catholicprayersmedia.com”. <strong>Fr. Ignatius, qual è il “cuore” del messaggio francescano per i giovani? </strong>“Il cuore del messaggio dei Francescani dell’Immacolata per i giovani è che devono salvarsi e santificarsi per mezzo dell’Immacolata alla massima gloria di Dio”. <strong>Fr. Ignatius, molte iniziative parlamentari e governative europee ed americane in questi ultimi anni hanno offeso DIO attraverso leggi e provvedimenti anti-cristiani ed anti-umani: cosa ne pensa? </strong>“La cultura della morte (attacchi contro la vita e la famiglia) è sotto gli occhi di tutti”. <strong>P. Rosario, poco prima di raggiungere la comunità di Tivoli, ha rievocato le attività dell’Ordine in San Domenico. </strong>“Negli anni scorsi – rivela Padre Rosario – abbiamo cercato, in linea con quanto chiestoci dal Vescovo Mons. Michele Seccia e dalla cittadinanza teramana, da un lato di consolidare quanto era stato fatto prima di noi dai Padri Domenicani, dall’altro di andare avanti”. L’efficienza e la determinazione dei frati è nota. Il 6 ottobre 2011 è iniziato il quarto anno della presenza dei Francescani dell’Immacolata a Teramo. “Quando arrivammo qui a Teramo – ricorda P. Rosario – ci ritrovammo con una eredità pesante: quella dei Domenicani, che avevano fatto, nei decenni di presenza qui, veramente un buon lavoro. E tra questi Padre Domenicani ricordo con molto affetto e ammirazione gli ultimi presenti qui a Teramo e che sono stati personalità eccezionali. Penso al P. Reginaldo Mazzei (conosciuto mentre era ormai in pesante declino fisico), al P. Bernardino di Blasio, al P. Giuseppe Di Ciaccia. Ricordo con piacere i circa 20 giorni vissuti assieme durante il periodo del passaggio delle consegne: fu un’esperienza molto edificante. I Domenicani avevano lavorato veramente molto sul piano spirituale e culturale: raccoglierne l’eredità era un compito arduo, ma eravamo qua e dovevamo farlo. E in più c’era da innestare la nostra spiritualità specifica, fatta di cose (quali la mendicità, o il rifiuto della televisione) che il mondo oggi non tanto capisce”. Sul fronte delle attività culturali e spirituali, decisivo è l’incoraggiamento dato dai Francescani dell’Immacolata al Gruppo Scout, al Terz’Ordine Domenicano, al Gruppo di preghiera di P. Pio ed alla Corale S. Cecilia, nonché la ripresa delle attività culturali della Cattedra Cateriniana-Kolbiana e della Scuola di Formazione all’Impegno Sociale e Politico, con l’inaugurazione<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/san_Domenico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29482" title="san_Domenico" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/san_Domenico-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> di un ciclo di conferenze mariane. “Ave Maria! Benvenuti, buoni Frati dell’Immacolata! La Comunità cattolica aprutina Vi accoglie! Che Dio e la Sua Madre Immacolata ci ricolmi di ogni grazia e benedizione!”. Furono le parole pronunciate da Mons. Michele Seccia nel giorno dell’insediamento della nuova comunità religiosa in San Domenico: migliaia di cittadini parteciparono alla solenne concelebrazione eucaristica di sabato 6 ottobre 2007. Con la partenza dei Padri Domenicani dalla Città di Teramo e dalla Regione Abruzzo, i fedeli non hanno mai perso la speranza di una nuova Primavera Cristiana con il trionfo della Religione nella vita e nelle attività laicali di tutti i giorni. Istruzione, didattica e formazione permanente comprese. Era il sogno dei Domenicani fin dal Medioevo. Rettore negli ultimi quattro anni, P. Rosario M. Sammarco, è nato a Manduria (Ta) nel 1976. Sacerdote dal 2001, è stato dal 2002 Rettore di diverse chiese tra Roma e Imperia. Ha difeso la Tesi Dottorale in Teologia l’11 maggio 2007 a Roma. È professore, redattore capo del periodico religioso “Il Settimanale di Padre Pio” e collabora con diverse riviste ed emittenti radio televisive dell’Istituto e non. Ama la Apple di Steve Jobs e i suoi avveniristici dispositivi, molto utili per il suo lavoro. Padre Rosario ricorda i carismi dell’Ordine. “I Frati Francescani dell&#8217;Immacolata – spiega P. Rosario – sono un Istituto Religioso di Diritto Pontificio (quindi approvati definitivamente dalla Santa Sede) fondato nel 1990 da P. Stefano M. Manelli e P. Gabriele M. Pellettieri. La loro spiritualità si ispira a quella di San Massimiliano M. Kolbe, il francescano polacco Martire ad Auschwitz il quale fondò nel 1917 la Milizia dell’Immacolata animato dalla ferma convinzione che la salvezza del mondo dalla barbarie passava solo attraverso il Cuore di Cristo e che la via più facile, sicura e bella per arrivare a questo Cuore è la Consacrazione illimitata di sé all’Immacolata”. Secondo San Massimiliano, quindi, bisogna utilizzare tutti i mezzi leciti che la scienza e la tecnologia mettono a disposizione per diffondere la devozione e la consacrazione illimitata di sé all’Immacolata tra le anime. “Da qui, un apostolato che – fa notare P. Rosario – già ai suoi tempi, lo vide coinvolto con la Stampa e con la nascente Radio da un capo all’altro del mondo. Quando, una trentina d’anni dopo la morte del Santo, il Francescano Minore Conventuale P. Stefano M. Manelli si trovò dinanzi all’appello del Concilio Vaticano II che chiedeva ai religiosi un ritorno alle origini tenendo conto delle esigenze dei tempi moderni, pensò subito a lui e chiese ai suoi Superiori un convento per poter riprodurre la vita condotta da S. Massimiliano in Polonia”. Gli affidarono il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento (AV), ma ben presto non bastò più. Si dovettero aprire nuovi conventi, in Italia e all’estero. Nel 1990 Papa Giovanni Paolo II stabilì che i frati che aderivano all&#8217;ideale proposto dal P. Manelli diventassero un nuovo Istituto che in breve si sparse in tutto il mondo. Nel volgere di pochi anni sono arrivate poi anche le Suore Francescane dell’Immacolata, le Clarisse dell’Immacolata e il movimento laicale “Missione dell&#8217;Immacolata Mediatrice” che raggruppa i laici che vogliono partecipare di questa spiritualità (oggi anche a Teramo). “I Francescani dell&#8217;Immacolata – fa notare P. Rosario – vivono la Regola Francescana Bollata da Papa Onorio III, cui aggiungono una testo preparato dal P. Manelli nel 1970 che mette in luce l’aspetto mariano del francescanesimo e lo concretizza in un voto particolare, chiamato Voto Mariano: è il voto della totale ed illimitata consacrazione di sé all’Immacolata. È un voto che impegna alla conoscenza, all’approfondimento e alla diffusione di tutto quanto fa riferimento alla Madre di Dio e che diventa anche disponibilità irrevocabile ad andare in missione se chiamati dall’obbedienza. Sempre in linea con le esigenze di questo voto e gli insegnamenti di San Massimiliano Kolbe, i Francescani dell’Immacolata si dedicano molto all&#8217;apostolato con i mass-media”. Infatti, gestiscono in tutto il mondo diverse emittenti radio-televisive ed hanno una casa editrice propria, e un portale web: <a href="http://www.immacolata.ws/">www.immacolata.ws</a>. “I Francescani dell’Immacolata hanno un legame particolare con Teramo in quanto è la città di nascita di Settimio Manelli, papà di P. Stefano M. Manelli, fondatore e attuale Ministro Generale dell’Istituto. Hanno pertanto accettato con gioia particolare l’invito del Vescovo Diocesano, Mons. Michele Seccia, che li chiamava a sostituire la Comunità dei Padri Domenicani che è stata costretta a lasciare la città. Certo, non sarà facile essere all’altezza di Padri della statura di Padre Benedetto Carderi, P. Reginaldo Mazzei, P. Bernardino Di Blasio e degli altri Domenicani che hanno reso tanto benemerito questo convento. Ma confidiamo in Dio e Maria Santissima”. Padre Rosario ringrazia tutti i cittadini.    “Ho avuto la grazia, l’onore e l’onere di essere il primo Guardiano (Superiore) della Comunità dei Francescani dell&#8217;Immacolata di Teramo. Mi ricordo in particolare che temevo, su questo punto di vista, incomprensioni da parte del Vescovo, che invece si è rivelato subito molto disponibile, comprensivo, e rispettoso della nostra specificità”. Proficua è stata la collaborazione con la Diocesi aprutina. “Sarò sempre grato a Mons. Seccia per questo rispetto, che non sempre si trova da parte dei Vescovi verso la vita religiosa in genere”. I fracescani dell’Immacolata non guardano la televisione. “Riguardo al rifiuto della televisione, mi ci è voluto del bello e del buono per convincere la RAI che noi non avevamo la televisione e che, pertanto, non dovevamo pagare il canone. Quelli ogni anno ci mandavano il bollettino, anche con ingiunzioni varie: alla fine persi la pazienza e mandati tanto di raccomandate a Torino e a Pescara con tanto di riferimenti alla nostra regola: da allora non si fecero più vivi”. I religiosi non vestono in borghese. “La gente del posto inizialmente è stata alquanto sorpresa dal nostro modo di vivere, ma nel giro di pochi giorni ha cominciato ad aiutarci con una generosità commovente e a partecipare alle nostre iniziative, che hanno avuto sempre grandi e belle accoglienze”. La comunità aprutina del quartiere Santo Spirito ha sempre dimostrato grande amicizia verso i frati.             “Davvero ottima l’accoglienza e la collaborazione ricevuta sin da subito dalle realtà presenti: parlo del Terz’Ordine Domenicano; della Corale S. Cecilia, del Gruppo Scout e del Gruppo di preghiera di Padre Pio. Con loro si è subito stabilito un bel clima di affinità, che dura tutt’ora, pur nelle varie difficoltà che abbiamo dovuto affrontare”. I frati hanno potenziato la preghiera comunitaria. “Una delle prime cose che ci siamo preoccupati di fare è stata rivitalizzare la vita di preghiera, che nell’ultimo periodo era andata un po&#8217; decadendo, sia pure per motivi non dipendenti dalla volontà dei buoni Padri Domenicani: ricordo che il mio primo atto come Superiore del Convento di S. Domenico fu l’introduzione della recita del Vespro, del Rosario e della Benedizione Eucaristica ogni sera. Inizialmente ci si ritrovava in pochi, poi pian piano si è formato un bel gruppetto”. Non mancano le esperienze religiose particolari. “Riguardo alla vita di preghiera della Chiesa un’altra esperienza forte è stata quella dell’introduzione della Messa in Latino al mattino. Fu pochi mesi prima del nostro arrivo a Teramo che il Papa Benedetto XVI dette ampie facoltà di celebrarla, e io già prima di venire avevo intenzione di impararla e introdurla a Teramo. Ma mi ci sono voluti quasi due anni per fare l’uno e l’altro. Ricordo che inizialmente la gente che frequentava la Messa del mattino era perplessa. Poi, però, ci si è affezionata”. Non mancano le innovazioni. “Sul fronte della preghiera, tuttavia, è solo nell’ultimo anno 2010-2011 che sono riuscito a portare delle vere innovazioni lanciando un gruppo di preghiera con l’adorazione eucaristica ogni lunedì sera e l’adorazione eucaristica notturna del primo venerdì del mese. Per il primo ho preso spunto da alcuni cenacoli di preghiera che vari fedeli fanno qui a Teramo nelle case private; per la seconda, è stata un’esigenza che abbiamo sentito come Frati per riparare alle offese e alle bestemmie fatte contro<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/Torre_campanaria_di_San_Domenico_in_Teramo_prima_del_terremoto___Foto_Nicola_Facciolini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-29483" title="Torre_campanaria_di_San_Domenico_in_Teramo_prima_del_terremoto___Foto_Nicola_Facciolini" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/Torre_campanaria_di_San_Domenico_in_Teramo_prima_del_terremoto___Foto_Nicola_Facciolini-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a> il Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria”. Le preghiere dei Francescani dell’Immacolata in Abruzzo, oltre a un generale risveglio delle vocazioni giovanili, ha prodotto sostanziali innovazioni ambientali nel tessuto urbano cittadino. “Ma quando siamo arrivati a S. Domenico non ci siamo trovati solo con la parte spirituale da consolidare: c’erano delle cose che non funzionavano anche a livello di edificio, e i Padri Domenicani mi avevano avvisato. Intanto c’era il campanile il cui campanone non suonava da anni per un guasto al motore; c’era una vera e propria invasione di piccioni che si annidavano nei fori pontai; c’era un impianto di amplificazione da rifare; c’era il tetto da sistemare. In capo a meno di un anno, appena ci siamo un po&#8217; stabilizzati, siamo riusciti a sistemare la faccenda delle campane: rifatto il pannello di controllo e rimesso in sesto il motore, il campanone ha potuto far sentire per la prima volta dopo tanti anni la sua voce l’8 agosto del 2008. Nel frattempo abbiamo cominciato a guardarci attorno anche per risolvere il problema dei piccioni che deturpavano la facciata e il lato della Chiesa e creavano seri problemi igienici. Con l’aiuto di alcuni confratelli e della Sovrintendenza ai Beni Culturali abbiamo identificato una ditta e preparato il progetto di un intervento che ci consentisse di chiudere i fori pontai e allontanare i piccioni senza rovinare l’estetica della Chiesa. La generosità dei fedeli e quella della Fondazione Tercas hanno contribuito a coprire le spese”. Poi la tremenda esperienza del terremoto di L’Aquila-Teramo. “Non abbiamo, tuttavia, fatto in tempo a goderci il lavoro fatto, quando siamo stati colpiti dal terribile sisma del 9 aprile 2009, che ha creato gravi problemi al campanile e messo in pericolo la sicurezza della Chiesa che, di conseguenza, dovette essere chiusa”. Qui c’è, però, un episodio che Padre Rosario racconta a futura memoria. “Quando i Vigili del Fuoco si resero conto della pericolosità del campanile (su cui si poté intervenire per una provvisoria messa in sicurezza solo dopo diversi giorni e diverse scosse), ci ordinarono la chiusura della Chiesa e ci proibirono di accedere ai suoi spazi. Nella fretta di chiudere tutto, ci dimenticammo acceso un faretto che illuminava la statua della Madonna del Rosario che si trova nella Cappellina del Santissimo Sacramento. Mi accorsi della cosa uno o due giorni dopo, affacciandomi al coro della Chiesa. Ci si sarebbe dovuti precipicare giù (a nostro rischio e pericolo) per spegnere il faretto, ma non lo volli fare. Per un’ispirazione che ebbi dissi alla Vergine che avrei lasciato quel faretto acceso come segno di speranza. Lo avremmo spento quando con il suo aiuto fossimo riusciti a riaprire la Chiesa. Ne parlai con i confratelli, che approvarono. La Madonna ha preso sul serio la proposta perché nonostante difficoltà incredibili e scosse che ci hanno fatto tremare di paura, il campanile non è crollato ma, anzi, due mesi dopo, riuscivamo a metterlo in sicurezza e a riaprire la Chiesa. E noi, per ringraziamento, Le abbiamo offerto pochi giorni dopo un Rosario lungo 24 ore. Certo, in quest’opera la Madonna si è servita di tanti che si sono messi a nostra disposizione. Penso con gratitudine a Mons. Vescovo, che ci è stato molto vicino; alla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Teramo; ai Vigili del Fuoco, alla Prefettura. A tutti e ciascuno va la mia gratitudine. Indubbiamente, il campanile non è ancora tornato al suo stato precedente al terremoto, ma quella sarà cosa di cui si occuperanno i miei successori. Io non potevo arrivare oltre questo”. Il sisma della primavera 2009 ha rallentato non poco le attività comunitarie <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/san_Domenico_in_Teramo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-29484" title="san_Domenico_in_Teramo" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/san_Domenico_in_Teramo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>in San Domenico. “Il terremoto ci ha frenato parecchio: prima di quell’evento avevamo cominciato diverse cose, tra cui l’avvio di un gruppo del Terz’Ordine Francescano dell’Immacolata; il ripristino della Cattedra Cateriniana e diverse altre cose. Con il sisma tutto s’interruppe e ci volle ben più di un anno prima che potessimo riprendere e portare a termine tutto. In questi anni la Chiesa di S. Domenico è diventata anche un punto di riferimento per la conoscenza dei Servi di Dio Settimio e Licia Manelli, genitori del Fondatore dei Francescani dell’Immacolata. “Questo perché Settimio Manelli era teramano, ed ha vissuto a Corso S. Giorgio per diversi anni prima di intraprendere un percorso che lo ha portato prima da Padre Pio e poi a mettere in piedi con Licia una bella famiglia di 21 figli. Nel contesto della promozione di questa conoscenza dobbiamo segnalare la grande celebrazione che si è tenuta il 12 settembre del 2010 in onore del Servo di Dio, che ha avuto una grande risonanza, anche mediatica”. Quella celebrazione è stata, dal punto di vista organizzativo, il banco di prova per i Francescani dell’Immacolata. “Infatti ci ha consentito di poter accettare un altro bellissimo evento che si è tenuto pochi mesi fa, sempre a S. Domenico: vale a dire la celebrazione per la Professione Perpetua di 11 consorelle Francescane dell&#8217;Immacolata, il 1° luglio 2011. La celebrazione, unica nel suo genere a Teramo sia per il rito particolare (quello antico) sia per il numero delle consorelle, ha avuto una certa risonanza in città ed ha visto per la sua organizzazione la valida collaborazione anche di diverse autorità comunali, cui va il mio sentito ringraziamento”. I fedeli si chiedono quando verrà rimontato il campanile di san Domenico danneggiato dal terremoto.<strong> </strong>“Tutti speriamo il più presto possibile”. Chiesa e convento sono comunque costantemente monitorati. “In qualche misura lo sono ancora adesso. Non ci sono problemi tali da costituire pericolo per l’incolumità dei fedeli. Questo non significa, tuttavia, che non ci siano riparazioni da effettuare”. Dopo la riparazione di somma urgenza di alcune parti del tetto adiacenti al campanile, che erano state danneggiate seriamente, “è emersa la necessità di una verifica e<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/Padre_Ignatius_Manfredonia_fi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-29485" title="Padre_Ignatius_Manfredonia_fi" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/Padre_Ignatius_Manfredonia_fi-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a> aggiornamento di tutta la copertura della Chiesa. Mi era stato accennato – rivela P. Rosario – già prima del sisma a questa necessità, ma con il terremoto del 6 aprile 2009 si è verificato uno spostamento di tegole che rende, seppur non urgentissimo, comunque necessario questo intervento”. In tempi brevi, i frati contano, d’accordo con la Sovrintendenza, di cominciare a porre un segno francescano alla Chiesa, già domenicana. “E questo – sottolinea P. Rosario – non stravolgendo nulla, ma semplicemente ripristinando un altare che era presente nella navata e che è stato rimosso e dedicandolo a san Francesco o ai Santi Francescani”. La chiesa di S. Domenico di Teramo ha una delle acustiche migliori d’Italia. Così è stata scelta dai frati per ospitarvi le registrazioni di diversi Cd di musica sacra. La famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata è impegnata per carisma nell’apostolato a tutto campo e con qualsiasi mezzo. Per questo motivo già da diversi anni si dedica anche alla missione “musicale” (impossibile <em>nascondere il lume sotto il moggio</em>) attraverso la produzione  e la diffusione di Cd di musica sacra, gregoriana e polifonica, che recentemente ha trovato uno dei canali di diffusione nel famoso iTunes Store della Apple di Steve Jobs, il più importante mercato mondiale della musica grazie ai suoi avveniristici dispositivi (iPod Touch, iPhone, iPad, iMac). Le conferenze dei Francescani dell’Immacolata sono disponibili al seguente indirizzo: <a href="http://itunes.apple.com/us/podcast/i-podcast-di-ffi-teramo/id456308943">http://itunes.apple.com/us/podcast/i-podcast-di-ffi-teramo/id456308943</a>. A san Domenico sono venuti a registrare in due fasi: prima i frati (dal 21 al 25 luglio 2009) e poi le suore (dal 2 al 5 agosto 2009). In totale sono stati registrati, circa 60 brani che si materializzano in alcuni Cd dopo la fase dell’elaborazione digitale del suono, della sua riproduzione sui supporti e dell’attivazione dei canali editoriali e commerciali. “Per noi della Chiesa di San Domenico e per tutti i fedeli che la frequentano – fanno sapere i frati – queste giornate sono state di grande impegno dal punto di vista logistico (non è facile gestire la vita di circa 20 frati e poi di altrettante suore), ma sono state anche giornate di grande grazia, a motivo della partecipazione, tanto dei frati, quanto delle suore, alla vita liturgica della Chiesa. Il nostro più caloroso ringraziamento va a tutti coloro che ci hanno aiutato in quei giorni. Alle Istituzioni cittadine. Alle Suore Missionarie dell’Eucarestia, per aver gentilmente ospitato buona parte delle nostre consorelle per tre giorni; a tutti coloro che hanno cooperato con la carità al sostentamento materiale di questa masnada di frati e suore. Per tutti e per ciascuno, il grato ricordo nella nostra preghiera”. Come non ricordare “Duns Scoto”, il film presentato in anteprima regionale il 16 maggio 2011 al Cineteatro comunale di Teramo, grazie all’impegno della Fraternita Laicale Domenicana di Teramo e della Famiglia dei Francescani dell’Immacolata? “Potuit decuit, ergo fecit”(Dio poteva era conveniente, perciò lo fece, Beato Giovanni Duns Scoto). Il primo film italiano interamente dedicato al Dottore dell’Immacolata è stato proiettato nel corso del convegno “La Passione di Gesù in S. Caterina da Siena e nel Beato Giovanni Duns Scoto”. Delle tre le nomination conquistate dalla pellicola in concorso al II Festival internazionale del cinema cattolico “Mirabile dictu” di Roma (Città del Vaticano, 12- 21 maggio 2011, sotto l’Alto Patronato del Pontificio Consiglio per la Cultura) per le categorie: Miglior film, Migliore regista e Miglior attore protagonista, “Duns Scoto” è stato premiato il 19 maggio con “Il Pesce d’Argento”, ispirato al primo simbolo cristiano, come Miglior film e Miglior attore protagonista. Convegno e film sono stati possibili grazie al benedicente patrocinio di Mons. Michele Seccia, Vescovo di Teramo e Atri, dei Padri Francescani dell’Immacolata e dei Padri Domenicani. E al patrocinio dell’Ufficio diocesano per il Progetto Culturale e del Centro Ricerche Personaliste di Teramo, in occasione della Beatificazione del Grande Papa Karol Józef Wojtyła, del 40° anniversario del Titolo di Dottore della Chiesa di Santa Caterina e del 550° anniversario della canonizzazione della santa senese. Un evento in preparazione della festa per gli ottocento anni dalla fondazione dell’Ordine Domenicano (Anno Domini 2016). Padre Rosario, che ogni mese farà visita alla comunità di Teramo, ricorda a tutti i doveri cristiani, la fedeltà assoluta a Dio, ai Suoi Comandamenti e la trasmissione della fede ai giovani. “Posso dire che per me l’esperienza teramana è stata molto proficua. Io personalmente e la mia famiglia religiosa abbiamo avuto una grande e bella accoglienza; abbiamo fatto l’esperienza della generosità del popolo teramano e anche, ad onta di quanto sembra, di un grande attaccamento alla fede, sia pure solo nella componente più matura della popolazione. Ora come ora ho in mente tante e tante persone che in questi anni mi sono state vicino: a loro, alle autorità, a tutta la città va la mia più sincera gratitudine e la promessa di non dimenticarvi mai nelle mie preghiere”. Lunedì 17 ottobre 2011 la Fraternità Laicale Domenicana di Teramo, aperta a tutti i fedeli, con la prima Adunanza dell’anno sociale 2011-2012 nella piccola casa attigua alla Chiesa di San Domenico (unica sede dei Padri Predicatori in Abruzzo), ha ripreso le proprie attività insieme a Padre Maurizio Carosi OP.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Facciolini</p>
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		<title>Celestino V? Il Martin Luther King del Medioevo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 06:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’edizione della Perdonanza che si è appena conclusa, la numero 716, è stata la prima vera edizione dell’era post terremoto. Dopo il basso profilo e gli eventi ridotti al minimo che avevano caratterizzato, per forza di cose, l’edizione 2009, quest’anno le istituzioni e i vari comitati organizzatori sono potuti tornare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/celestino-perdonanz.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8396" title="celestino-perdonanz" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/celestino-perdonanz-290x300.jpg" alt="" width="290" height="300" /></a>L’edizione della <strong>Perdonanza</strong> che si è appena conclusa, la numero 716, è stata la prima vera edizione dell’era post terremoto. Dopo il basso profilo e gli eventi ridotti al minimo che avevano caratterizzato, per forza di cose, l’edizione 2009, quest’anno le istituzioni e i vari comitati organizzatori sono potuti tornare a una programmazione un po’ più ricca e articolata, nella quale, oltre agli appuntamenti religiosi, hanno trovato di nuovo spazio concerti, mostre, fiere e gare sportive.<span id="more-9599"></span>Uno degli spettacoli più interessanti è stato quello tenutosi Domenica 22 Agosto nella basilica di S. Maria di Collemaggio: la cantata per coro, orchestra e voce recitante <em>Celestino V – un povero cristiano</em>, con i testi curati da Angelo De Nicola e le musiche scritte e dirette da Stefano Fonzi ed eseguite dall’Orchestra Sinfonica Abruzzese e dal Coro Cappella Ars Musicalis.</p>
<p><strong>Stefano Fonzi</strong> è un giovane compositore (è nato nel 1977) e direttore d’orchestra aquilano, già definito dalla critica “il vero erede musicale di Ennio Morricone”. Diplomatosi presso il conservatorio dell’Aquila “A. Casella” e specializzatosi a Boston, Fonzi ha maturato già diverse esperienze nel campo della composizione di colonne sonore per lungometraggi e di musiche per sigle e programmi radiofonici e televisivi, svolgendo anche l’attività di arrangiatore per diversi cantanti del panorama pop italiano.</p>
<p><strong>Angelo De Nicola</strong>, giornalista e scrittore, è caposervizio del <em>Messaggero</em> ed autore di diversi saggi (tra i quali <em>Presunto innocente</em>, sul caso Perruzza, e <em>Da Tragnone a Fidel Castro, gli eventi che sconvolsero L’Aquila</em>) e di due romanzi, incentrati proprio sulla figura di Celestino V (<em>La maschera di Celestino</em> e <em>La missione di Celestino</em>).</p>
<p>La presentazione dello spettacolo scritto insieme a Stefano Fonzi si è rivelata un’ottima occasione per incontrarlo e rivolgergli alcune domande, sull’Aquila, la Perdonanza e, naturalmente, su Celestino.</p>
<p><strong>Come e quando è iniziata la collaborazione fra lei e Stefano Fonzi, dalla quale è poi scaturita l’idea per la realizzazione del concerto “Celestino V. Un povero cristiano?”</strong></p>
<p>«Ho avuto l’onore di collaborare con il maestro Stefano Fonzi già nel 2006 quando, nell’ambito del progetto “Note di cronaca” ideato del maestro Vittorio Antonellini, si scelse il caso del delitto di Balsorano. Anche in quell’occasione ho scritto per Fonzi i testi per il concerto che ha fatto da “apripista” a un’idea geniale che, infatti, ha avuto un enorme successo a Roma con il concerto in onore dei magistrati Falcone e Borsellino. Siamo convinti che anche nel caso di Celestino V, il cui messaggio è sempre attualissimo, si possa “bucare” il panorama nazionale».</p>
<p><strong>Stefano Fonzi è autore di diverse colonne sonore per teatro, tv e cinema. Tali esperienze professionali, naturalmente, hanno influito anche sulla musica scritta per questo concerto, una musica dal respiro e dalle suggestioni filmiche. Secondo lei la figura e la parabola di Celestino V si presterebbero bene a trasposizioni cinematografiche o televisive?</strong></p>
<p>«Sì, il timbro del maestro Fonzi richiama le atmosfere di Ennio Morricone. Un film o una fiction su Celestino V sarebbero fondamentali per lanciare il messaggio che, alla luce del sisma, è ancora più fondamentale per la rinascita dell’Aquila. Ma su questo obiettivo dovrebbe lavorare la città intera unendo le forze. Noi aquilani avremmo anche le credenziali giuste: solo che ognuno pensa per sé, anche dopo la tragedia che ci è capitata, e tali risultati non si raggiungeranno mai».</p>
<p><strong>Nel testo da lei scritto è esplicitamente citato, sia nel titolo che nel corpo della narrazione, Ignazio Silone (“L’avventura di un povero cristiano”, ndr). In che misura la lettura siloniana di questo personaggio della storia della cristianità l’ha influenzata?</strong></p>
<p>«Non a caso “L’avventura di un povero cristiano” è stata una fortunatissima trasposizione teatrale che fece il grande Teatro Stabile dell’Aquila nel 1969&#8230; Per me l’impostazione siloniana resta un faro. Mi verrebbe da dire che Celestino V era un “cristiano senza chiesa ed un socialista senza partito”. Silone è stato il primo ad intuire la valenza del messaggio celestiniano: le atmosfere dell’“Avventura di un povero cristiano” sono un passaggio fondamentale per chi vuole capire l’Eremita del Morrore. Silone fa dire a Fra’ Pietro: “Il popolo cristiano bada di più a quello che i preti o i frati fanno che a quello che essi dicono”. E’ di un’attualità sconvolgente.</p>
<p><strong>Lei si occupa di Celestino V e della Perdonanza da molto tempo. Ricordiamo, ad esempio, il suo romanzo “La missione di Celestino”, pubblicato nel 2006, i cui proventi, fra l’altro, sono stati dati interamente in beneficenza. Quali sono le ragioni alla base di questo suo interesse per questo Papa?</strong></p>
<p>«Guardi, a mio giudizio Celestino V è l’essenza dell’Aquila, la mia città che per me è anche una “madre”,  che oggi è in gravi, gravissime condizioni. Questo “Gandhi del Duecento”, in una città neonata perché L’Aquila era nata solo una quarantina di anni prima, come fosse predestinata, lancia una vera e propria rivoluzione con la sua incoronazione (decentrata rispetto a Roma) e con la sua Bolla del Perdono. Questo “Martin Luther King dei suoi tempi” detta anche una sorta di ricetta che, infatti, lancia L’Aquila che diventa di lì a poco una metropoli, seconda città del Regno delle Due Sicilie dopo Napoli. Una ricetta ancora attuale. Prescindere da Celestino, oggi significa non ricostruire L’Aquila. Io dicevo: viva Celestino! Oggi lo urlo».</p>
<p><strong>Lei ha definito più volte Celestino V il Gandhi e il Martin Luther King del Medioevo. E’ un paragone affascinante ma anche azzardato, vista la radicale diversità dei contesti storico-culturali nei quali ciascuno di questi personaggi visse ed operò. Inoltre non si può dire che Celestino V avesse le doti di un leader né che alla base del suo “messaggio” vi fossero intenti o obiettivi politici. Alla luce di quali affinità, dunque, può essere fatto questo paragone?</strong></p>
<p>«Un “povero cristiano” che crea un Ordine (i Celestini: “Il più potente Ordine che la Chiesa ricordi”); che realizza opere ciclopiche (la basilica di Collemaggio ma anche l’Abbazia del Morrone); che inventa le cooperative sociali; che bonifica interi territori; che muove le folle; che da del tu ai sovrani dell’epoca; che compie, ultrasessantenne, un epico viaggio a piedi a Lione per convincere il Papa a riconoscere il suo Ordine&#8230; ebbene un uomo così non le sembra un leader? E non è un messaggio “politico” quello di spiazzare la Chiesa, che Celestino considera corrotta, e concedere l’indulgenza plenaria gratis per tutti e, dunque, anche per la povera gente che in quell’epoca non se la poteva permettere?».</p>
<p><strong>Secondo lei perché un umile eremita semianalfabeta, che si era sempre tenuto lontano da intrighi e giochi politici di palazzo, fu eletto papa? Se, scegliendo lui, la Chiesa voleva apportare dei cambiamenti e delle novità al proprio interno non si spiega però come mai il successore di Celestino V fu poi Bonifacio VIII, il quale era notoriamente un uomo spregiudicato nonché un convinto assertore della superiorità dell’autorità papale su quella regia.</strong></p>
<p>«Questo è un discorso storico difficile da analizzare, almeno per me che non sono attrezzato. Sappiamo che in quel momento la Chiesa vive un empasse. Il Conclave è bloccato da due anni nella guerra tra gli Orsini e i Colonna. C’è questa iniziativa del re Carlo d’Angiò di sollecitare l’Eremita del Morrone (che deve essere appunto un leader carismatico, o no?), a scrivere un’accorata lettera al Conclave che si trova a Perugia dopo che era dovuto fuggire dall’ira dei romani. Il cardinale anziano, Latino Malabranca, resta folgorato da questa lettera. Se si crede, è stato lo Spirito Santo ad “illuminare” i cardinali. Realisticamente deve essere stata pensata come una soluzione ponte, in attesa di chiarire gli equilibri mentre il Cardinale Caetani già tramava fino poi a diventare finalmente Papa col nome di Bonifacio VIII, come compromesso tra gli Orsini e i Colonna. Un piano che Celestino manda all’aria con le sue clamorose dimissioni. Non ci sta a fare il fantoccio. Ma le sue dimissioni “salvano anche l’unità della Chiesa”: non lo dico io, ma Papa Paolo VI».</p>
<p><strong>Parliamo un po’ della Perdonanza. E’ la festa religiosa più importante che ci sia all’Aquila e ad essa gli aquilani sono molto legati. Si ha l’impressione, però, che più che appartenere all’intera municipalità, la Perdonanza sia sempre stata, e lo sia ancora, oggetto di “contesa” fra vari segmenti della cittadinanza e, soprattutto, della politica. Vi è ancora la tendenza, insomma, a volerla strumentalizzare per altri scopi. Perché?</strong></p>
<p>«La classe dirigente, mediamente fallita e fallimentare, che da anni governa la città, con la Perdonanza appare in tutto il suo pressappochismo. Sicché la manifestazione finisce col diventare il cortile di scontro di patetici guelfi e ghibellini. Non c’è un progetto, non c’è un’idea, non c’è una <em>mission</em>. Poco più che una sagra: una grande sagra ma pur sempre una sagra. L’apocalisse del terremoto, col passaggio di Papa Benedetto XVI sotto la Porta Santa di Collemaggio e le sue parole di “riabilitazione” di Celestino V a Sulmona il 4 luglio scorso (“Un gesto di coraggio”, altro che vile), potevano segnare una grandissima occasione il rilancio. Questa Perdonanza appena conclusa, che sarà invece ricordata come quella dei tafferugli e delle carriole che sfilano nel corteo, è stata un’altra grande occasione persa. Purtroppo».</p>
<p><strong>L’essenza e lo spirito del messaggio celestiniano consistettero nel mettere al primo posto non i potenti ma gli umili, i diseredati, i poveri. Lei ritiene che, appunto valorizzandone maggiormente l’aspetto sociale rispetto a quello prettamente spirituale, oggi anche i non credenti possano riconoscersi nella Perdonanza?</strong></p>
<p>«La Perdonanza, pur incentrata su uno dei principi cardine del Cristianesimo, il perdono, è una manifestazione di grande valenza civica. E’ stato Celestino V ad affidare la Bolla del Perdono alla municipalità, temendo ritorsioni da parte della Chiesa, come infatti ci furono visto che Bonifacio VIII tentò di impadronirsi del privilegio per poterlo distruggere. Da allora, il popolo aquilano è il custode di un atto così profondamente cristiano. E il perdono è l’anticamera della pace. Se due persone litigano ma non si perdonano vicendevolmente, la pace non la faranno mai. Se amplifichiamo questo concetto apparentemente banale, capiamo la valenza universale, non soltanto cristiana, del messaggio celestiniano. Viva Celestino».</p>
<p style="text-align: right;">Roberto Ciuffini</p>
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		<title>&#8221;Nel corso di una gara mi sento ‘vivo’ a 360º&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 14:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nato a Lugo, in provincia di Ravenna, 26 anni fa e da ormai 17 anni sul sellino della bicicletta, Alan Marangoni è un giovane esempio di dedizione e impegno. Formatosi nel suo paese, sotto lo sguardo attento ma mai pesante di suo padre, ha affrontato le strade dell’Italia e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/08/Alan_Marangoni.Foto_.Paolo_Genovesi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9037" title="Alan_Marangoni.Foto.Paolo_Genovesi" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/08/Alan_Marangoni.Foto_.Paolo_Genovesi-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a>Nato a Lugo, in provincia di Ravenna, 26 anni fa e da ormai 17 anni sul sellino della bicicletta, </span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.fansclubmarangoni.it/"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan Marangoni</strong></span></span></a></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> è un giovane esempio di dedizione e impegno. Formatosi nel suo paese, sotto lo sguardo attento ma mai pesante di suo padre, ha affrontato le strade dell’Italia e del mondo dimostrando di essere un grande </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">passista e cronoman.<span id="more-9036"></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Infatti, nel 2006, ha vinto il </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Campionato Italiano a Cronometro</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> per under 23. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Nel 2009 è </span></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">approdato al professionismo con l’ </span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">CSF Group &#8211; Navigare</span></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Professional Cycling Team</span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">. </span></span></span></strong><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Ed è, dalla stagione 2010, uno dei membri della </span></span></span></strong><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">squadra </span></span><a href="http://www.colnagocsf.com/"><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Colnago CSF Inox</strong></span></span></span></span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">.</span></span></span></span></a><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Squadra con cui ha realizzato la sua prima partecipazione al </span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Giro D’Italia</strong></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> regalando a tutti gli appassionati di questo sport una fuga lunga 120 km, iniziata al 21km e durata fino a meno di 2 km dall’arrivo. Un’impresa rimasta nelle retine di tutti e che l’ha visto come autore di un’ottima prestazione. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Questa e altre imprese del romagnolo, pronto a mettersi sempre al lavoro per i suoi compagni di squadra, hanno suscitato l’interesse anche del neo </span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Commissario tecnico</strong></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> della Nazionale Italiana, </span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Paolo Bettini,</strong></span></span><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> che ha convocato Alan </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">per partecipare,  in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>maglia azzurra </strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">il prossimo 28 agosto al </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Giro del Veneto,</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> in un gruppo di giovani con grandi prospettive per il futuro creato soprattutto per conoscere i ragazzi ma anche per capire chi può essere utile ai </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Mondiali di Ciclismo</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> che si terranno a </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Melbourne </strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">a settembre di quest’anno. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Ciao Alan! Vorresti raccontarci chi ti ha iniziato al ciclismo?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> E&#8217; stato mio babbo ad iniziarmi al ciclismo ma non mi ha mai forzato. Lui gestiva (come adesso) la squadra di giovani della S.C. Cotignolese e io ogni tanto andavo a vedere le corse. Un bel giorno gli ho chiesto:</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>&#8220;babbo, ma perché non posso iniziare anch&#8217;io a correre?&#8221;</em></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Quando hai capito che era il “tuo” sport?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Ho capito che era il mio sport perché nel corso degli anni ottenevo risultati con continuità  e riuscivo a fare sacrifici senza farmeli pesare più di tanto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Cosa provi quando sei in corsa?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Nel corso di una gara posso provare di tutto… adrenalina, paura, gioia, tensione, illusione, rabbia, orgoglio, spirito d&#8217;avventura, coraggio&#8230; mi sento “VIVO” a 360° insomma…</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Dialogando con </strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Emilio Dalmonte</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong> </strong></em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>- un tuo conterraneo che ha attraversato quest&#8217;anno il sud degli Stati Uniti con una bici </em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>- </strong></em></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>sul ciclismo in Romagna, ha subito parlato di te come “un giovane pulito, nel senso che va a pane e acqua, molto bravo e che spero arrivi lontano”.  Questo suo commento mi ha fatto pensare ai sacrifici che devono fare spesso i ciclisti per poter arrivare appunto &#8216;lontano&#8217;. I sacrifici che hai fatto per questo sport sono un peso per te? Hai dovuto lasciare qualcosa in cambio?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Ho avuto il piacere di conoscere Dalmonte lo scorso dicembre a Cotignola, una grande persona con un grande voglia di avventura. Per quel che riguarda quanto mi pesa fare sacrifici, dipende dai momenti&#8230; quando le cose vanno bene non mi pesano per niente, mentre quando vanno male un po&#8217; si… però diciamo che nel corso degli anni sono riuscito a trovare un certo equilibrio. Per la bici ho dovuto rinunciare ad alcune amicizie, ma col passare del tempo ho capito che non erano poi così importanti come credevo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Quanto è importante per te avere il sostegno della famiglia?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> La famiglia per me è  stata fondamentale&#8230; senza la famiglia non avrei mai raggiunto certi traguardi. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Ti aspettavi la convocazione del Ct Paolo Bettini per far parte della Nazionale il prossimo 28 agosto nel Giro del Veneto? Come hai accolto la notizia?</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> La convocazione di Bettini è arrivata molto a sorpresa. E&#8217; stata il frutto di una collaborazione del CT con le squadre. Per fare questa gara sperimentale cercava uomini affidabili in grado di tirare per tanti km e il mio direttore sportivo Reverberi gli ha fatto il mio nome, visto che quest&#8217;anno ho partecipato a 70 gare e ho sempre eseguito al meglio i miei compiti. E&#8217; stato una specie di premio per la mia serietà, diciamo. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong>Un sogno?</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana, sans-serif; font-size: small;"><strong></strong></span><span style="color: #000080;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>Alan:</strong></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> A differenza di tanti altri che sognano vittorie importante, io sogno invece di smettere il giorno in cui lo deciderò io, senza condizionamenti esterni, solo per mia unica volontà. C&#8217;è gente che è costretta a smettere e porta con sé rancore per tutta la vita. Io voglio smettere senza rimpianti. E&#8217; logico però che vincere una tappetta al Giro non mi farebbe schifo&#8230; anzi!!</span></span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-family: Verdana, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em><strong>Magalí Pizarro </strong></em></span></span></p>
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		<title>A  New York per raccontare il ritmo quotidiano, l&#8217;esperienza perfetta</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 06:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca e Cristina, catapultati a New York direttamente dalla ridente penisola felice, vivono e lavorano a Manhattan dall’Agosto 2007. &#8221;Scrutiamo il mondo che ci circonda con attenzione maniacale, alla ricerca dell’esperienza perfetta. Abbiamo girovagato e conosciuto New York in lungo e in largo, da soli, con amici autoctoni, stranieri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/Manhattan.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7824" title="Manhattan" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/Manhattan-300x225.jpg" alt="" width="229" height="176" /></a>Luca e Cristina, catapultati a New York direttamente dalla ridente penisola felice, vivono e lavorano a Manhattan dall’Agosto 2007.<br />
<em>&#8221;Scrutiamo il mondo che ci circonda con attenzione maniacale, alla ricerca dell’esperienza perfetta. Abbiamo girovagato e conosciuto New York in lungo e in largo, da soli, con amici autoctoni, stranieri e con visitatori italiani.&#8221; </em>scrivono nel loro sito <a href="http://www.iNewYork.it">iNewYork.it</a>, The first guide to italianize New York è un portale che racconta NY nel suo ritmo quotidiano, un punto di vista meno &#8221;turistico&#8221;.<span id="more-7817"></span></p>
<ul>
<li><strong>Come è iniziata la vostra esperienza a New York?</strong></li>
</ul>
<p>Dopo essere stati in vacanza a New York nel 2006 ce ne siamo innamorati. Rientrati abbiamo iniziato a riflettere su quali passi avremmo dovuto intraprendere per un eventuale trasferimento. Un anno dopo, Luca e’ stato ammesso all’NYU Medical Center per un dottorato in Medicina Molecolare, e Cristina ha trovato uno stage in una agenzia di Pubbliche Relazioni. Detto, fatto: subito dopo la Laurea Specialistica siamo partiti.</p>
<ul>
<li><strong>Trasferirsi nella grande mela, il sogno di tanti e il coraggio di pochi, lasciare l&#8217;Italia per NY, a primo impatto cosa si prova?</strong></li>
</ul>
<p>Ci siamo trasferiti a New York di Sabato e abbiamo iniziato a lavorare il Lunedì successivo. Tra lavoro nuovo, vita nuova, casa nuova, siamo stati talmente presi all’inizio che non abbiamo avuto tempo per riflettere.<br />
Dopo qualche mese ci siamo accorti che in generale New York e’ una città molto veloce, che non lascia il tempo per pensare: bisogna viverla completamente senza troppi pensieri. Molto spesso ci ritroviamo a guardare il calendario ed esclamare: “Luglio? Siamo già a Luglio? E Maggio e Giugno dove sono finiti?!” – il che ovviamente ha un riscontro positivo: ci sembra di essere tornati in Italia solo un paio di mesi fa, e invece ne sono passati già sette. E torneremo a Natale, che in minuti newyorkesi è proprio dietro l’angolo! Questa nuova concezione del tempo, aggiunta all’ampia offerta di voli aerei per il Bel Paese, Internet e Skype aiutano molto ad accorciare le distanze. Alla fine siamo tutti cittadini del mondo, e il mondo è piccolo – si sa.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa consigliate a chi si vuole trasferire a New York? Qual è la migliore età?</strong></li>
</ul>
<p>Non c’e’ una età consigliata . L’unica cosa e’ esserne convinti. Una delle poche cose certe del vivere a New York è che anche appena atterrati al JFK Airport non si e’ l’ultimo arrivato.<br />
“C’è sempre qualcuno che è qui da meno di te, e, indipendentemente da quale sia il tuo livello di inglese, c’è sempre qualcuno che lo parla peggio di te”, ci è stato detto durante una delle nostre prime settimane nella Grande Mela. New York è il lato positivo della vita, è il sogno che tutti, grandi e piccoli, hanno. Per inseguire i sogni non si è mai troppo giovani o troppo vecchi. </p>
<ul>
<li><strong>Nel fine settimana com&#8217;è la città? </strong></li>
</ul>
<p>Nei fine settimana la città non e’ molto diversa dagli altri giorni. La Città è cosi ricca di eventi, mostre, iniziative e possibili attività che sembra sempre Sabato. Una cosa è certa, in qualsiasi momento della settimana c’è sempre troppa offerta. Vi renderete subito conto di qual è l’unica qualità che manca all’essere umano: l’ubiquità!</p>
<ul>
<li><strong>Vivere a NY richiede un budget a disposizione elevato?</strong></li>
</ul>
<p>La vita a New York non è esattamente economica. Gli affitti sono alti (a partire dai $2.000 al mese per un monolocale), il cibo italiano è molto caro ($10 una mozzarella campana fresca) e anche uscire a divertirsi è costoso (il biglietto del cinema costa $12. Se il film è in 3D $16). Tuttavia gli stipendi sono adeguati al costo della vita, e mal che vada ci si può sempre trasferire fuori Manhattan, dove tutto è un poco più economico. </p>
<ul>
<li><strong>Il miglior periodo per visitare New York?</strong></li>
</ul>
<p>Diciamo che a New York è sempre il momento giusto per una capatina: c’è talmente tanto da fare e vedere che ogni periodo è unico e particolare. Se proprio dovessimo sbilanciarci diremmo:<br />
- Fine Aprile e inizio Maggio, perchè la città è tutta in fiore e la gente si riversa sulle strade felice di un po’ di tepore dopo il lungo inverno.<br />
- Ottobre, perchè’ e il mese del cambio di colore delle foglie: Central Park e’ all’apice della sua belezza, e poi perchè non vi volete assolutamente perdere la serata più pazza dell’anno: Halloween.<br />
- Dall’8 al 24 Dicembre: a New York il Natale si sente davvero. Neve, alberi di Natale ovunque, piste di pattinaggio su ghiaccio nei parchi, Babbi di Natale con campanelle d’ordinanza, musiche natalizie in ogni dove e soprattutto vetrine scintillanti sulla Fifth Avenue.<br />
Al contrario eviteremmo i mesi di Luglio e Agosto, troppo caldi e umidi. </p>
<ul>
<li><strong>In Italia ogni settimana si &#8221;festeggia&#8221; il giovedì universitario, in America quali sono le attività principali degli studenti?</strong></li>
</ul>
<p>Gli studenti universitari vivono tutti in dormitori: la festa è tutte le sere! Inoltre le palestre universitarie sono sempre affollatissime, con conseguente alta concentrazione di adoni e muse – esattamente come in Beverly Hills 90210, o per le generazioni più giovani, Gossip Girl!</p>
<ul>
<li><strong>Ottenere un visto è difficile? Voi che visto avete?</strong></li>
</ul>
<p>Ottenere un visto studenti o per turismo non è affatto difficile: raramente le domande vengono rifiutate.<br />
Ottenere un visto lavorativo è invece molto difficile, complesso e costoso. Tuttavia è possibile partecipare ad una lotteria gratuita per poter vincere la cittadinanza.<br />
Luca ha un visto studente, Cristina un visto lavorativo. </p>
<ul>
<li><strong>Trovare un lavoro a NY è un&#8217;impresa?</strong></li>
</ul>
<p>Dipende da che lavoro si sta cercando e dalla qualifica che si possiede. Più si è qualificati meglio è – che tradotto in parole povere significa: non pensate di venire a lavorare da McDonald’s, perché ci sono altri milioni di americani che hanno le stesse vostre qualifiche per quel lavoro! La situazione lavorativa in generale non è ancora delle migliori, a causa della recente crisi finanziaria non ancora del tutto passata – ma l’aria di speranza si respira, e le ditte hanno iniziato ad assumere di nuovo.<br />
Se invece siete alla ricerca di un lavoretto di pochi mesi come cameriere o simili con un poco di ricerca e fortuna dovreste trovare lavoro velocemente. Ricordiamo però che lavorare senza permesso lavorativo è illegale. </p>
<ul>
<li><strong>Qual è il vostro lavoro?</strong></li>
</ul>
<p>Luca sta svolgendo un Dottorato in Medicina Molecolare, mentre Cristina lavora come Account Executive in una agenzia di Pubbliche Relazioni.</p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;America è meglio dell&#8217;Italia?</strong></li>
</ul>
<p>No, non lo è. Ma nemmeno l’Italia è meglio dell’America. Come in tutte le cose ci sono fattori positivi e negativi. Quando vivevamo in Italia eravamo soliti criticare aspramente il Bel Paese, lamentandoci di tutte le cose che non andavano.<br />
Vivendo all’estero abbiamo iniziato ad apprezzare di più la nostra Patria, e dopo tre anni dall’espatrio ci ritroviamo sempre di più a difendere l’Italia in discussioni con connazionali e non. Alla fine è facile parlare male dell’Italia, e tutti lo fanno. Ma se non ci pensiamo noi a difenderla, chi lo farà al posto nostro? </p>
<ul>
<li><strong>Il cibo newyorkese?</strong></li>
</ul>
<p>Il cibo Newyorkese è il cibo del mondo. Il 35% degli abitanti della City è nata fuori dagli Stati Uniti. Questa grande diversità di provenienza ha reso il panorama culinario della Città estremamente vario e ricco. Spesso iniziamo la serata in un ristorante di tapas spagnolo, ceniamo in un ristorante franco-marocchino e finiamo la serata in un bar-karaoke coreano. La domanda da porsi prima di uscire a mangiare è: “In che posto del mondo vogliamo mangiare oggi?”</p>
<ul>
<li><strong>Quali sono le maggiori attrazioni estive?</strong></li>
</ul>
<p>I musei: l’aria condizionata vi farà dimenticare l’afa newyorkese!<br />
A parte gli scherzi, oltre ai meravigliosi musei, vi consigliamo uno dei tanti parchi pubblici della città – e se volete fare veramente i newyorkesi lasciate perdere Central Park e rifugiatevi a Madison Square Park, Bryant Park, Battery Park o Governor Island.<br />
Per la sera i Rooftop bar sono un Must!</p>
<p style="text-align: right;">Manuel Romano</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Claudia Romani: Bella, single e generosa</title>
		<link>http://www.improntalaquila.org/2010/07/06/articolo7421/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 00:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Manuel Romano, della redazione L&#8217;Impronta L&#8217;Aquila, ha intervistato Claudia Romani, giovane aquilana con la passione della moda che lavora tra Londra e Copenhagen. Attualmente testimonial di “Forza L’Aquila”, un’associazione no profit che ha lo scopo di aiutare il capoluogo abruzzese in seguito al devastante sisma del 6 aprile 2009. Ciao Claudia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/edgar2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7422" title="edgar2" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/edgar2-200x300.jpg" alt="" width="250" height="400" /></a>Manuel Romano, della redazione L&#8217;Impronta L&#8217;Aquila, ha intervistato Claudia Romani, giovane aquilana con la passione della moda che lavora tra Londra e Copenhagen. Attualmente testimonial di “Forza L’Aquila”, un’associazione no profit che ha lo scopo di aiutare il capoluogo abruzzese in seguito al devastante sisma del 6 aprile 2009.</p>
<p><span id="more-7421"></span><strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em>Ciao Claudia, sei nata a l&#8217;Aquila, ami viaggiare. Tra le città che hai visitato quale ha suscitato in te più emozioni?</em></strong><br />
Oltre a quelle in cui ho vissuto.. direi Rio De Janeiro o comunque il Brasile in generale.</p>
<p><strong><em>Nel 2005 hai partecipato a due concorsi (Gambe migliori della rivista “Q” e Miss Internet), in entrambi sei arrivata prima, quale ti ha entusiasmato maggiormente?</em></strong><br />
C’e’ sempre emozione nel vedere quanto affetto ci sia da parte della gente ma, mentre Miss Internet si e’ svolto online&#8230; il concorso di Q Magazine aveva una vera e propria giuria&#8230; quindi e’ stata un’esperienza forte</p>
<p><strong><em>Appena hai finito gli studi ti sei trasferita a Copenhagen, nel tuo sito scrivi “la città che <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/claudia44.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7423" title="claudia44" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/claudia44-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>possiede il mio cuore”, cosa ti ha incantato?</em></strong><br />
E’ una capitale ma, ha una dimensione umana e vivibile, un ottimo stato sociale e gente bella dentro e fuori&#8230; insomma un piccolo paradiso terrestre.. Clima a parte!!! (sorride)</p>
<p><strong><em>Come e&#8217; nata la passione per la moda e come sei entrata in questo mondo?</em></strong><br />
Ho sempre amato il mondo dello spettacolo ed un giorno sulla spiaggia di Bellevue a Copenhagen sono stata scoperta da una talent scout della rivista FHM.</p>
<p><strong><em>Studi canto e recitazione, con quale attore ti piacerebbe esordire?</em></strong><br />
Matt Damon e Peter Andre. Devo studiare ancora un po’ pero’&#8230;.</p>
<p><strong><em>Hai Facebook, Myspace, un sito ufficiale&#8230; Che rapporto hai con i tuoi fan? Risultano invadenti? Aggiorni il tuo profilo con foto di backstage e non, ti piace farti notare nella vita sociale di tutti i giorni?</em></strong><br />
Capita che qualcuno sia invadente, nella maggior parte dei casi pero’ le persone sono soltanto affettuose. Nel quotidiano non sono esibizionista, amo vestire in modo femminile ma&#8230; molte persone vedendo le mie foto prima di conoscermi credono sia piu’ aggressiva..</p>
<p><strong><em>Cosa fai nel tuo tempo libero?</em></strong><br />
Mi piace viaggiare, andare in piscina, fare lunghe passeggiate</p>
<p><strong><em>Nella tua vita, a cosa rifiuteresti e a cosa non rinunceresti mai?</em></strong><br />
Il mio lavoro mi porta a rinunciare ad un po’ di normalita’, una storia d’amore, orari “regolari”. Non rinuncerei a viaggiare, mi fa sentire libera e mi arricch<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/dion-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7424" title="dion 1" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/07/dion-1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>isce.</p>
<p><strong><em>Stato civile? Cosa deve fare un uomo per conquistarti?</em></strong><br />
Single. Un uomo per conquistarmi deve essere ambizioso, simpatico e soprattutto sincero</p>
<p><strong><em>Descriviti con un solo aggettivo</em></strong><br />
Determinata</p>
<p><strong><em>Cosa non sopporti?</em></strong><br />
La superficialita’</p>
<p><strong><em>Secondo te, fare carriera è più difficile per un modello o per una modella?</em></strong><br />
Credo sia difficile per entrambi</p>
<p><strong><em>Davanti l&#8217;obiettivo della macchina fotografica, senti di essere te stessa o di interpretare un ruolo?</em></strong><br />
Ho imparato ad avere molte sfaccettature, cerco di interpretare il ruolo richiesto.</p>
<p><strong><em>Vuoi raccontarci i tuoi progetti futuri?</em></strong><br />
Fare televisione ed essere il punto di riferimento per gli italiani che organizzano eventi, concerti &#8230; qui a Miami.</p>
<p style="text-align: right;">Manuel Romano</p>
<p style="text-align: right;">Foto: Roberto Grillo, Edgar Velasquez e Dion.</p>
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		<title>Don Giovanni Saverioni racconta la Liberazione di Teramo 65 anni fa</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 11:09:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Don Giovanni Saverioni, umile prete di campagna, giornalista, viaggiatore, poeta e scrittore, ha attraversato indenne 66 anni di storia patria del Novecento teramano, vivendo da protagonista fatti che alcuni vorrebbero semplicemente vedere sepolti per sempre. Invece, Don Giovanni di cose da raccontare ne ha ancora molte, soprattutto ai più giovani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/don-Giovanni-Saveriani-e-Mons-Vincenzo-DAddario.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6557" title="don Giovanni Saveriani e Mons Vincenzo D'Addario" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/don-Giovanni-Saveriani-e-Mons-Vincenzo-DAddario-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Don Giovanni Saverioni, umile prete di campagna, giornalista, viaggiatore, poeta e scrittore, ha attraversato indenne 66 anni di storia patria del Novecento teramano, vivendo da protagonista fatti che alcuni vorrebbero semplicemente vedere sepolti per sempre. Invece, Don Giovanni di cose da raccontare ne ha ancora molte, soprattutto ai più giovani e a chi non c’era in quei tristi giorni della Seconda Guerra Mondiale quando i nostri patrioti preparavano la strada alle Armate alleate dei generali Montgomery ed Alexander, gli artefici della Liberazione di Teramo dai nazi-fascisti, in quei lontani giorni del 14-16 giugno 1944. <span id="more-6556"></span>Don Giovanni Saverioni, cosa ricorda di quei giorni? “E’ passato il tempo della lepre! Sono nato a Sciusciano, il 5 aprile 1919 in una famiglia di piccoli proprietari. Sapete? Sciusciano significa: il paese delle prugne bianche, le migliori in assoluto e ce n’erano talmente tante che i contadini non riuscivano a mangiarle. Così le coglievano, le mettevano in mezzo al fieno e poi, quando d’inverno andavano a tagliare il fieno, trovavano le prugne secche! Entrato in seminario a 10 anni, ho compiuto gli studi dalla quinta elementare al quinto ginnasio a Teramo, i tre anni di liceo e i quattro di teologia a Chieti. Ordinato sacerdote il 29 settembre 1944 a Teramo, la mia prima parrocchia fu quella di Tottea di Crognaleto dove rimasi dal 1945 al 1949. Fui poi parroco di Poggio Cono dal 1950 al 1968, quindi fui chiamato a organizzare la parrocchia di Villa Mosca dove sono rimasto fino al 2 settembre 2000. Ho insegnato Lettere nel Seminario Aprutino, Religione al Liceo Classico di Teramo (1952-53), poi all’Istituto “V. Comi” di Teramo (1960-1985). Sono un giornalista da una vita, ho fondato: La Tenda, il piccolo mensile parrocchiale che fino a qualche tempo fa, distribuivamo in 2400 copie anche all’estero, e la Libreria Cattolica di Teramo”.<br />
<strong>Don Giovanni, i Teramani come vissero l’arrivo dei patrioti e degli alleati, quei giorni del 14-16 giugno 1944?<br />
</strong>“Leggo su questa mia agendina del 1944: &lt;Giovedì 15 giugno da Teramo vanno via gli ultimi tedeschi. Il 16 giugno, venerdì, Armando Ammazzalorso e Bruno Santacroce, con un migliaio di patrioti, scendono a Teramo alle ore 10,30 circa. Alle 17 viene il Generale inglese e il Cappellano. Io ossequio il Cappellano con cui brindo al Caffè Fumo&gt;. L’anno dopo, il 16 giugno 1945, scrissi un articolo per ricordare l’avvenimento, precisando che, forse, doveva trattarsi del Generale Montgomery o Alexander. La mattina del 16 giugno ’44, in una giornata di sole intenso, da Torricella discesero i patrioti che durante una stagione di freddo asprissimo, avevano fatto la spola sulle nostre montagne. Quel giorno il sole volle avvolgerli tutti, saturarli di luce e calore, quasi in compenso di tanto freddo patito. Sfilarono senza l’inquadramento rigido delle parate fasciste: alcuni laceri e sporchi, tutti col sorriso, la gioia e il canto sulle labbra. L’umile popolo che sa afferrare immediatamente il significato di una manifestazione spontanea, applaudì quelli che non avevano avuto la pretesa di scrivere un’epopea eroica sui nostri monti, ma che avevano voluto semplicemente agitare la bandiera della libertà rischiando la vita. Tuttavia quelli erano momenti di odio contro i fascisti e i loro collaboratori. Si voleva la vendetta da parte degli antifascisti e soprattutto dei patrioti. Mentre i patrioti sfilavano per il Viale Bovio e si immettevano su Piazza Garibaldi, io mi trovavo tra la folla, all’altezza dell’attuale chiesa dell’Immacolata. Accanto a me c’era la signora Luisa Venturoni, madre del partigiano Antonio Scarponi. La signora, emozionata per la sfilata dei patrioti, ma soprattutto perché era finito l’incubo di oltre un anno per il figlio fuggiasco e continuamente in pericolo, disse forte: &lt;Ora basta! Non ci devono essere più mamme che trepidano per i loro figli!&gt;. Lo stesso amico Ammazzalorso, affacciandosi al balcone della Prefettura, pronunciò parole di riconciliazione. Purtroppo le loro voci non furono ascoltate e i morti ci furono ancora”.<br />
<strong>Don Giovanni, poi cosa accadde?</strong><br />
“A mezzogiorno Teramo già riprendeva il suo regolare andamento, pur conservando un non so che d’insolito e di festa. Io, Ammazzalorso e Bruno Santacroce andammo a mangiare alla casa del partigiano Antonio Scarpone, dietro la villa comunale. Ma verso le ore 14 una furiosa sparatoria a piazza Garibaldi, all’imbocco di Corso San Giorgio, richiamò l’attenzione di tutti. Gli animi agitati da tanti timori si misero in apprensione: erano forse tornati i tedeschi? Della gente accorse in piazza Garibaldi e lungo il Corso…Ancora qualche fucilata, poi grida confuse di gioia. Erano due soldati alleati, della Nembo, giunti da Ortona. Come il lampo corse la voce: è arrivato il Generale dell’VIII Armata col suo Cappellano! Giunsi anch’io a Piazza Caduti per la Libertà, già gremita di gente. Dal balcone del Palazzo del Consiglio Provinciale dell’Economia si erano affacciati il Generale e il Cappellano che aveva subito cominciato a parlare. Gli sguardi e gli animi erano tesi verso quell’uomo che, parlandoci in italiano, sembrava portarci l’eco di Roma (liberata il 4 giugno, ndr) proiettata anche sulle rive del Tamigi. Interprete dei sentimenti del Generale, il Cappellano disse: &lt;Siamo venuti a Teramo non per portare la guerra, non per combattervi, ma per liberarvi. Siamo venuti non come nemici, ma come fratelli&gt;. Sui teramani, abituati dai tedeschi al linguaggio della provocazione e della minaccia, passò un’ondata di immensa commozione. Bastò quella frase perché cadesse, come d’incanto, tutta la montatura di una propaganda improntata alla calunnia di un nobile popolo che ha sempre fraternizzato con gli Italiani. Poi il Cappellano, sotto la maglietta e il basco del soldato, risentì affiorare il suo cuore religioso e ci esortò a ringraziare Dio per l’ottenuta libertà. Era quello che ci voleva. Dopo tante stragi e tanto odio, la figura di quel benedettino nato sotto un altro cielo ma animato dalla nostra stessa  fede, ci apparve dal balcone come un angelo della pace. Poi continuò: &lt;So che il vostro Vescovo è malato; noi partecipiamo al vostro dolore e alla vostra ansia. Formuliamo per lui l’augurio di una sollecita guarigione e, sicuri di interpretare un vostro desiderio, gli chiediamo, per noi e per voi, la santa benedizione. Benedici, Eccellenza, questo popolo amante della pace!&gt;. E Mons. Antonio Micozzi che da una finestra dell’Episcopio ascoltava le parole del Cappellano, sporse il suo viso cereo. Era diventato un’ombra! Diciassette anni prima era venuto a Teramo sano e robusto; ora viveva gli ultimi giorni della sua vita, consumandosi, a poco a poco, come un lume senza olio. La folla applaudì e Mons. Micozzi, con un gesto ampio e solenne, alzò le mani scarne e ci benedisse. Tutti erano commossi e tornarono ad applaudire”.<br />
<strong>Don Giovanni, i Teramani come risposero all’invito del Cappellano militare?<br />
</strong>“Il Cappellano, continuando a parlare, ricordò il Sommo Pontefice Pio XII. Quel ricordo del Papa, fatto in un giorno di Vittoria e da un britannico, aveva un significato profondo: la Chiesa universale, con la sua potente attrazione, volge a Roma anche i figli più lontani e più estranei all’Italia. Anche la foresta ha un canto per il successore di San Pietro. Il Cappellano concluse: &lt;Ora diciamo un’Ave Maria per il Papa…!&gt;. I demagoghi, gli arruffapopoli, gli oratori famosi, preoccupati degli applausi scroscianti, alla fine di ogni discorso vanno in cerca della frase brillante per la chiusa. E difatti scroscia l’applauso, ma spesso è accompagnato da un sorriso che cela un furbo sottinteso. Questa volta la frase altisonante era mancata e, caso strano, si finiva con un’Ave Maria. Il popolo dapprima rimase incerto, era troppo abituato ad altri finali, poi con sicurezza ripeté il Saluto angelico ed applaudì. I cittadini di Teramo ritrovavano allora il loro vero volto: quello della preghiera, del perdono e della fratellanza. E ricordo chiaramente l’incontro che avemmo, circa 13 persone, con il Generale e il Cappellano al Caffè Fumo, dopo il suo discorso dal balcone di quella che era la Camera di Commercio, gli attuali uffici del Comune in piazza Martiri. Brindammo con dello spumante, una bevanda introvabile a quei tempi. Il Generale, naturalmente, brindò alla Vittoria; il Cappellano, volgendosi verso di me, brindò dicendo: &lt; Viva il Papa! &gt;. In Inghilterra, nel passato, l’offesa più grave che si potesse fare a una persona, era dirgli: &lt;Sei un papista!&gt;”. Oggi, 66 anni dopo, il Caffè Grande Italia (ex Fumo) dovrebbe  ricordare quello storico brindisi, magari esponendo qualche foto d’epoca!<br />
<strong>Don Giovanni, scoppiò anche la guerra civile nel Teramano?</strong><br />
“Nell’inverno del 1944 c’era anche la guerra civile in Italia, come descrive bene Giampaolo Pansa nel suo libro Il sangue dei vinti. Sui nostri monti e sulle nostre colline, vivevano alla macchia i patrioti, dopo lo scontro con i tedeschi al Bosco Martese. Io li incontravo quasi ogni sera: Armando Ammazzalorso, Angelo De Dominicis e Bruno Santacroce (che avevano sposato due ragazze di Sciusciano), Arturo Scarpone e Bruno Cellini che fu ucciso una notte d’inverno del ’44 oltre il Ponte Vezzola dopo aver cenato con me”.<br />
<strong>Don Giovanni, Cellini fu ucciso mentre le due formazioni Rodomonti e Ammazzalorso, credendo di contrastare i tedeschi, sparavano l’una contro l’altra? </strong><br />
“Non penso, perché fu l’amico socialista Ammazzalorso a raccontarmi come si svolsero realmente i fatti. Felice Rodomonti si appostò per uccidere il cugino Marcucci, poiché questi aveva lasciato la sua formazione partigiana per unirsi con Ammazzalorso, ma uccise per sbaglio Bruno Cellini. La vendetta si consumò nel Dopoguerra: l’ex capo partigiano Felice Rodomonti organizzava spesso delle serate da ballo nella scuola elementare vicino Cartecchio e una sera vi andò anche il cugino Attilio Marcucci, credendo ormai passato ogni rancore nel cuore di Felice. Il quale appena lo vide, gli sparò: Rodomonti fu accusato dell’omicidio del cugino Marcucci, vi fu la causa che nessuno può negare, ma fu scagionato, si disse, per legittima difesa grazie alla testimonianza di alcuni amici che affermarono di aver visto Attilio impugnare una rivoltella”.<br />
Don Giovanni, quali altri fatti di sangue macchiarono le nostre contrade?<br />
“A Montorio al Vomano vi fu l’accanimento del partigiano yugoslavo Mirko Jovanovic contro i preti, a dimostrazione dell’esistenza di una lotta parallela anticlericale: era fuggito in Italia e si era unito ai patrioti contro i nazifascisti. Mirko uccise due sacerdoti: don Salvatore d’Ovidio, parroco di Poggio Umbricchio, e don Gregorio Ferretti di Collevecchio. E pensare che i montoriesi volevano pure intitolargli una strada! Ora, un prete di campagna non parteggia per nessuno in guerra: mi domando ancora, a distanza di 66 anni, perché mai furono uccisi quei due sacerdoti, se non per l’odio viscerale dei comunisti verso la Chiesa cattolica. Noi preti davamo da mangiare e da bere a tutti, anche ai tedeschi. Certo, noi volevamo la liberazione e la libertà. E non si può dimenticare il contributo di sangue dei nostri patrioti alla causa: è vivo il ricordo del martire Mario Capuani e di tanti altri. Ma le vendette successive alla liberazione di Teramo, furono una infamia. Fu l’amico Ammazzalorso a raccontarmi questi fatti e non credo che l’avrebbe fatto se non fossero stati veri e autentici. Una volta, nella casa di mio zio Raffaele, Ammazzalorso mi disse: &lt;Io non sono comunista, sono socialista!&gt;, per indicare che lui quelle cose non le faceva. Ma io non capii subito la differenza perché non sapevo nulla dei partiti politici, solo che il Papa aveva condannato il marxismo. Durante il Ventennio, infatti, non si poteva parlare di partiti: o eri fascista o eri morto. I libri sui partiti venivano custoditi in cantina”.<br />
<strong>Don Giovanni, alcuni soldati alleati trovarono rifugio e conforto nelle nostre case?</strong><br />
“Qualche volta andavo a trovare quelli che vivevano nascosti in un fienile, a Scapriano. Ricordo, tra gli altri, un giovane soldato britannico, il dott. Edmund William Layland di Sheffield (Inghilterra) che mi disse: &lt; Se riesco a tornare a casa, comprerò una Fiat!&gt;. Una sera ho avuto un incontro particolare con un soldato russo, fuggiasco anche lui, sulle nostre colline di Castrogno, per sfuggire ai tedeschi, in un tempo in cui vivevamo di paura e di ardimento per la guerra civile. Si chiamava Nicola Kartashov. Ce l’ho ancora davanti agli occhi con quel pizzo biondo e l’andatura dinoccolata e stanca. Il bastone in mano e un cencio in testa: aveva l’aria di un brigante e di un sognatore insieme. E, quando comparve a San Pietro ad Lacum (in realtà ad Acumen che significa in cima: questo è il vero nome del paese) dove c’era la parrocchia, quasi tutti lo credettero una spia tedesca. Ci dicevano le donne a bassa voce: &lt; E’ ubriaco, ha dormito un pezzo sulla neve come su un letto di piume. E’ salito in canonica senza neanche bussare. E’ troppo strano: deve essere una spia, il colore della barba parla chiaro&gt;. Io tornavo col parroco dal camposanto di S. Pietro ad Lacum. All’invito di favorire in casa, non seppi rifiutare e salii. Era la sera dell’11 gennaio 1944. Era strano davvero, Nicola Kartashov! Sedeva vicino al fuoco. Vedendoci entrare, si alzò e ci salutò inchinandosi. Al nostro invito, sedette di nuovo, ficcò il bastone nel fuoco, cacciò un tizzo, accese la sigaretta mal fatta e cominciò a sorridere con l’indifferenza di chi è a casa sua. Non sapevamo come attaccare conservazione e rimanemmo muti mentre egli fumava. Pensammo che bisognava rompere il ghiaccio e gli domandammo chi fosse, donde venisse. Ci raccontò di essere stato fatto prigioniero dai tedeschi e di essere fuggito. Accennò alla Russia e a Mussolini. Per saggiare meglio il terreno, gli chiesi notizie di Tolstoj, Gor’kij e Dostoevskij. Era abbastanza colto e rispose con precisione: era diplomato in pianoforte. Divenne espansivo e parlò di Rossini e di Verdi. Alzò lo sguardo al cielo ed esclamò: &lt;Bellissima musica italiana!&gt;. La musica gli aveva rimesso l’allegria addosso e attaccò Finestra chiusa e Firenze: gli occhi brillavano come due fiammelle, gesticolava e agitava il bastone come Charlot. Era troppo e tornammo a dubitare”.<br />
<strong>Don Giovanni, dubitavate che Nicola Kartashov fosse un soldato alleato?</strong><br />
“Tentai ancora chiedendogli se conosceva Katiusha. Fu come avesse ricevuta una scossa. Depose il bastone, con gli occhi al cielo  accompagnando coi gesti la voce non bella di baritono, cantò: &lt; Raszvietàli iàbloni i grusci / popliì tumàni nad riekoj…&gt;. Che significa in russo: la terra era fiorita di frutta / nella bruma dormivano le rose. In quel momento, dinanzi agli occhi luccicanti di Nicola, saranno passate le rive incantate del Volga, la steppa sconfinata, avrà sentito il palpito della Russia lontana, i colpi dei mortai sprofondati nella neve, la poesia di una fanciulla sulla pianura ondulata. &lt;…Vichadìla na bieriég Katiusha / na visòkkij biérieg na krutoj&gt;, continuava a cantare: Katiusha era sola nel prato / veniva sulla riva del fiume. La canzone si snodava nella sua nenia triste e cadenzata, i ricordi si affollavano sempre più numerosi e l’anima si faceva trascinare, cullata dalle acque del fiume. Terminata la canzone, il russo tacque e riaccese la sigaretta. Io aspettai un poco e poi tornai alla carica chiedendogli se conosceva il Volga. Nicola non rispose, ma, afferrato di nuovo dalla nostalgia della patria lontana, invaso come da una frenesia, attaccò con lo stesso entusiasmo la canzone del fiume sacro. Dissi sottovoce al Parroco che era impossibile dubitare: era un russo, al massimo al servizio dei tedeschi. Eppure non sapevamo spiegare quel suo modo strano di agire. Era troppo espansivo per essere un prigioniero, cambiava troppo facilmente di umore, lui che sapeva di essere da tutti noi scrutato con l’avidità dello straniero e doveva avere il timore di chi teme qualche sorpresa. Nicola, intanto, dopo avere abbassato ancora lo sguardo a terra, tornò a parlare con serietà e pacatezza: &lt; Prete italiano, buono, intelligente, bravo. Prete russo, no: molto ignorante e incivile&gt;. Io soggiunsi: &lt;Prete russo, pope?&gt;. E il lui: &lt; Sì, pope! Pope!&gt;, e scoppiò a ridere forte. Mi decisi a fare la domanda che mi interessava di più: &lt; Tu, cristiano?&gt;. Il russo atteggiò un bel sorriso velato di tristezza e rispose: &lt; Mia madre e mio padre, cristiani. Prima di mangiare, fare segno di Croce; prima che io dormire, mia madre fare segno di Croce sopra di me. Io vissuto sotto Stalin…&gt;. E sorrise ancora, quasi compassionando se stesso, quasi chiedendo scusa. Quella frase mi ferì l’animo e mi svelò il vero volto del comunismo ateo. Dopo la guerra scrissi un articolo: come ci liberammo dai comunisti, e in montagna dovetti fare una lotta alla don Camillo, per difendere la religione e i valori cristiani. Feci dei veri e propri comizi anti-comunisti a Poggio Cono e Tottea in previsione delle Elezioni del 1946. Alcuni mesi fa, all’ospedale civile di Teramo ho incontrato una donna e un uomo di Tottea che non vedevo da una vita. Mi hanno richiamato alla memoria un fatto curioso di cui non mi ricordavo: &lt;Ti ricordi cosa dicesti a un comunista?&gt;, mi dissero. &lt; Un compagno ti fece notare che se vincevano i comunisti, a voi democristiani avrebbero tagliato la testa; e tu, don Giovanni, rispondesti: se vinciamo noi democristiani, la testa non ve la tagliamo, perché voi comunisti la testa non l’avete affatto!&gt;. Beh, Le lascio immaginare quante risate ci siamo fatti! Ma 66 anni fa le cose andavano così. Comunque in Russia e nei Paesi dell’Est ci sono andato davvero nel Dopoguerra e ho trovato quella miseria nera, incredibile, difficile da dimenticare”.<br />
<strong>Don Giovanni, il soldato russo si salvò?</strong><br />
“Ho saputo, dopo un po’ di tempo, che Nicola Kartashov era stato sorpreso dai tedeschi sulla Teramo-Ascoli e ucciso. Mi è sembrato opportuno ricordare questo povero soldato russo, morto in Italia combattendo per la nostra Libertà, 65 anni fa, mentre i nostri, sulle orme dell’ARMIR, grazie al leader russo Putin e al premier Berlusconi, sono tornati sul Don, a ricordare i nostri soldati morti in Russia durante la Seconda Guerra Mondiale, per riportare in patria le loro povere spoglie”.<br />
Interessante fu il dialogo tra il Servo di Dio, Giovanni Paolo II (è in corso il Processo di Canonizzazione), e il sacerdote teramano don Giovanni Saverioni relativamente alla storica presenza dei cittadini polacchi a Teramo. Durante la visita a Teramo di Papa Giovanni Paolo II, il 30 giugno 1985, a conclusione del Congresso Eucaristico Diocesano (23-30 giugno 1985), don Giovanni Saverioni salutò il Santo Padre accennando alle relazioni avute dai cittadini polacchi con Teramo nei secoli. Il Santo Padre volle intrattenersi per alcuni minuti in fraterno dialogo con don Giovanni, per saperne di più dalla viva voce di don Giovanni. Il quale ricordò al Papa il pittore polacco Sebastiano Majewski, autore anche della Pala dell’altare della Sacrestia della Cattedrale di Teramo, dipinta nel 1625. “Majewski si firmava: “Polonus et civis teramnensis” (polacco e cittadino teramano). Don Giovanni ricordò, poi, a Giovanni Paolo II il sacerdote polacco Francesco Pradowski, filosofo insigne e letterato. “Egli incontrandosi una sera con degli amici teramani – disse don Giovanni &#8211; recitò una sua poesia che iniziava con questi versi: Tra Vezzola e Tordino, cheta riposa Teramo, fedelissima cittade, per le sue pappardelle assai famose. Francesco Pradowski morì il 23 settembre 1798 (Cf. Giacinto Pannella: L’abate Quartapelle)”. Il Papa, benedicente, ringraziò don Giovanni e i presenti. Una giornata memorabile per tutti, in particolar modo per don Giovanni Saverioni, da 66 anni sacerdote in prima linea nella testimonianza della Fede nella vita civile e religiosa aprutina.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Facciolini</p>
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		<title>Mons. D&#8217;Ercole su Avvenire: &#8220;Evitiamo che la speranza diventi protesta&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 13:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[È tornato a casa in di­cembre, allorché «la percezione di appar­tenere a questa nostra ter­ra si è fatta più forte» e monsignor Giovanni D’Er­cole dimostra di non aver perso uno dei tratti più ti­pici degli abruzzesi della montagna: la schiettezza. La ricostruzione langue e lui dice apertamente: «Mancano i soldi». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/Dercole.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6547" title="D'ercole" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/Dercole.jpg" alt="" width="189" height="169" /></a>È tornato a casa in di­cembre, allorché «la percezione di appar­tenere a questa nostra ter­ra si è fatta più forte» e monsignor Giovanni D’Er­cole dimostra di non aver perso uno dei tratti più ti­pici degli abruzzesi della montagna: la schiettezza. La ricostruzione langue e lui dice apertamente: «Mancano i soldi». Il re­stauro dei monumenti è fermo e lui sottolinea: «Lentezza preoccupante». Aquilano di Morino, il mar­sicano che da pochi mesi è vescovo ausiliare dell’A­quila invita a non disatten­dere le aspettative dei suoi concittadini, perché «alla lunga, si rischia di trasfor­mare la speranza in prote­sta ».<strong><br />
<span id="more-6546"></span><br />
Sono passati 14 mesi dal sisma, perchè la ricostru­zione procede così lenta­mente?</strong></p>
<p>Mancano i soldi: non si sa quando arriveranno e quanti… e poi, forse, trop­pa lentezza burocratica. Questo disorienta la gente che teme di non tornare più a casa: troppi inverni di ritardo potrebbero com­pletare l’opera del terre­moto, riducendo in mace­rie gli edifici danneggiati ed esasperando gli animi sino alla depressione.<strong></p>
<p>La gente esprime ai sacer­doti queste paure?</strong></p>
<p>Certamente, e per questo stiamo facendo quello che è possibile. Grazie alla Pro­tezione civile e al Comune di Roma abbiamo delle tensostrutture nei nuovi &#8216;quartieri&#8217; del progetto Case, che mancano di ogni servizio sociale (bar, nego­zi, luoghi d’incontro, etc.). Abbiamo posto delle ten­de, le &#8216;tende amiche&#8217;, a­perte a tutti, e lì tastiamo il polso degli aquilani: rin­graziano il governo per a­ver dato loro un tetto, ma vogliono tornare a casa propria e hanno seri dub­bi che avvenga in tempi brevi. Sono preoccupati so­prattutto i giovani e gli an­ziani, molti dei quali sono ancora negli alberghi della costa: la loro situazione si fa sempre più precaria.<strong></p>
<p>Qualcuno l’ha criticata per aver partecipato alla pro­testa delle carriole. Lo ri­farebbe?</strong></p>
<p>Certo. Ho scelto, insieme all’arcivescovo, di stare vi­cino alla gente e con la gen­te aquilana in un momen­to di grande tensione. Qualcuno ha detto che sta­vo strumentalizzando la protesta e invece ho volu­to evitare che fosse stru­mentalizzata. Sarà un ca­so, ma subito dopo le ma­cerie del centro della città sono state, almeno par­zialmente, sgombrate.<strong></p>
<p>Oggi, vivendo tra gli aqui­lani, quali rischi percepi­sce?</strong></p>
<p>Io credo che si debbano e­videnziare soprattutto due forti disagi. Il primo è quel­lo di una popolazione che vede trasformarsi la speranza in ansia e preoccupazione.</p>
<p>I terremotati af­frontano una se­conda estate con i problemi di tutti gli italiani &#8211; la man­canza di lavoro, le tasse, il mutuo da restituire &#8211; molti­plicati, però, dalla tragedia che li ha travolti. Trascurare le loro attese ri­schia di trasforma­re la speranza in protesta.<strong></p>
<p>Qual è il secondo grande disagio?</strong></p>
<p>Il pregiudizio anti­cattolico. C’è chi la­vora contro la Chiesa, che pur cerca in tanti modi di stare accanto al­la gente, diffonden­do accuse generi­che e molto spesso false. Certa tv intervista i vescovi e poi manda in on­da un collage di dichiara­zioni da cui si evince solo quello che si vuol far dire. Ad esempio il montaggio di una mia intervista a<em> Report</em></p>
<p>è servito a insinuare che la Curia dell’Aquila &#8216;gestisca&#8217; le donazioni del terremo­to, che addirittura se ne serva per speculazioni im­mobiliari, che l’arcivescovo abbia abbandonato la città nelle ore più buie. Ma per­ché dire cose così false?<strong></p>
<p>Chi e come gestisce i fon­di raccolti dalla Chiesa per l’emergenza Abruzzo?</strong></p>
<p>I soldi sono gestiti dalla Ca­ritas nazionale. La Curia a­quilana riceve dai Comuni terremotati e da altri le ri­chieste d’intervento per scuole materne, residenze per anziani, strutture per le comunità, centri per mi­nori e poi chiede di finan­ziarle e realizzarle alla Ca­ritas.</p>
<p>Nessuna speculazio­ne immobiliare, quindi! Con i fondi Caritas non si costruiscono e riparano chiese; per le chiese si fa ri­corso ad altre fonti e alla collaborazione di tutti.<strong></p>
<p>Quali sono queste fonti?</strong></p>
<p>Per quanto possibile, si chiederà di poter attingere a fondi pubblici, ma so­prattutto si po­trà andare a­vanti con le do­nazioni private e la Provviden­za che sempre assiste quanti sono al servizio del bene. Certo, umanamente parlando par­rebbe un’im­presa sovrau­mana! Serviran­no, infatti, oltre 3,5 miliardi e at­tualmente ab­biamo solo po­chi soldi. Pun­tiamo sui ge­mellaggi. Spe­riamo che la re­gione Liguria fi­nanzi i restauri del santuario della Madonna di Rojo, il Vene­to la Chiesa di San Marco, mentre la Fondazione Ro­ma ha già dato il contribu­to necessario per restaura­re la chiesa di San Biagio A­miternum. Ci sono, poi, al­tri contributi: la Francia per la chiesa delle Anime San­te, la Russia per quella di San Gregorio&#8230;</p>
<p><strong>Che ne sarà della Catte­drale, di Santa Maria Pa­ganica e degli altri monu­menti cristiani di cui è dis­seminato il cratere?</strong></p>
<p>Abbiamo già chiesto finan­ziamenti al ministero dei beni culturali e all’otto per mille (la quota che lo Stato destina alla conservazione dei monumenti; ndr) per provvedere a una quindi­cina di chiese, scegliendo prima quelle più facilmen­te riparabili. Vorremmo re­stituire almeno un luogo di culto ad ogni centro, ad o­gni paese.<strong></p>
<p>E le altre chiese?</strong></p>
<p>Ci daremo da fare in tutti i modi, bussando a tutte le porte. Stiamo cercando di sviluppare gemellaggi con le diocesi, secondo il mo­dello già avviato dalla Ca­ritas. Il terremoto può di­ventare così una propizia occasione di comunione tra le chiese particolari. Per concludere vorrei ribadire, per doverosa chiarezza, che la ricostruzione del pa­trimonio ecclesiastico verrà gestita nel segno del­la massima legalità e tra­sparenza, a partire dai fi­nanziamenti e dalla scelta delle imprese. Quello che occorre in questo momen­to è l’apporto e la collabo­razione di tutti: solo insie­me e remando tutti nella stessa direzione potremo ricostruire &#8216;insieme&#8217; l’A­quila del terzo millennio. Ricostruzione che non è solo materiale, ma è anche e soprattutto umana, so­ciale e spirituale.</p>
<p>«C’è un pregiudizio anticattolico alimentato da certa tv. Con le donazioni si realizzano strutture sociali, non nuove chiese»</p>
<h5 style="text-align: right;"> Paolo Viana</h5>
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		<title>Focus sulla comunicazione finanziaria al Festival dell’Economia di Trento</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 08:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ferpi, la principale federazione italiana dei professionisti delle relazioni pubbliche, partecipa al Festival dell’Economia di Trento con un dibattito su “Trasparenza e comunicazione”, il 6 giugno, alle 10, nell’Aula Kessler della Facoltà di Sociologia. “Si incrociano due opportunità”, spiega Gianluca Comin, presidente Ferpi e direttore relazioni esterne di Enel: “Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/ferpi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6304" title="ferpi" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/06/ferpi.jpg" alt="" width="255" height="245" /></a>Ferpi</strong>, la principale federazione italiana dei professionisti delle relazioni pubbliche, partecipa al <strong>Festival dell’Economia di Trento con un dibattito su “Trasparenza e comunicazione”,</strong> il 6 giugno, alle 10, nell’Aula Kessler della Facoltà di Sociologia. <span id="more-6303"></span>“Si incrociano due opportunità”, spiega <strong>Gianluca Comin</strong>, presidente <strong>Ferpi</strong> e direttore relazioni esterne di Enel: “Da un lato il Festival dell’Economia, importante appuntamento di approfondimento che riguarda il mondo dell’economia ma anche la vita di tutti i giorni del consumatore e del risparmiatore, dall’altro il quarantesimo anniversario della Ferpi, in un 2010 in cui stiamo affrontando varie tematiche. Abbiamo già organizzato un incontro sulla comunicazione e informazione al Festival del Giornalismo di Perugia e prossimamente ne faremo uno su comunicazione e scienza al Festival della Scienza di Genova. Con l’incontro di Trento vogliamo portare il tema della comunicazione finanziaria all’attenzione di un pubblico qualificato, rivolgendoci sì a chi guida le società, e quindi deve essere consapevole del valore che può creare attraverso questo strumento, ma &#8211; perché no? &#8211; anche agli azionisti, che possono rivendicare un modo diverso di fare comunicazione finanziaria e fare da stimolo nei confronti delle società perché lo adottino”.</p>
<p>Per Comin &#8211; che a Trento si confronta con <strong>Paola Dubini</strong>, professore di Economia Aziendale dell’Università Bocconi, <strong>Vittorio Meloni</strong>, direttore centrale relazioni esterne di Intesa Sanpaolo, <strong>Toni Muzi Falconi</strong>, docente di Global Relations and Intercultural Communication alla New York University e di relazioni pubbliche alla Lumsa di Roma, e <strong>Luca Sofri</strong>, giornalista e blogger -, “<strong>proprio in un momento di crisi come questo</strong> <strong>le imprese devono valorizzare la reputazione e la trasparenza</strong>, visto che mai come oggi il risparmiatore cerca società affidabili. E riteniamo che non basti rispettare le regole dettate dalla Consob, dalla Borsa etc. perché una società possa essere ritenuta automaticamente ‘affidabile’, serve qualcosa di più: è necessario instaurare un dialogo permanente, continuo e credibile con gli stakeholder, in primo luogo con gli azionisti, e soprattutto passare da una comunicazione finanziaria basata sulla semplice illustrazione dei risultati a una che spieghi e racconti anche le strategie. Questo perché oggi i risparmiatori, oltre a dei risultati positivi, vogliono anche sapere qual è la visione dell’azienda e quali sono le strategie di business”.</p>
<p><strong>Come? “Ad esempio integrando l’ufficio stampa con il web</strong> &#8211; prosegue Comin &#8211; piuttosto che l’investor relation con la community degli azionisti, mettendo a disposizione le informazioni attraverso i mezzi più disparati, dal telefonino all’iPad, ma anche puntando sullo shareholder engagement, vale a dire costruendo una comunità dei possessori di azioni sfruttando soprattutto il canale web”.</p>
<p><strong>La buona notizia è che, per una volta, l’Italia non è fanalino di coda in questo processo di trasformazione della comunicazione</strong>: “Le grandi società hanno da tempo implementato in questa direzione le loro strategie di comunicazione, recuperando così dei buoni valori di reputazione e affidabilità. Basta? Certamente no: esiste ancora tutto un mondo di aziende di medie dimensioni, quotate e non, che richiedono un approccio più professionale alla comunicazione”.</p>
<p><strong>Ovviamente questo richiede degli investimenti</strong>; tuttavia, come sottolinea ancora il presidente della Ferpi, si tratta di asset destinati a produrre ritorni indiscutibili: “L’entità degli investimenti necessari varia da caso a caso, ma dii certo non si tratta di cifre enormi, soprattutto se raffrontate al ritorno che producono in termini di fedeltà degli azionisti e di creazione di valore”.</p>
<p>“<strong>La trasparenza è oggi un prerequisito della comunicazione ai mercati e ai consumatori</strong>“, aggiunge il direttore delle relazioni esterne di Intesa Sanpaolo, Vittorio Meloni; “E’ il frutto di un processo, non ancora concluso, che ha trovato in un insieme di norme e di comportamenti condivisi a livello internazionale il proprio codice di riferimento. Ma non bastano le pur stringenti regolamentazioni: è necessario un sistema informativo libero e autorevole e mercati in grado di sanzionare severamente chi occulta per dolo o per semplice inadeguatezza dati e informazioni sensibili. In Italia resta ancora un ampio tratto di strada da compiere verso questi obiettivi, anche se risultati importanti non sono mancati”.</p>
<h6 style="text-align: right;">Fonte Marketing journal</h6>
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		<title>ROSSELLA BRESCIA SI RACCONTA</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 17:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Conduttrice televisiva, ballerina, Rossella Bresica è nata in Puglia. Nel 92 ha vinto il titolo Miss Sorriso Puglia valevole per le selezioni di Miss Italia. Ha lavorato come ballerina in diverse trasmissioni (tra cui Cuori e Denari, condotto da Alberto Castagna, Un disco per l&#8217;estate, condotto da Paola Barale e Gerry [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/03/rossella-brescia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3849" title="rossella brescia" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/03/rossella-brescia-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Conduttrice televisiva, ballerina, Rossella Bresica è nata in Puglia. Nel 92 ha vinto il titolo Miss Sorriso Puglia valevole per le selezioni di Miss Italia. Ha lavorato come ballerina in diverse trasmissioni (tra cui Cuori e Denari, condotto da Alberto Castagna, Un disco per l&#8217;estate, condotto da Paola Barale e Gerry Scotti, entrambi su Canale 5 e Gran Casinò condotto da Lino Banfi e Ramona Badescu su Rai Uno), ma il successo lo raggiunge diventando prima ballerina a Buona domenica nel 1997 (ricoprirà quel ruolo per tre edizioni) e con un famoso spot pubblicitario.<span id="more-3848"></span>Ha debuttato anche come attrice partecipando ad un episodio della fiction Don Matteo 4, dal titolo I volteggi del cuore.<br />
Conduce l&#8217;edizione di Colorado Cafè 2009-2010 con il conduttore radiofonico di Radio Deejay, Nicola Savino.<br />
Il 22 dicembre 2009 conduce la puntata pilota del programma Ciccia è bella, dedicato alle ragazze robuste, mentre il 25 dicembre 2009 ha condotto il concerto di Natale di Andrea Bocelli, in onda su Italia 1. Nel gennaio del 2010 ha condotto il programma andato in onda in una sola serata I Love My Dog, spettacolo dedicato ai cani con Andrea Pucci e Gianluca Impastato.</p>
<p>Di seguito una brevissima intervista alla show girl:</p>
<p><strong><em>Ciao Rossella, possiamo dire che il tuo curriculum è davvero pieno di esperienze nel mondo dello spettacolo. Puoi raccontarle, a grandi linee, ai lettori de L&#8217;Impronta?</em></strong></p>
<p>Ogni esperienza ha dei grandi ricordi anche quando è stata sofferta.</p>
<p><em><strong>Come sei cambiata in questi anni di carriera?</strong></em></p>
<p>Sono cresciuta professionalmente, ma non credo di aver avuto cambiamenti sostanziali come persona.</p>
<p><strong><em>Sei presentatrice di Colorado, com&#8217;è lavorare con Beppe Braida?</em></strong></p>
<p>Com&#8217;era mi chiedi? E&#8217; una persona professionale e molto piacevole.</p>
<p><em><strong>Cosa pensi del gossip, che dilaga nella società italiana?</strong></em></p>
<p>Mi diverte ma non ci faccio caso più di tanto.</p>
<p><em><strong>Cosa pensi dell&#8217;amore?</strong></em></p>
<p>E&#8217; il motore della vita.</p>
<p><em><strong>Tra amore e carriera, cosa sceglieresti?</strong></em></p>
<p>Scelgo entrambi, non potrei essere felice pensando ad una carriera senza amore e viceversa.</p>
<p><em><strong>Sei innamorata in questo periodo?</strong></em></p>
<p>Si molto.</p>
<p style="text-align: right;">Manuel Romano</p>
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		<title>ARKEON E I SUOI STREGONI</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a cura di Carla Liberatore alla D.ssa Lorita Tinelli, Psicologa specializzata in psico-sette, segue la vicenda di Arkeon fin dal 1994. STRALCI DI STAMPA SULLA VICENDA “ARKEON”: «Ti guarirò dai traumi infantili» &#8211; Violentate da un finto santone Il guaritore, con la scusa di far superare alle vittime vecchi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Intervista a cura di Carla Liberatore alla D.ssa Lorita Tinelli, Psicologa specializzata in psico-sette, segue la vicenda di Arkeon fin dal 1994. <span id="more-3769"></span></strong></em><strong>STRALCI DI STAMPA SULLA VICENDA “ARKEON”:</strong> <em>«Ti guarirò dai traumi infantili» &#8211; Violentate da un finto santone </em><em><br />
<em>Il guaritore, con la scusa di far superare alle vittime vecchi abusi sessuali, le stuprava </em></em></p>
<p><em>Le aveva convinte che l’unico modo per superare i traumi che avevano subito da piccole era quello di sottoporsi a una terapia individuale, dove lui svolgeva il ruolo di “maestro”. E in quella circostanza le avrebbe violentate entrambe. </em></p>
<p><em>Nell’indagine della procura di Bari vengono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa, esercizio abusivo della professione medica, violenza privata, maltrattamenti di minori e incapacità procurata da violenza. I fatti si riferiscono al periodo compreso tra il 1999 e il 2008. Per partecipare ai seminari di Arkeon, il costo minimo si aggirava sui 260 euro e arrivava, a mano a mano che si passava di livello, a 15.000 euro. Ma una coppia del nord Italia che cercava di risolvere la propria crisi matrimoniale ha detto alla polizia di avere pagato 100.000 euro, così come una donna che credeva di aver subito violenza sessuale nel passato. Secondo l&#8217;accusa, a capo dell’associazione criminale c&#8217;era Vito Carlo Moccia, di 57 anni, di Noicattaro (Bari) residente a Milano, che diceva di essere psicologo ma non ne aveva i titoli.</em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>D.ssa Tinelli, come venne a conoscenza della setta Arkeon?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Ne sono venuta a conoscenza diversi anni fa, nel periodo tra il 1994 e il 1996, quando ancora il gruppo era denominato Aleph. Alcune persone, tra cui genitori e parenti di persone che lo frequentavano, allarmati dallo “strano” comportamento dei propri cari, si sono rivolti a me e ad un collega con cui collaboravo per richiederci un aiuto. I familiari erano allarmati da comportamenti eccessivamente emotivi dei propri cari, caratterizzati da esplosioni di rabbia immotivate o da crisi mistiche improvvise. Il risultato finale era l’irrimediabile allontanamento dovuto alla presunta consapevolezza, durante gli incontri con i vari Maestri del gruppo, che in passato c’erano stati episodi di abusi consumati nell’ambito delle famiglie d’origine, con la complicità dei membri della famiglia.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Quali elementi le fecero pensare che queste persone stessero compiendo dei veri e propri abusi?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>I racconti che ho raccolto nel corso di questi lunghi anni sono stati molteplici e tutti confluenti negli stessi punti. Si parlava di sessioni in cui la vita di ciascuno veniva re-interpretata da persone che non hanno alcuna formazione psicologica e che individuano presunti abusi sessuali subìti da ciascuno durante l’infanzia. Molti sono stati gli aderenti di arkeon che oggi raccontano di aver “vomitato addosso”  ai propri genitori o ai propri parenti il “ricordo dettagliato” del presunto abuso subito. Dopo queste rivelazioni molti rapporti familiari si sono interrotti e molti sono stati i genitori che hanno dovuto subire il ricatto della riconciliazione a patto della completa accettazione del percorso del proprio figlio in arkeon. Diverse sono state le coppie che sono state ritenute dai maestri del gruppo non idonee a stare insieme o al contrario giuste per formare una famiglia, anche se queste decisioni, prese dall’alto, potevano risultare dolorose da parte dei singoli. Diversi gli omosessuali indotti a sposarsi con eterosessuali. La magistratura ha appurato che c’è stata gente che ha dovuto subire aggressioni e abusi sessuali. Minori che hanno dovuto assistere, alla presenza dell’intero gruppo, a sconvolgenti rivelazioni da parte dei propri genitori di contenuto sessuale. Mi sono state raccontate storie di suicidio e di tentato suicidio, nonché di ricoveri coatti in ospedali psichiatrici da parte di persone che avevano frequentato i seminari proposti dai vari maestri. In una occasione un maestro, il cui precedente allievo si era tolto la vita, riferendosi ad un altro dei suoi allievi ha affermato: “almeno l’altro ha avuto più coraggio di te nel togliersi la vita”. Ma molti venivano anche mandati a fare l’elemosina. Tra questi c’è stato anche un assessore comunale. </strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Da quanti anni segue questa vicenda e che tipo di risvolti ci sono stati fino ad oggi?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Nel 2006 la vicenda Arkeon è stata affrontata per la prima volta pubblicamente in una trasmissione televisiva. Nel frattempo la Digos, cui si erano rivolte alcune vittime di tale esperienza gruppale, mi aveva chiesto una relazione su quanto fosse a mia conoscenza di Arkeon. A seguito della trasmissione, cui avevano partecipato diverse persone che si erano espresse anche in maniera dura relativamente ad arkeon e ai suoi maestri, il fondatore del gruppo, Vito Carlo Moccia, ha subito inviato a me e ai soli due fuorusciti presenti nella trasmissione un atto di citazione con richiesta di oltre 4 milioni di euro. Ciò è avvenuto nonostante gli altri ospiti e Costanzo stesso avessero avuto parole ben più dure nei confronti del gruppo. Dopo un mese circa lo stesso Moccia ha presentato nel Tribunale Civile una richiesta d’urgenza per la chiusura del sito del CeSAP, nel quale era presente un forum in cui diversi fuorusciti raccontavano la propria esperienza in Arkeon. Un chiaro atto intimidatorio e censorio. Dopo pochi giorni, io e gli stessi due fuorusciti citati dal Moccia abbiamo dovuto subire un vero e proprio massacro giudiziario. Oltre cento adepti di Arkeon hanno depositato, su suggerimento del Moccia e dei suoi legali, un analogo kit di denuncia, presso tutte le Procure d’Italia. Tutti ci accusavano di diffamazione, pur non essendo mai stati citati per nome né, in molti casi, aver mai visto neppure la trasmissione televisiva. Nel corso di questi quattro anni, un giudice del Tribunale di Bari, ha rigettato la richiesta di chiusura del sito, riconoscendo l’attività meritoria della nostra associazione nella tutela delle false psicoterapie.</strong></em></p>
<p><em><strong>Link di una ordinanza di rigetto <a href="http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&amp;task=cat_view&amp;gid=256&amp;Itemid=60" target="_BLANK">http://www.cesap.net/index.php?option=com_docman&amp;task=cat_view&amp;gid=256&amp;Itemid=60</a>)</strong></em></p>
<p><em><strong>Le denunce organizzate e depositate dagli adepti a vario titolo di Arkeon sono state in gran numero archiviate e alcune concluse con “non luogo a procedere perché il reato non sussiste”. Oggi un primo, folto gruppo di maestri e adepti che ci hanno denunciato è indagato  per il reato di calunnia. Il 18 marzo 2010, dopo circa tre anni di indagini e dopo alcune udienze preliminari, 11 membri di Arkeon, tra cui il fondatore e sua moglie, dovranno affrontare un processo, presso la Procura di Bari, che li vede indagati per reati quali: associazione a delinquere finalizzata alla truffa, abuso della professione medica, psicologica e psicoterapica, violenza privata, maltrattamento minori e calunnia. Il 20 aprile 2010 uno degli 11 imputati di Bari dovrà essere giudicato anche presso il Tribunale di Milano per violenza sessuale. Nel frattempo, il gruppo Arkeon, che vantava migliaia di adepti,si sarebbe di molto ridotto di numero. Solo in pochi irriducibili continuano una pervicace campagna diffamatoria nei miei confronti, come ritorsione per la collaborazione con le Forze dell’Ordine: tale attività intimidatoria e molesta è al vaglio degli inquirenti. Altri ex fedelissimi, anche vicini al nucleo principale, hanno disertato, rivolgendosi alla sottoscritta e alle Forze dell’Ordine per offrire ulteriori informazioni e documenti significativi. </strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>La setta di Arkeon, fra le sue attività, si proponeva pure di guarire ragazzi e ragazze dall’omosessualità? Che metodi usavano per operare queste presunte guarigioni?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Nei giorni scorsi la stampa ha riportato la storia di un imprenditore marchigiano che ha pagato  ben 50 mila euro per la “guarigione” del proprio figlio dall’omosessualità. Purtroppo questa non è una storia isolata e mi sono state riferite storie analoghe anche dai diretti interessati, convinti all’interno dei seminari di essersi “ammalati” di omosessualità a seguito di un abuso subito nell’infanzia. Alcune di queste persone sono stati indotte a sposarsi, a generare dei figli e, quando l’incantesimo Arkeon ha smesso di agire si sono ritrovati soli ad affrontare la propria omosessualità, totalmente disorientati e con un senso di fallimento totale. Qualcuno non ha retto e ha tentato il suicidio. </strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Ha mai ricevuto minacce dirette o velate da persone legate a questa setta?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Sì, sono giunte a me e ad un’altra persona delle minacce. Personalmente continuo da anni ad essere attaccata, molestata e diffamata mediante blog e NG, creati da membri di Arkeon e alcuni loro sostenitori, con continuità ossessiva, che raggiunge le punte massime sempre nei giorni che precedono le varie udienze giuridiche. Oltre a questo le stesse medesime persone hanno scritto ai miei collaboratori, alle Istituzioni e associazioni con cui collaboro da anni, al mio Ordine Professionale di appartenenza, creando pressioni affinché fossi punita o allontanata. Cosa che naturalmente non è avvenuta: i mandanti di tali attività sono tutti legati agli indagati ed è bastato comprovare tali legami per svelare le intenzioni illecite che li animano. In parecchie occasioni si configurerebbe anche il reato di stalking.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Lei in prima persona ha raccolto delle testimonianze di ex membri della setta o comunque di persone che ne sono state coinvolte, ci racconta brevemente qualcuna di queste storie?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Le testimonianze sono diverse. Molte sono ancora indelebilmente presenti nel Forum del CeSAP.  Tutte sono caratterizzate dallo stesso luogo comune del presunto abuso sessuale vissuto tra gli 0 e i 5 anni, ad opera di un parente stretto o di un amico di famiglia (sempre e comunque con la complicità della madre). Chi non riusciva a ricordarlo veniva accusato di “proteggere” lo spazio del pedofilo e quindi lo spazio “perverso” di sua madre. Tra i tanti messaggi presenti nel forum mi ha colpito quello di un parente, accusato di pedofilia da parte del proprio caro adepto di Arkeon: </strong></em>Il post è risalente al  16/02/2007, 10:41. E citava così:</p>
<p>‘<strong>Caro “Forista Fuoriuscito”, sono il pedofilo che ha abusato di te in tenera età; sono la madre perversa; sono il padre, il fratello, la sorella. Sono la personificazione dei tuoi problemi, la causa dei tuoi dolori. Hai accettato dolorosamente la separazione, se non una vera eliminazione, consapevole che fosse una necessità. Per la TUA salvezza. Ora leggo su questi forum che è caduto il muro. Beh, una gran bella notizia, davvero&#8230; Mi chiedo allora: ma quando tornerà da noi? Ho paura, lo ammetto. Ho paura di non riuscire a trattenere un “te l\&#8217;avevo detto”. Ho paura di vendicarmi. Ho paura di rinfacciarti per il resto della tua vita le tue inoppugnabili capacità di raziocinio. Ho paura di umiliarti. Ho paura di non riuscire a perdonarti. Forse non serve (ma non è vero: a me si, mi serve, eccome se mi serve&#8230;) che ti dica che sto piangendo. Il muro è caduto, ma io non vedo nessuno all&#8217;orizzonte. Vorrei dire che la strada che dovrai fare per tornare da me sarà molto lunga e difficile, ma trovo che sia una frase fatta e fin troppo presuntuosa. Non è presunzione ma sempre paura. Ho paura che la tua strada, da ora in avanti, sarà si molto lunga e difficile. Ma non è detto che sarà la strada del ritorno a casa</strong>’.</p>
<p><em><strong>Mi risulta che oggi questa persona si è riconciliata con il proprio caro, nel frattempo fuoruscito da Arkeon. Mentre so di una persona che non ha fatto a tempo a farlo, perché il familiare accusato ingiustamente di incesto è venuto a mancare tragicamente. E’ ancora divorata dai sensi di colpa. Diversi hanno aderito e accettato le “regole” e le “interpretazioni” di Arkeon in quanto in esso gravitavano dei religiosi (suore e sacerdoti), che sembravano offrire un senso di affidabilità e credibilità al gruppo stesso. Non dimentichiamo che per ben due volte Padre Raniero Cantalamessa ha promosso direttamente o indirettamente l’opera di Arkeon su Rai 1, nel programma “A Sua Immagine”, arrivando a definirlo gruppo di sostegno con il quale risolvere il problema dell’omosessualità. Un’altra storia che mi ha profondamente colpita è stata quella di un adepto di arkeon che si firma sul forum del CeSAP col nick “un altro ex” e che scrive quanto segue</strong></em></p>
<p><strong>Ulteriore testimonianza di un altro ex della Setta, in data 16/05/2009, 14:08, scriveva: </strong></p>
<p>‘<strong>non ce la faccio più l&#8217;esperienza di questi due anni mi ha ridotto ad uno straccio sono arrivato anche a tentare due volte il suicidio con tanto di ricovero in ospedale reparto psichiatrico per disturbi della personalità nella disperazione dopo la fine di arkeon mia moglie mi ha lasciato dicendo che non mi aveva mai amato e che era stata con me solo per il fatto di far parte di arkeon io sono caduto in una depressione fortissima e in quei momenti di depressione ho preso l&#8217;hiv con dei rapporti omossessuali non protetti perchè prima di essere convinto del contrario da Moccia io ero omosessuale, scrivo non per cercare una via di fuga dalle mie eventuali responsabilità legali ma per offrirle un&#8217; altra testimonianza su come certi metodi possono essere realmente devastanti. io come maestro di arkeon ho semplicemente ubbidito a quello che mi veniva detto dal Moccia e ho sempre creduto che il metodo che portavo avanti non avesse niente a che fare con la psicologia. non mi sono mai permesso di essere critico perchè chi lo faceva era tacciato e poi allontanato dal gruppo il resto lo conosce bene anche voi offro con questa mia la mia totale collaborazione perchè la verità venga a galla e finalmente non succedano più queste cose perché fanno troppo del male alle persone.:sick</strong>’</p>
<p><em><strong>Spero che questa persona oggi abbia potuto finalmente trovare una sua serenità ed un suo equilibrio in quello che è il mondo reale.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>In Italia ci sono associazioni come ad esempio LOT e AGAPO (psico-sette religiose che propongono la guarigione dall’omosessualità, tutte riconducibili all’associazione NARTH di Joseph Nicolosi), crede che abbiano qualcosa a che fare con Arkeon?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Non mi risulta che Arkeon abbia contatti con LOT e AGAPO, ma il fondatore di Arkeon potrebbe aver elaborato la sua teoria sull’omosessualità a partire dai cosiddetti studi sul maschile di Claudio Risè, uno psicologo “di frangia” teso al recupero dell’autorità del maschio.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Ha avuto in trattamento delle persone che sono state abusate dai santoni di Arkeon? Quali danni psicologici hanno riportato le vittime?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Non ho avuto in trattamento le persone abusate da Arkeon, mi sono limitata a raccogliere le loro esperienze e in alcuni casi ad orientarle verso altri psicoterapeuti. Posso però affermare che i danni che hanno subito sono diversi ed anche molto profondi, ed emergono anche a distanza di alcuni anni dalla fuoruscita. In diversi, appunto, sono dovuti ricorrere a delle cure specialistiche.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Lo “stregone” Vito Carlo Moccia, da quanto le risulta, violentava ragazzine minorenni per guarirle dal lesbismo?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Non mi risulta questo. E’ però vero che oggi uno dei Maestri di Arkeon è rinviato a giudizio per aver abusato sessualmente di alcune sue allieve, utilizzando su di loro l’ascendente derivato dal suo ruolo di Maestro</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Ritiene che le leggi vigenti possano realmente tutelare le persone da queste psico-sette?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Assolutamente no. Purtroppo dopo l’abrogazione del reato di plagio è rimasto un enorme vuoto legislativo, che non consente alcuna tutela per le persone che vengono turlupinate in maniera così sottile e spietata</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Cosa si potrebbe fare per prevenire le opere maledette di questi stregoni del nuovo millennio?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Molta informazione e sensibilizzazione a vari livelli</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Nell’ambito della sessualità umana, dove inizia e dove finisce il concetto di “malattia”?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Per  “malattia” si intende riferirsi a segnali o caratteristiche del proprio stato che causano un disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del proprio funzionament</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Quindi l’omosessualità e la transessualità non sono da definirsi delle malattie?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Se l’individuo non presenta i segni di compromissione e di disagio sopra citati non può considerarsi malato. In quest’ottica ritengo che l’omosessualità e la transessualità consapevoli non siano un sintomo di malattia</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Che a lei risulti, Arkeon, opera ancora sul nostro territorio? E in quali regioni è stata più prolifica?</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Dal 2007 la Magistratura ha interdetto tutte le attività di Arkeon. E’ però vero che in seno ad Arkeon sono nate delle società imprenditoriali, che nel loro statuto  asseriscono di promuovere i concetti principali di Arkeon e che oggi operano prevalentemente nel nord Italia.</strong></em></p>
<p><strong>C.L. – </strong>Due righe per difenderci dai malati psicotici delle sette</p>
<p><strong>L.T. – </strong><em><strong>Non smettere di ragionare e nei momenti di fragilità non chiudersi o rivolgersi ad un unico canale di informazioni dove ci vengono proposte soluzioni a taglia unica ai nostri problemi</strong></em></p>
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