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	<title>L&#039;Impronta L&#039;Aquila &#187; L&#8217;Opinione</title>
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	<description>Quotidiano on-line dell&#039;Associazione Culturale L&#039;Impronta</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 13:31:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Riflessioni dal gelo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alessandro Magno non sciolse il &#8220;nodo&#8221; che si trovava sul carro di Gordio,  ma decise di tagliarlo con un colpo di spada. Io credo che la scienza in molti casi non sia riuscita a sciogliere i &#8220;nodi&#8221; che riguardano il senso del mondo e della Natura, ma li abbia semplicemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alessandro Magno non sciolse il &#8220;nodo&#8221; che si trovava sul carro di Gordio,  ma decise di tagliarlo con un colpo di spada.</p>
<p>Io credo che la scienza in molti casi non sia riuscita a sciogliere i &#8220;nodi&#8221; che riguardano il senso del mondo e della Natura, ma li abbia semplicemente tagliati.</p>
<p>L’uomo aggira i problemi scientifici irrisolti semplicemente cambiando modi e strumenti di ricerca.</p>
<p>Se il &#8220;limite&#8221; interno a una disciplina persiste o si mostra invalicabile, si sposta il problema scientifico, lo si modifica, oppure si ridefinisce la disciplina in oggetto. Da questo punto di vista la scienza ha sempre mostrato una infantile componente aggressiva.</p>
<p>Trentasette anni fa Spielberg, con “Lo squalo”, ci fece prendere coscienza che la natura può, in ogni momento, superare l’uomo e sconvolgerne tranquillità e sicurezze.</p>
<p>Poco meno di tre anni fa, il terremoto de L’Aquila, ci ha “marchiato” in questa convinzione.</p>
<p>Ed anche adesso, il gelo che ha colpito tutta l’Europa (ed inopinatamente una parte dell’Africa), ci dice che l’uomo è impotente di fronte alla natura, anche quanto questa annuncia le sue manifestazioni.</p>
<p>Il gelo che viene dal Nord, sospinto da robusti venti siberiani e che  ha paralizzato con solo l’Italia, ma l’Europa dell’Est  e l’Inghilterra, ci dice non solo che siamo impreparati, ma anche che la natura va guardata con maggiore rispetto.</p>
<p>Davanti allo spettacolo terribile del terremoto di Lisbona, che il 1° novembre 1755 uccise dalle sessantamila alle novantamila persone, almeno un quarto degli abitanti di quella città, l&#8217;illuminista Voltaire arrivò a mettere in dubbio la provvidenza divina e il filosofo Immanuel Kant, il padre del razionalismo moderno, mise in guardia contro i peccati di orgoglio.</p>
<p>Ora, di fronte a Nazioni in cui il freddo polare e le abbondanti nevicate da un cielo basso ed inclemente hanno paralizzato tutto, dovremmo riflettere non solo sui mezzi da mettere a disposizione della Protezione Civile e dei Comuni (rinunciando magari a carri armati ed aeri supermoderni), ma anche sul nostro orgoglio di uomini illusi che tutto può essere previsto, modellato e piegato.</p>
<p>Va preso atto, come ha scritto già due anni fa Nicola Cabibbo, che viviamo in un mondo che può dare sorprese a tutti i livelli: dai fenomeni singolari come quello partito dall&#8217;Islanda, davanti al quale la scienza può  ben poco, agli eventi come frane, terremoti e nevicate, che ci colgono quasi sempre impreparati.</p>
<p>“Viviamo in mezzo a lei, e le siamo stranieri; agiamo continuamente su di lei e non abbiamo su di lei nessun potere; costruisce sempre e sempre distrugge; come fa oggi potrà fare sempre”. In questo modo J.W.Goethe rifletteva sulla natura due secoli fa.</p>
<p>Nulla è cambiato: e l&#8217;immensa forza della natura; infinita,eterna imprevedibile sovrana che tutto crea e violentemente abbatte in pochi istanti, distrugge gli uomini, sue creature e sudditi infedeli.</p>
<p>Da sempre l&#8217;uomo canta e loda la sua immensa bellezza, l&#8217;incontro tra armonia e perfezione assoluta; i nostri occhi brillano davanti ai suoi meravigliosi colori e le sue molteplici forme affascinano noi esseri umani avidi di conoscenza.</p>
<p>La osserviamo nei minimi dettagli, la studiamo, la sfruttiamo ma alla fine siamo tutti dannati che insieme ad Ulisse scontiamo la nostra pena nell&#8217;inferno dantesco.</p>
<p>Colpevoli di un&#8217;inesauribile sete di conoscenza e di potere.</p>
<p>Scrivono i sociologi che l&#8217;uomo è per natura  ribelle, va contro tutto ciò che limita l&#8217;esplicazione di se stesso, e il desiderio di fuggire il consueto e la norma; di andare sempre oltre, di raggiungere l&#8217;assoluto pur sapendo che ciò è impossibile e lo porta ad un&#8217;impennarsi titanico contro forze a lui molto superiori.</p>
<p>Con toni altezzosi e di superbia affermiamo di conoscere la Natura in tutte le sue forme, poi con sgomento e incredulità guardiamo la sua immensa furia scatenarsi su di noi.</p>
<p>Duemila anni fa Pompei e Ercolano scomparvero sotto le ceneri del Vesuvio. Plinio racconta:”era una giornata come tante altre, improvvisamente il cielo si oscurò e una pioggia di cenere ardente si abbatté sulla città. La gente urlava, scappava mentre i loro volti venivano sfregiati dalla cenere ardente” Dopo secoli di silenzio i loro corpi sono riemersi dalla stessa terra che quel giorno li aveva traditi: i loro volti sofferenti e i loro sguardi bloccati a quell&#8217;istante rievocano l&#8217;impotenza dell&#8217;uomo su un evento cosi grande e maestoso.</p>
<p>Il comportamento umano ha sempre mostrato una forte preponderanza verso l&#8217;idea che il caso non esista e che gli eventi siano la conseguenza di una serie di cause.</p>
<p>Tuttalpiù ci si è messi a discutere sulla natura di queste cause,  se avesse senso o meno effettuare una danza della pioggia e quanto senso avesse rispetto a calcolare la probabilità che domani piova in base ad una serie di altri fattori, che siano le condizioni climatiche registrate in quel giorno negli anni precedenti, o lo stato climatico del pianeta nel suo insieme oggi.</p>
<p>In linea di massima siamo tutti convinti che conoscendo in maniera sufficientemente precisa un dato sistema saremmo in grado di prevederne lo sviluppo (il futuro) con altrettanta &#8211; e quindi sufficiente &#8211; precisione.<br />
In effetti questo concetto non è mai stato negato.</p>
<p>Semmai viene negata, o messa fortemente in dubbio, la possibilità di conoscere con sufficiente precisione un determinato sistema e quindi, alla fin fine, la possibilità di fare previsioni se non accurate, almeno sensate o utili ai propri fini.</p>
<p>Ma la natura, continuamente, scombussola con la sua imprevedibilità la funzione lineare di causa ed effetto, togliendo all’uomo ogni sicumera certezza.</p>
<p>’idea metafisica di una concatenazione rigorosa di principi che possano spiegare il passaggio dall’Uno (principio della realtà secondo Plotino, e prima ancora nel Parmenide di Platone) alla molteplicità del mondo dell’esperienza era stata sviluppata nella filosofia tardo-antica da Proclo, che nei suoi Elementi di teologia aveva distinto quattro ordini di realtà, ciascuno dei quali è fondante per il successivo: l’Uno, l’Intelletto, l’Anima e la Natura corporea, la cui concatenazione è definita dal termine di ‘emanazione’. La filosofia procliana, i cui echi si avvertono nella concezione dello pseudo-Dionigi riguardo al rapporto fra energie divine e mondo delle creature, era stata, nella civiltà bizantina, il fondamento dell’interpretazione neoplatonica di Aristotele e aveva consentito l’innesto di influssi orientali nel pensiero di autori come Michele Psello e Isacco Sebastocratore (XII sec.); fra i primi filosofi islamici, nel circolo raccolto attorno ad al-Kindi, sui testi procliani e plotiniani si era ampiamente lavorato ricavandone, attraverso compendi e compilazioni, testi fondamentali per l’insegnamento filosofico, che vennero in seguito tradotti in latino con l’attribuzione ad Aristotele.</p>
<p>Ed oggi, dopo tanti secoli, tanta storia e tanta scienza, siamo, come <em>nel Liber de causis</em> e la <em>Theologia Aristotelis</em>, a procedere solo per aforismi e frasi fatte, continuamente smentite dagli eventi.</p>
<p>Insomma, io credo che, la concezione della scienza come sapere sperimentale-matematico, intersoggettivamente valido, avente come scopo la conoscenza progressiva<strong> </strong>del mondo ed il dominio<strong> </strong>su di esso da parte dell&#8217;uomo, trovi il suo più acuto fallimento, in tutti i disastri naturali, improvvisi o annunciati.</p>
<p>In verità come dice Kuhn, “la scienza non produce verità definitive e <em>non c&#8217;è progresso verso qualcosa, bensì a partire da qualcosa</em> e, nello specifico, a partire da un maggio rispetto della natura e dei suoi “furenti” messaggi.</p>
<p>I rapporti dell’uomo occidentale con la natura , se e quando ancora esistono , sono pervasi dall’ideologia del “macchinismo” .  Se la natura non è ancora completamente una macchina , essa è comunque a disposizione dell’uomo , è il serbatoio illimitato che contiene tutto il carburante necessario all’alimentazione del motore umano .</p>
<p>E allora ecco che sullo scenario della storia occidentale pretesa universale e valida per tutti da Occidente ad Oriente si profila e si staglia , giganteggiando e monopolizzando la piazza , un uomo che , credutosi onnipotente , si rivela poi del tutto impotente a capire e a fronteggiare le repentine e impreviste catastrofi , rivelandosi più fragile e spaurito di un topolino .</p>
<p>Allora la Storia dell’occidentale si accorge che qualcosa nel suo schema non funziona , che qualcosa nella sua macchina si è inceppato , che la storia non è un “semplice prodotto” dell’uomo , che l’uomo deve fare i conti con un oste imprevedibile , la Natura , che non si piega facilmente alle richieste “disumane” dell’essere umano , anzi reagisce , rimescola le carte sul tavolo della storia e rilancia all’infinito i dadi della sorte .</p>
<p>Non so se questa è la lezione del terzo Millennio che la storia e la scuola degli occidentali deve far propria . Ma se non si prende atto che ad Oriente sta nascendo qualcosa di nuovo che ci costringe a rivedere tutta la nostra visione del mondo , rischiamo un giorno non tanto lontano di risvegliarci in un mondo estraneo,  senza nemmeno la possibilità di comprenderlo .</p>
<p>Come ha detto il filosofo della scienza Giulio Goriello, ogni essere vivente cerca di modificare il proprio ambiente. I castori, per esempio, modificano il corso dei fiumi.</p>
<p>Ma l’uomo esprime una volontà di conquista della natura molto più ambiziosa di qualunque altro animale, estendendo il proprio intervento fin dove può.</p>
<p>Si pensi all’intera storia delle conquiste spaziali. È difficile spiegarne le ragioni. Si può solo dire che quest’ambizione é per l’uomo una condanna e al contempo un privilegio.</p>
<p>Il privilegio gli é stato dato da Dio, come è scritto nel Libro della <em>Genesi</em> dell’<em>Antico</em> <em>Testamento</em> in cui il Signore incarica Adamo di &#8220;nominare tutti gli animali e tutte le piante&#8221;. L’esegesi biblica e una esatta traduzione dall’ebraico indicano che Adamo, e pertanto l’uomo, sia considerato il &#8220;custode&#8221; della natura e non il suo &#8220;dominatore&#8221;.</p>
<p>Di conseguenza l’uomo deve considerarsi il responsabile di tutte le creature che abitano la terra, l’acqua e l’aria, e di tutto l’ambiente che lo circonda. L’uomo quindi é anche responsabile di ciò che fa all’ambiente. Nel suo rapporto con la natura l’uomo non può e non deve essere un prevaricatore. In caso contrario la natura &#8220;si vendica&#8221;.</p>
<p>In definitiva, non credo che si debba diventare &#8220;agnostici&#8221;, perché certamente la natura possiede già in sé i caratteri più adatti alla sopravvivenza delle specie e i criteri di &#8220;selezione naturale&#8221; a somiglianza di quella artificiale prodotta dall’uomo.</p>
<p>La &#8220;grande forza della natura&#8221; ha prodotto quella teoria delle &#8220;variazioni fortuite&#8221; secondo la quale i caratteri della specie variano a seconda dell’insorgere &#8220;casuale&#8221; di differenze negli individui, differenze che soggiacciono al verdetto dell’ambiente, e per &#8220;caso&#8221; intendendo non il &#8220;disordine&#8221;, ma l’azione meccanica delle circostanze e del tempo.</p>
<p>Questa é in linea di massima la teoria &#8220;evoluzionistica&#8221;, che nega la fondatezza di ogni concezione finalistica e soprannaturale dei fenomeni biologici, tanto che per essa il suo enunciatore Charles Darwin vide più volte sé stesso nei panni di un &#8220;cappellano del diavolo&#8221;. Attualmente l’uomo riesce a controllare i meccanismi di riproduzione del vivente.</p>
<p>ll vivente pertanto é diventato tecnicamente riproducibile.</p>
<p>Ancora oggi molti chimici e fisici sostengono che, proprio perché la scienza e la tecnica progrediscono a passi di gigante, l’uomo deve continuare a credere in un Dio che dia un senso alla ricerca umana della verità.</p>
<p>Certamente l’apporto della tecnica é essenziale a cambiare le nostre vite, seppure modesto apparentemente, e comunque &#8220;artificiale&#8221;.</p>
<p>Ma altrettanto certamente va ricordato Cartesio che nelle “Meditazioni Metafisiche” annota: “<em>Le dimostrazioni della verità intrinseca delle proposizioni matematiche, della distinzione reale tra l&#8217;anima e il corpo, e, finalmente, dell&#8217;esistenza reale delle cose materiali al di fuori di noi, sono tutte fondate sull&#8217;unico argomento che, in caso contrario, Dio c&#8217;ingannerebbe</em>”.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Abruzzo, Chiavaroli (PDL): &#8221; Class action contro Strada dei Parchi, Trenitalia ed Enel&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 10:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il  consigliere regionale del PDL in Abruzzo, Riccardo Chiavaroli, in merito all&#8217;inefficienza ed inoperatività delle Autostrade, Trenitalia ed Enel, scrive: &#8221;Essere sostenitori delle liberalizzazioni, significa anche saper pretendere che i servizi siano efficienti ed economici e che gli stessi rispondano innanzitutto alle esigenze degli utenti, anche attraverso un sistema di premialità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il  consigliere regionale del PDL in Abruzzo, Riccardo Chiavaroli, in merito all&#8217;inefficienza ed inoperatività delle Autostrade, Trenitalia ed Enel, scrive: &#8221;Essere sostenitori delle liberalizzazioni, significa anche saper pretendere che i servizi siano efficienti ed economici e che gli stessi rispondano innanzitutto alle esigenze degli utenti, anche attraverso un sistema di premialità o sanzioni a seconda dei comportamenti adottati.Per questo, trovo decisamente opportuna e puntuale la sollecitazione dei presidenti Chiodi e Pagano affinchè vi sia un immediato accertamento del modo di operare di &#8220;Strada dei Parchi&#8221; durante l&#8217;emergenza neve di questi giorni nella nostra regione.<br />
Proprio nella convinzione che la Regione Abruzzo nelle ore di acuta emergenza abbia ben fatto a concentrarsi sui propri compiti di coordinamento e di assistenza immediata ai cittadini, senza perdersi in polemiche preventive, ora possiamo con serenità chiedere conto di quanto svolto dagli altri attori coinvolti nella gestione dell&#8217;emergenza maltempo.<br />
Di conseguenza &#8211; conclude Chiavaroli &#8211; se emergeranno comportamenti inadeguati di gestione della situazione da parte di alcuni gestori di servizi pubblici, sarà doveroso che la Regione promuova senza indugi una &#8220;class action&#8221; nei confronti di &#8216;Strada dei Parchi&#8217;, Trenitalia e dell&#8217;Enel&#8221;.</p>
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		<title>Massacri continui in Siria</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre la Lega araba fa sapere che proseguirà i suoi sforzi per risolvere la crisi siriana malgrado il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Russia difende la scelta di mettere il veto.  E bollando come &#8220;isterica&#8221; la condanna unanime dell&#8217;Occidente al veto posto sabato al Palazzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre la Lega araba fa sapere che proseguirà i suoi sforzi per risolvere la crisi siriana malgrado il nulla di fatto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la Russia difende la scelta di mettere il veto.  E bollando come &#8220;isterica&#8221; la condanna unanime dell&#8217;Occidente al veto posto sabato al Palazzo di Vetro da Mosca e da Pechino sull&#8217;ultima bozza di risoluzione Onu contro il regime in Siria. &#8220;Direi che alcuni commenti dall&#8217;Occidente sul voto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite&#8221;, ha commentato il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, &#8220;sono indecenti e rasentano l&#8217;isteria&#8221;.<br />
Parlando dopo un incontro con il ministro degli Esteri del Bahrein a Mosca, Lavrov ha ribadito che la Russia sta facendo pressione sul presidente siriano Bashar el-Assad perche&#8217; attui riforme democratiche, e ha rifiutato di anticipare quale messaggio portera&#8217; domani a Damasco, dove e&#8217; atteso in visita insieme al responsabile dell&#8217;intelligence per l&#8217;estero, Mikhail Fradkov.<br />
Mosca è un vecchio allato del governo di Bashar al-Assad e martedì a Damasco arriverà il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov insieme al capo dei servizi segreti per l’estero (Svr) Mikhail Fradkov. I due vedranno Assad e ricercheranno una soluzione alla crisi in atto, ha riferito Gatilov senza fornire dettagli.<br />
La diplomazia USA si è detta “indignata”, quella italiana “costernata”, ma intanto nel Paese Medio-Orientale sono ricominciati i bombardamenti contro i quartieri di Homs, bastione della rivolta contro il regime di Bashar al-Assad nel centro della Siria, con almeno 39 le vittime accertate.<br />
Le tv arabe hanno mostrato immagini in diretta dalla città, con colonne di fumo che si levano in cielo.<br />
Il bombardamento sarebbe proseguito per ore, con palazzi in fiamme e altri edifici distrutti. Accanto ai morti si conterebbero centinaia di feriti. Non è chiaro per quale ragione le forze armate governative avrebbero aperto il fuoco contro queste case di Homs in modo così massiccio e devastante.<br />
Nella notte tra venerdì e sabato, oltre 230 civili erano stati uccisi a Homs dall&#8217;esercito di Assad e l’opposizione si sta attuando ora un vero e proprio “massacro”.<br />
Sabato gli USA hanno ritirato da Damasco la loro delegazione diplomatica e oggi il New York Times spiega che Washington potrebbe consegnare armi ai ribelli, anche se il presidente Barack Obama, preoccupato dei sondaggi e dei molti teatri di guerra in cuyi gli Usa sono impegnati, spiega che la crisi va risolta senza intervento militare esterno.<br />
Lo scorso 6 febbraio, l&#8217;Inviato speciale del ministro degli Esteri per il Medio oriente e il Mediterraneo, Maurizio Massari, ha avuto colloqui ad Ankara, per convincere in governo turco ad un intervento coordinato con Roma, per tentare di far ripartire il processo politico in Siria.<br />
Massari ha riferito all’ANSA, di aver avuto colloqui con i principali esponenti del ministero degli Esteri turco che si occupano di Medio oriente, Primavere arabe e maggiori crisi del momento, come quella siriana.</p>
<p>&#8221;Riteniamo che la Turchia sia un player assolutamente centrale in tutta la regione&#8221;, ha detto l&#8217;inviato del ministro Giulio Terzi, aggiungendo che il ruolo turco e&#8217; molto &#8221;cresciuto a seguito degli eventi dell&#8217;ultimo anno e quindi abbiamo interesse e volonta&#8217; di stabilire un raccordo molto stretto per condividere valutazioni e opzioni politiche&#8221;.<br />
&#8221;Il messaggio e&#8217; stato ben recepito&#8221;, ha aggiunto Massari sottolineando che &#8221;c&#8217;e&#8217; un interesse anche da parte turca a raccordarsi strettamente con noi e ad avere frequenti e regolari scambi&#8221;. Nei colloqui, ha detto, si e&#8217; parlato &#8221;dell&#8217;evoluzione nell&#8217;intera regione, dalla Tunisia al Marocco, all&#8217;Egitto, alla Libia&#8221;, e delle &#8221;transizioni democratiche in questi paesi&#8221; dove sia Italia che Turchia hanno &#8221;interessi e un ruolo molto importante da giocare&#8221;.<br />
Occasioni per affrontare questi temi, fra l&#8217;altro, saranno il Foromed che si svolgera&#8217; a Roma il 20 febbraio, cui la Turchia e&#8217; stata invitata, ed il forum che si terra&#8217; ad Ankara il 2-3 marzo organizzato dall&#8217;Aspen institute.<br />
Ma intanto il massacro in Siria continua e con decine di vittime ogni giorno.<br />
Formalmente la Siria è una repubblica retta dal gruppo etnico-religioso degli alauiti, al cui vertice è dal 1970 la famiglia Asad, titolare della Presidenza della Repubblica in forma ormai ereditaria; attualmente la carica è ricoperta da Bashar al-Asad.<br />
Il Presidente è anche segretario generale del partito Baʿth e capo del Fronte Progressista Nazionale, alleanza di 10 partiti legali egemonizzata dal Baʿth. I suoi poteri, già enormi ai sensi della Costituzione del 1973, sono ulteriormente aumentati dal fatto che dal 1963 (data della presa del potere da parte del Bath) è in vigore la legge marziale. Bashar al-Asad ha allentato la repressione dei dissidenti ma ha messo in chiaro che la sua priorità è lo sviluppo economico, e non la liberalizzazione politica.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Farla franca in un’ Italia di furbi disilLusi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo la P3, la P4, l’affare Scajola e quello  Penati, è arrivato il caso Lusi ad allargare le critiche al sistema dei partiti, con una delusione degli italiani verso la politica, che tocca il record del  56%. Quindi, più di un italiano su due la pensa come Cacciari,  che su  In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la P3, la P4, l’affare Scajola e quello  Penati, è arrivato il caso Lusi ad allargare le critiche al sistema dei partiti, con una delusione degli italiani verso la politica, che tocca il record del  56%. Quindi, più di un italiano su due la pensa come Cacciari,  che su  <em>In Onda</em>,  sabato pomeriggio,  ha detto che  il problema è a monte e riguarda il fiume di denaro, con controlli laschi o nulli, che piovono ai partiti, nonostante un referendum  disatteso che si era espresso sul finanziamento pubblico dei partiti  in modo negativo.</p>
<p>L’incredibile flusso di denaro ai partiti (si calcola più di un miliardo di euro negli ultimi dieci anni), è alla base, secondo i più, di atteggiamenti fraudolenti come, ad esempio, è successo per la Lega, che ha investito investite pericolosamente le sue quote in paradisi fiscali.</p>
<p>Trattandosi di soldi pubblici lo stupore e l&#8217;indignazione sono comprensibili, specie in un periodo in cui tutti sono chiamati a fare sacrifici.</p>
<p>Come scrive  Renato Mannheimer su La Stampa, i sondaggi attuali dimostrano che l’italiano medio non si non si limita a desiderare solo una riallocazione o un mutamento di facciata delle forze politiche che oggi conosciamo; ma richiede, invece,  una vera e profonda revisione nei comportamenti e negli atteggiamenti verso lo Stato e i cittadini.</p>
<p>Pena l&#8217;ulteriore crescita della disaffezione dalla politica e della astensione potenziale che, come si sa, oggi coinvolge addirittura quasi metà degli elettori.</p>
<p>In questo clima esce il libro edito da Longanesi “Farla Franca”, scritto dal magistrato del pool di “Mani Pulite” Gerardo Colombo, con il giornalista Franco Marzoli, in cui, a venti anni dalle indagini che portarono alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti, ci dice che nulla è davvero cambiato, anzi.</p>
<p>Allora, furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex presidenti del Consiglio e i reati scoperti dalle inchieste condotte da un pool della procura della Repubblica di Milano suscitarono una grande indignazione nell’opinione pubblica e di fatto rivoluzionarono la scena politica italiana.</p>
<p>Partiti storici come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il Psdi, il Pli sparirono o furono fortemente ridimensionati.<br />
Ma oggi, le cose, sono forse addirittura peggiori.</p>
<p>Sullo sfondo del racconto, basato  sui retroscena delle indagini di Mani pulite  e P2, sottolineandone effetti, limiti e aspettative mancate, l’incapacità italiana di far rispettare l’articolo 3 della Costituzione, che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge, per cui, da Noi, ancora oggi, per alcuni “farla franca” è ancora davvero molto facile.</p>
<p>Come già nel precedente “il peso della libertà”, Gerardo Colombo ci costringe a ripensare, come fa Fëdor Dpstoevskij ne nei “Fratelli Karamazov, a “Il grande inquisitore”,  che non può cambiare mentalità, in quanto privo di intimo e probo senso di libertà.</p>
<p>Le sorti della politica italiana sembrano passare molto spesso, di recente almeno, attraverso la figura del “Grande Inquisitore.</p>
<p>L’anno prima di Gerardo Colombo,  cioè nel 2009, era stato Gustavo Zagrebelsky a dedicarvi un suo saggio. Poi,  lo scorso anno, Franco Cassano, con <em>L’umiltà del male</em>, parte proprio da lì, dall’enigma posto dal discorso del “Grande Inquisitor per ovesciare subito il piano della riflessione, smontando la semplicistica distinzione manichea fra bene e male.<br />
Nel suo libro, nella Siviglia del Cinquecento, l’Inquisitore fa arrestare Cristo, appena tornato sulla terra e si reca a far visita al prigioniero.</p>
<p>In realtà, il suo è un lungo monologo, in cui rinfaccia al Nazareno che la sua perfezione non è in grado di cogliere e addirittura sobillare la debolezza dell’animo umano. Il suo rigore è per i santi, non per l’imperfezione del mondo.</p>
<p>Il potere temporale, al contrario, è divenuto tale proprio perché ha permesso a tutti di peccare.</p>
<p>Un ragionamento certo pericoloso, che ricorda la superba prova di Dustin Offman in “Giovanna d’Arco” di Luc Besson, ma anche un salvifico  paradosso, per chi vuole operare per l’emancipazione dei più rifiutando quel “narcisismo etico” che vede come necessario, per chi voglia evitare che molti cadano nel baratro, bearsi  della propria diversità, insistendo con la retorica delle minoranze pure e incontaminate e, così facendo, facendosi casta, proprio nel momento in cui ci si dovrebbe opporre alle Caste vere .</p>
<p>Discorso che ben si adatta, ad esempio, alla attuale sinistra italiana, che ignora e vuole ignorare i motivi che provengono da autori che cita, ma che non conosce: da Dostoevskij a Primo Levi, da Adorno a Horkheimer e continua a non voler smantellare quelle rendite di potere su cui si basano anche i suoi partiti, senza alcun reale confronto con le ansie e le paure della attuale società. Una sinistra che non ha mai saputo comprendere che “l’avversario” non è né solo Bossi, né solo Berlusconi, anche se sono stati grandi interpreti della “zona grigia” italiana.</p>
<p>E neanche, andando indietro nel tempo, quell’avversario può essere l’Andreotti ritratto da Sorrentino.</p>
<p>Il suo volto di oggi può essere e intravisto nelle enormi concentrazioni di potere economico e nei mezzi di comunicazione di cui spesso si dispone, ma anche in una amministrazione dei soldi pubblici priva di ogni regola e disciplina. La necessità di uscire dal degrado civico è impellente,  ma il cambio di mentalità è faccenda di lunga durata: una combinazione creativa di realismo e utopia ma che,in sede politica, non trova ancora personalità capaci di convertire il bisogno in diritto e l’illegalità in deprivazione sociale.</p>
<p>Ed anche in campo sociale e nella vita personale di ciascuno, stenta, purtroppo,  a prendere piede, in un’Italia in cui ciascuno crede di essere più furbo se non paga né tasse né abbonanamento televisivo, parcheggia in doppia fila e si guarda bene dal pagare il tram.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Artist vs Hugo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>

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		<description><![CDATA[ Si sono già scontrati a metà gennaio, ai Golden Globe ed il francese ha prevalso, ma a Scorsese è andato il premio per la migliore regia. E si affronteranno ancora il 26 febbraio, al Kodak Theatre di Los Angeles,  nella notte degli Oscar, con il l’americano in pole-position, con una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em>Si sono già scontrati a metà gennaio, ai Golden Globe ed il francese ha prevalso, ma a Scorsese è andato il premio per la migliore regia. E si affronteranno ancora il 26 febbraio, al Kodak Theatre di Los Angeles,  nella notte degli Oscar, con il l’americano in pole-position, con una nomination in più: ben 11 in totale.</p>
<p>Due film che ci riconciliano col cinema narrante ed incantato, diversi fra loro, ma frutto di un lavoro corale davvero raro al giorno d’oggi.</p>
<p>Seguirne il duello riscalderà il cuore di noi cinefili italiani delusi dal fatto che restano in gara per il tricolore i soliti Dante Ferretti e Francesca Lo schiavo (già premiati nel 2005 per <em>The Aviator</em> e nel 2008 per <em>Sweeney Todd &#8211; Il diabolico barbiere di Fleet Street</em>) ed Enrico Casarosa,  per il cortometraggio d’animazione <em>La Luna</em>, che ai Golden Globe del 2010, con <em>UP</em>, ha fatto guadagnare alla Disney-Pixar il quarto premio consecutivo in quattro anni.</p>
<p>Anche perché sebbene Casarosa sia genovese, a vent’anni si è trasferito a New York per studiare animazione  ed ora vive a Los Angeles e dal 2002 fa parte del gruppo di maghi del disegno dei Pixar Animation Studios. Pertanto e italiano solo per metà.</p>
<p>Così mentre ci immelanconiamo al pensiero che, negli anni ‘70 c’era Bozzetto ed ora più nulla, neanche in questo campo, riusciamo a recuperare un po’ di brio pensando alla sfida fra i due film che più di altri hanno caratterizzato la passata stagione.</p>
<p>Certo vi sono anche <em>The Help</em>, <em>The Descendants</em> (<em>Paradiso amaro</em>), <em>Midnight in Paris</em>, <em>Moneyball</em> (<em>L’arte di vincere</em>), <em>The Tree of Life</em>, <em>War Horse</em>, <em>Extremely Loud &amp; Incredibly Close</em>, ma <em>The Artist</em> ed <em>Hugo</em> hanno qualcosa in più,  che crea il piacere incomunicabile di un film, qual piacere ineffabile che ha ben descritto Castellaneta ne <strong>&#8220;</strong><strong><em>Le donne di una vita</em></strong><strong>&#8220;</strong> (Mondadori, 1993), che fa dire allo scrittore: “<em>Sebbene del cinema conoscesse perfettamente gli inganni e gli artifici, Stefano era tuttavia un consumatore insaziabile. La sua capacità di goderne era rimasta intatta negli anni, sicché ogni volta che nella sala si faceva il buio, sprofondato nella sua poltrona di platea egli provava la sensazione di cominciare un viaggio in qualche territorio dove non era mai stato, a volte con piacere infantile, più sovente rassegnato ad annoiarsi, sapendo che anche un brutto film gli avrebbe regalato qualcosa, perché ogni volta, davanti alle immagine che scorrevano sul grande schermo, la sua inquietudine si placava. Anche il tempo veniva cancellato e con esso gli avvenimenti del mondo esterno,ciò che contava era quello che si svolgeva nella pellicola e dentro la sua mente, era come ritrovar un antico se stesso, una maniera tranquilla di giudicarsi insieme al proprio passato, commisurando le sue personali esperienze alla storia che accadeva sotto i suoi occhi</em>”.</p>
<p>E due incantevoli viaggi sono quelli narrati in <em>The Artist</em> e in <em>Hugo</em>, il primo di un 45enne autore che viene dalla Tv e dalla pubblicità e all’attivo, prima di questo,  aveva un solo lungometraggio, realizzato più di  più di 15 anni fa; il secondo, che è  un maestro riconosciuto e  che ha scritto la storia del cinema di questi ultimi anni.</p>
<p>Dalla premiére mondiale al Festival di Cannes, “The Artist” è divenuto un evento che è riuscito a mettere d&#8217;accordo tutti, dal pubblico più compiacente alla critica più intransigente, un film muto e  in bianco e nero,  ambientato nella sfavillante Hollywood degli anni Venti (1927, per la precisione)m, che ha divertito e commosso le platee di tutto il mondo.</p>
<p>Un film originale e antico, con un racconto indietro nel tempo ma non vetusto (come apparso invece quello di Alenn, in <em>Midnight in Paris</em>), in cui l’autore, Michel Hazanavicius, racconta di un brillante divo del muto (lo straordinario Jean Dujardin, nei guai per accusa di “maschilismo”, dopo la partecipazione ad uno dei sette episodi di “Les infideles”, film francese dedicato all’infedeltà maschile vista da sette registi) che, non rassegnandosi all&#8217;introduzione del sonoro, si vede pian piano marginalizzato dall&#8217;industria, che invece punta tutto su un&#8217;attricetta (la scoppiettante Bérénice Bejo),  che proprio lui aveva scoperto e da cui si sente irrimediabilmente attratto.</p>
<p>Come ha giustamente scritto la sempre acuta Daniela Castelli, come i grandi film che Hollywood non sa più darci, con il loro carico di emozione pura e glamour assoluto, <em>The Artist</em> compie il suo miracolo lasciando lo spettatore contento e stupito, con la voglia, probabilmente, di rivederlo ancora una volta.</p>
<p>In mancanza della voce lo sguardo torna protagonista e il cinema, &#8220;che è diventato piccolo,  come diceva Gloria Swanson, ma qui riacquista le sue giuste dimensioni.</p>
<p>Il film ha vinto di tutto (anche il <strong> </strong><strong>Darryl F. Zanuck</strong> al suo produttore <strong>Thomas Langmann e, a metà dello scorso gennaio, il premio annuale della </strong>London Film Critics Circle) e molto giustamente.</p>
<p>Ma, nella Notte degli Oscar, io credo prevarrà la pellicola di Scorsese, dove la magia dell&#8217;esperienza cinematografica è esplicitata e ribadita ad ogni istante e lo stesso trattamento è riservato al mistero e all&#8217;avventura, fotogramma dopo fotogramma.</p>
<p>Un film non solo su un povero orfano che vive nascosto nella stazione di Paris Montparnase e che si occupa di far funzionare i tanti orologi ferroviari e coltiva il sogno di aggiustare l&#8217;uomo meccanico che conserva nel suo nascondiglio e che rappresenta tutto ciò che gli è rimasto del padre; ma un collage riuscitissimo di tipi umani, immagini di una cartolina animata da un illusionista, innamorato della Settima Arte.</p>
<p>Cominciamo dall’uso del 3D, che nelle mani del regista diventa un potentissimo strumento narrativo e un comunicatore di emozioni (cosa ad esempio inseguita, ma non raggiunta, da Tim Burton in “Alice”), perché è un 3D che entra nella storia e nella psicologia dei personaggi, allo stesso livello di accesso fisico ed emotivo del bambino protagonista, intrufolandosi in cunicoli dove solo un bambino può entrare, stravolgendo le proporzioni del mondo secondo la percezione infantile, esplorando dall’interno gli ingranaggi che Hugo cerca di aggiustare, compreso quello dell’automa che è un vero simbolo dell’uomo novecentesco, per la prima volta disposto ad esporre i propri meccanismi interiori (di qui la nascita della psicoanalisi),  eppure malinconico e oscuramente impenetrabile, nonché dipendente dalla propria emotività, simboleggiata nella storia dalla chiave a forma di cuore,  che sola può metterlo in moto.</p>
<p>E, ancora, altro aspetto fondamentale del film, è l’elogio della dimensione artigianale che va di pari passo con quella tecnologica, a dimostrazione che non molto è cambiato dagli inizi della storia del cinema ad oggi, nonostante tanta (e spesso ingombrante) tecnologia.</p>
<p>Inoltre, dicevamo, la dimensione cinefilia, con un vistoso, commosso ricordo di  tutto il cinema, da quello degli esordi di Georges Méliès al più recente (il <em>David Copperfield</em> di Polanski, l’<em>Amélie</em> di Jeunet e poi  Tim Burton e Terry Gilliam).</p>
<p>E poi, ancora,  un omaggio alla letteratura popolare, in primis i lavori immaginifici di Jules Verne, che Scorsese, i da sempre a cercato di far propri, con i film, con la sua battaglia per il restauro cinematografico, con la invariata passione di archivista, con l’ amore per l’aspetto manuale e meccanico del cinema,  che è  fantasia, ma  fatta anche di bottega e bulloni.</p>
<p>Scorze è il più autentico esempio di artista che concentra la sua attenzione agli elementi materiali del cinema, la loro indagine costruita per accumulazioni e variazioni e che, infine, consente di tornare all’essenziale, alla materica alternanza di luce e buio (si vedano gli scritti di Guido Lombardi su “Filmcritica” del 1971), superando ogni unitile artificio ed ogni barocchismo, senza però rinunciare alla meraviglia e all’incanto.</p>
<p>Come sappiamo, nel corso degli anni,  le industrie cinematografiche, date le specifiche necessità del commercio, hanno prodotto una netta separazione tra regista ed autore cinematografico, quest’ultimo inteso secondo la <em>politique des auteurs</em> della Nouvelle Vague francese.</p>
<p>In molti casi, specie nelle cinematografie di largo consumo, il regista interviene solo nella realizzazione del prodotto filmico, occupandosi della direzione della recitazione degli attori, del taglio delle immagini, della scelta delle inquadrature e dell’illuminazione; è una figura professionale inserita in un contesto più ampio che tiene conto di molte altre professionalità, dal direttore della fotografia all’operatore, dallo scenografo all’attore.</p>
<p>Con Scorsese invece, ora e sempre, il regista è e resta l’autore del film, con una poetica ed una volontà che si rintracciano nella scrittura, interpretazione, collocazione e montaggio.</p>
<p>In definitiva siamo con coloro che affermano che l’ultima fatica di Scorsese supera decisamente il pur superbo film di Michel Hazanavicius,  se non altro per l’omaggio commosso e “pensato” alla magia dei cinema ed alla sua complessità.</p>
<p>Trasposizione di <em>The Invention of Hugo Cabret</em>, romanzo illustrato dell’americano Brian Selznick, costato 170 milioni di dollari, “Hugo” è un film per famiglie che incanta ed induce a pensare e con un cast di tutto rispetto,  dove accanto a un bravissimo Asa Butterfield, nel ruolo del protagonista, spicca la performance di Sacha Baron Cohen, capace di immedesimarsi perfettamente nel personaggio,  in un modo che non pensavamo possibile per il celeberrimo trasformista di “Borat”.</p>
<p>Ma anche questo è possibile al cinema,  se a farlo è un “grande”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Carlo Di Stanislao</em></p>
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		<title>Politica politicante o trasformazione ?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non cambia lo stato d’animo dell’italiano medio la maglia rosa di Piazza Affari, né la defervescenza dello spread, sceso sotto 400 dopo mesi di salita senza posa. E le parole di Monti (a parte la gaffe sulla Banca Centrale che, involontariamente definisce “tedesca” e non “europea”) sul fatto che “il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non cambia lo stato d’animo dell’italiano medio la maglia rosa di Piazza Affari, né la defervescenza dello spread, sceso sotto 400 dopo mesi di salita senza posa.<br />
E le parole di Monti (a parte la gaffe sulla Banca Centrale che, involontariamente definisce “tedesca” e non “europea”) sul fatto che “il posto fisso non esiste più”, non migliora il clima di chi non solo si preoccupa dei figli senza collocazione, ma vede sempre più incerto il suo di lavoro.<br />
Monti, con la sua solita flemma, dice ai giovani che il posto fisso è “monotono” e non tiene conto del fatto che su quella monotonia si sono costruite quasi tutte le certezze di intere generazioni.<br />
Parla poi di “concorrenza” invece che di liberalizzazioni e giustifica l&#8217;aumento della benzina perché, a suo dire, ha consentito di “proteggere dall&#8217;inflazione le fasce più basse delle pensioni”.<br />
Celebra il ritorno del nostro Paese sulla ribalta europea grazie al quale “gli italiani stanno recuperando patriottismo”.<br />
Ospite del Tg5 e di Matrix, parla dei temi caldi che il governo si trova ad affrontare, sottolineando con un certo ottimismo la capacità del Paese di fare fronte alle difficoltà.<br />
Ma, credo, la resilienza degli italiani attenda ora messaggi più chiari in tema non di riduzioni e sacrifici, ma di scelte capaci di dare respiro al futuro.<br />
Monti dice, come anche la Fornero, che la finalità principale della riforma è quella di ridurre il terribile apartheid che esiste tra chi per caso o per età è già dentro e chi fa fatica ad entrare, ma le sue dichiarazioni non sono, in tal senso, chiarificatrici.<br />
E se è vero che la Merkel e l’Europa ci guardano ora con occhi nuovi e “gli Usa sono molto interessati che l’Europa ritrovi fiducia nel mondo e ritrovi sviluppo e vedono un Paese come il nostro che sta uscendo dalla zona problematica, hanno simpatie per questo sforzo e vogliono appoggiarlo anche in sede europea”; ora Monti deve tener conto che occhi e speranze nuove se l’aspettano anche quegli italiani che gli hanno dato fiducia e si sono sobbarcati sacrifici enormi per puntellare il Paese e dare una speranza ai propri figli.<br />
Servono, e subito, risposte su disoccupazione e lavoro, sull’inserimento dei giovani di valore nelle attività produttive e sul recupero del gap strutturale di un Italia che non è più in corsa da oltre dieci anni.<br />
Il ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, ha detto che il governo darà risposte precise sulla ricostruzione de L’Aquila per marzo e l’aquilano Giovanni Lolli dichiara alla stampa di essere fiducioso e che presto vedrà la luce una legge sulla ricostruzione.<br />
Spero sia vero e non si tratta della vecchia maniera di gestire le questioni nominando comitati (ampi o ristretti), che servono solo a dilatare i tempi e ritardare le risoluzioni.<br />
Certo la litigiosità fra Chiodi e Cialente e le mille divisioni interne fra partiti, più impegnati a giustificare la propria assertività che a trovare soluzioni, non ha giovato.<br />
E certo il nuovo governo è in sella da pochi mesi ed ha avuto molte spinose questioni da affrontare.<br />
Ma se vuole, ora, dare un segno di discontinuità, Monti deve rendersi conto di dover dare risposte certe ed in tempi brevi, anche su questioni di portata locale, altrimenti agli italiani nulla sembrerà davvero cambiato.<br />
Ciò che ci aspettiamo, ad horas, è una politica che non sappia di politichese, con messaggi magari di tono diverso, ma che, come nel passato, lascino il sospetto di una pura tecnica pubblicitaria.<br />
Ciò che chiediamo al governo Monti è in definitiva “una vera politica”, secondo i contenuti di scelte eque e coraggiose, così come sostenuto da Kant e Walter Benjamin e non solo scelte tecniche capaci di riparare i guasti, ma di non portare il Paese ad essere diverso e a ripartire.<br />
Nel XVIII secolo, Rousseau, attraverso l&#8217;idea di contratto sociale, affermava la necessità di una struttura politica democratica, volta a tutelare al meglio i diritti dei cittadini, realizzando la volontà generale.<br />
Subito dopo, Immanuel Kant, scova nell’uomo una insocievole socievolezza, che porta ciascuno ad avvantaggiarsi a dispetto di altri.<br />
Per superare questo, dice il filosofo, occorre un o Stato, ma avverte che esiziale sarebbe una stato paternalistico, dato che, giudicherebbe, secondo la bontà di chi detiene il potere.<br />
Monti ci deve dimostrare, dopo la visione “contrattualistica” del passato, che si sta davvero superando, come diceva Robert Nozick, ogni struttura potere egemone e, all&#8217;interno di un quadro concettuale libertario, ci si stia davvero avviando verso n ordine policentrico e concorrenziale di agenzie protettive, senza garantire sempre e al solito, i soliti noti.<br />
Senza questo il suo governo cadrebbe, inevitabilmente, nel pericoloso tecnicismo di “società chiuse”, come descritte da Henri Bergson, senza produrre invece quella spinta all’apertura che, secondo Popper, si regge davvero su istituzioni democratiche autocorreggibili, fondandosi stabilmente sulla libertà, sul dialogo e sulla tolleranza.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Pensare positivo è soprattutto ragionare</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dentro la testa fuori dal WEB di Scipione L’Aquilano]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho notato che le stesse persone che scrivono a ripetizione nei loro profili e blog parole d&#8217;amore e di pace per tutto e tutti, cercano anche (in contraddizione con se stessi) di diffondere panico, pubblicando vari post e video &#8220;terroristici&#8221; su catastrofi, cataclismi e &#8220;sicuri&#8221; crolli finanziari, discutono e danno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho notato che le stesse persone che scrivono a ripetizione nei loro profili e blog parole d&#8217;amore e di pace per tutto e tutti, cercano anche (in contraddizione con se stessi) di diffondere panico, pubblicando vari post e video &#8220;terroristici&#8221; su catastrofi, cataclismi e &#8220;sicuri&#8221; crolli finanziari, discutono e danno credito a tutte le tesi pessimistiche su l&#8217;uomo e il mondo. Vedo che si tende negli ultimi tempi, a tutti i livelli della comunicazione, a scambiare (a volte non in buona fede) il Pessimismo e il Catastrofismo con il Realismo e il pensiero scientifico. Chi è un minimo attento si sarà già accorto che il mondo è pieno (e mi limito a menzionare solo le cose meno orrende) di mitomani, esaltati e paranoici con manie di grandezza, e soprattutto di opportunisti che sperano di attirare i gonzi verso i loro personali bisogni.<br />
Quasi tutti ormai sono al corrente di come funziona la legge di attrazione: quello che si crede possa avvenire prima o poi è probabile che avverrà, per il semplice fatto che l&#8217;abbiamo catalizzato con i nostri pensieri. E allora qual è lo scopo di diffondere panico? La risposta è molto semplice e si chiama &#8220;tornaconto personale&#8221;.<br />
E&#8217; tornaconto far parlare di sé per poi ottenerne un utile, dare visibilità al giornale o alla trasmissione televisiva, diffondere panico per poi organizzare corsi e pubblicazioni che ti spiegano cosa devi fare, diffondere insicurezza per orientare i consumi, terrorizzarci e farci credere che esiste un nemico dietro l&#8217;angolo per giustificare le folli spese militari, è utile farci pensare che sono tutti ladri e scassinatori per farci spendere in tutto ciò che ci protegge (io sono uno dei tanti che in 51 anni non ha subito furti e non ho speso un centesimo in antifurti, allarmi e casseforti &#8230; mentre miei conoscenti che hanno tutto ciò sì, tanto per fare un esempio), e potrei continuare all&#8217;infinito. Se si è depressi e infelici facciamo la felicità delle lobby dei medicinali e di tutti i terapeuti e maghi da strapazzo che imperversano, e via dicendo &#8230;!<br />
Miei cari, usciamo dall&#8217;ipnosi della paura e ragioniamo un po&#8217; di più! Non succederà nulla di così catastrofico come alcuni descrivono. Il mondo andrà avanti come al solito, con i suoi alti e bassi, come è sempre stato. Questo è realismo; scusate, ma avete dimenticato le pagine di storia e di scienza lette a scuola? Quanti stravolgimenti, catastrofi naturali e guerre ci sono state nei secoli … Certo è che dobbiamo lavorare per prevenirle, ma il catastrofismo dietro l&#8217;angolo è proprio da sciocchi, permettetemelo. E&#8217; da sempre che l&#8217;essere umano si tira su per bene le maniche per andare avanti; se continuerà a farlo con animo sereno, mente limpida e pensieri di gioia e bellezza per il futuro, riuscirà a superare tutti gli ostacoli. L&#8217;unica cosa veramente diversa, amici miei, è l&#8217;accelerazione delle coscienze attualmente in atto, ed è per questo che alcune forze &#8220;meno luminose&#8221;, nascondendosi dietro aureole create su misura, cercano di destabilizzare immettendo panico.<br />
Evitiamo di fermarci all&#8217;apparenza, evitiamo di farci suggestionare dalle parole, mettiamo insieme i pezzi del mosaico e RAGIONIAMO spassionatamente, sia sulle persone che sugli eventi, ma con animo realistico e lasciamo la depressione e l&#8217;infelicità agli speculatori e ai poco di buono.<br />
Felicità a tutti.</p>
<p style="text-align: right;">Scipione L&#8217;Aquilano</p>
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		<title>Gelo Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:04:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[TOP2]]></category>

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		<description><![CDATA[Italia nel gelo, sia atmosferico, portato dal glaciale Burian, che emotivo, dopo che l’ISTAT ci ha detto che la disoccupazione tocca quota 9% (contro il 6 in Germania) e che un giovane su tre e senza lavoro. Il “Burian” lo possiamo considerare come un figlio dell’immenso anticiclone termico “Russo-Siberiano”, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Italia nel gelo, sia atmosferico, portato dal glaciale Burian, che emotivo, dopo che l’ISTAT ci ha detto che la disoccupazione tocca quota 9% (contro il 6 in Germania) e che un giovane su tre e senza lavoro.<br />
Il “Burian” lo possiamo considerare come un figlio dell’immenso anticiclone termico “Russo-Siberiano”, che durante il periodo invernale si sviluppa sopra le grandi steppe siberiana e sull’Asia centrale.<br />
La disoccupazione figlia della lunga strada depressiva imboccata dalla Nazione negli ultimi tre lustri.<br />
La disoccupazione giovanile è al 27,9%, ben superiore alla media ponderata dell&#8217;area Ocse (16,7%) e la Fornero dice che il primo dei problemi da affrontare e risolvere.<br />
Come ci ha ricordato l’ISTAT il 40% dei disoccupati ha meno di 30 anni e chi lavora, ha quasi sempre contratti precari. “Giovani e donne sono i più penalizzati perché la via italiana alla flessibilità ha riguardato solo loro, risparmiando i lavoratori più anziani e garantiti. Sono rimasta molto colpita nel sentire i pensionati che si lamentano perché devono mantenere anche i nipoti. Questo è un ciclo perverso. Non è possibile che la pensione di un nonno debba mantenere dei giovani né che questi si adagino su una prospettiva di vita bassa”, scrive il rapporto.<br />
Ma, di là dalle dichiarazioni del governo, oggi non esiste un dualismo nel mercato del lavoro in quanto la precarietà in oltre 15 anni si è allargata come una metastasi tumorale, è divenuta strutturale, generalizzata e coinvolge l’intera esistenza del lavoratore.<br />
Le vicenda Fiat, Finmeccanica, Trenitalia o la Omsa sono esempi di come la precarietà è ormai parte anche di quei lavoratori che formalmente hanno un contratto a tempo indeterminato.<br />
La cosa che i “professori2 del governo dovrebbero non ignorare è che e dopo 15 anni di precarietà (pacchetto Treu e legge 30) l’occupazione non solo non è aumentata, ma i giovani disoccupati hanno raggiunto quota 30% dei senza lavoro, nonostante gli oltre 40 tipi contratti atipici.<br />
Ciò che poi ci risulta difficile capire è cosa c’entri l’articolo 18 con la lotta alla precarietà. L’art. 18 (che vieta il licenziamento senza giusta causa e obbliga il reintegro o il pagamento di un indennizzo per il lavoratore ingiustamente licenziato) si applica alle imprese con più di 15 addetti.<br />
Tra questi, ne sono esclusi tutti coloro che hanno un contratto precario (interinale, a termine, collaborazione, stage…). Inoltre, con la legge 223 del 1991, sono stati introdotti i licenziamenti collettivi tramite l’istituto della mobilità e con il sistema degli appalti si può licenziare anche senza questa norma come insegna il licenziamento degli 800 lavoratori dei treni notturni da parte di Trenitalia.<br />
Le proposte che oggi vengono messe sul tappeto dalla Fornero, con l’assistenza di Ichino, Boeri e Damiano, sembrano copiare quanto avviene nel mondo delle cooperative sociali con il socio lavoratore, dove il contratto di lavoro applicato è formalmente a tempo indeterminato, ma nella sostanza il grado di subalternità e di precarietà normativa e salariale è più elevato e generalizzato che altrove.<br />
E questa non credo sia la strada da seguire.<br />
Come scrive Ezio Casagranda, ciò che invece va fatto e con la stessa celerità delle pensioni, è un miglioramento degli ammortizzatori sociali capaci di svolgere un ruolo attivo sull’occupazione a partire dall’allargamento dei contratti si solidarietà per evitare i licenziamenti, senza dimenticare la richiesta cardine di un reddito minimo garantito e slegato dal lavoro e accesso gratuito ai servizi comuni materiali e immateriali del sistema di welfare.<br />
Senza questo “ciclone”, non abbiamo davvero speranza di uscire dal gelo.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Mario il prussiano sallustiano</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È successo alla fine di ottobre 2011, in una conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy a margine di un vertice europeo. Un giornalista ha chiesto se si fidassero delle promesse di riforma di Berlusconi e il francese e la tedesca si sono esibiti in una pantomima sarcastica ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È successo alla fine di ottobre 2011, in una conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy a margine di un vertice europeo. Un giornalista ha chiesto se si fidassero delle promesse di riforma di Berlusconi e il francese e la tedesca si sono esibiti in una pantomima sarcastica ed insostenibile.<br />
Sembrano passati mille anni da allora ed invece sono solo pochi mesi, bastati però al nuovo governo per fare più riforme di quante se ne sia fatte in Italia negli ultimi dieci anni, con un leader apprezzato che ci ha riconquistato un prestigio internazionale giunto ai minimi storici, descritto, con l’altro Mario, cioè Draghi, dalla stampa tedesca, come dotato di virtù prussiane, quelle stesse che venivano celebrate già 17 secoli fa nell’esercito romano, quello stesso che irruppe vittorioso nella foresta di Teutoburgo, nel 9 dC, spazzando via i Germani.<br />
Dotato di cultura cosmopolita e grande competenza economica, Monti, adesso, si è inserito di diritto nell’asse Merkel-Sarkozy, chiamato ai vertici più importanti e capace di far valere la sua voce.<br />
Insomma, con Monti l’Italia ha riconquistato il suo orgoglio, grazie alla messa in atto di programmi di riduzione del deficit e riforme radicali, con un tentavo, stavolta credibile, di abolire i privilegi e incastrare gli evasori fiscali, in modo tale che il berlusconismo sembra finito da anni sia finito da anni e finto così completamente che ai protestanti del nord, che si portano dietro i loro peccati fino al giorno del giudizio, il processo di redenzione è sembrato troppo rapido e radicale, da strepitare contro il vecchio cavaliere che non fa nulla e strapparsi all’interno.<br />
L’ultima trovata di questa destra ottusa ed insoddisfatta è far circolare la voce che Mario (stavolta Monti), è troppo spalmato sulle posizioni della Merkel, ignorando a bella posta i richiami del professore a quella che ormai, al suo confronto, sembra solo una teutonica maestrina.<br />
Come ha scritto Financial Times, Mario Monti ha detto e continua a dire in faccia le cose alla Merkel, affermando che egli, nei fatti, “supera tutti gli stereotipi sull’inettitudine degli europei del sud”, una polemica nata a proposito del naufragio della Costa Concordia e del suo comandante Francesco Schettino, ribaltando i cliché sugli italiani e la loro vigliaccheria o ossessione di “far bella figura”,e aggiungendo che “la crisi dell’euro ci dimostra ciò che può capitare quando si ignora la psicologia dei popoli per ragioni politiche”. Cosa che Monti non ha mai fatto.<br />
Con Monti i tedeschi dovranno abituarsi a essere rimproverati amichevolmente, anche se per troppo tempo è successo il contrario. In Germania il nazionalismo si è sempre definito in rapporto all’Italia. Ma ora Monti ha fatto qualcosa che né Berlusconi né altri si sarebbero mai neanche sognato di fare.<br />
Ha preteso che la Germania e la Francia smettano di comportarsi con “eccessivo autoritarismo” e ha ricordato ai due stati membri dell’Ue gli errori che hanno commesso nella politica comunitaria.<br />
E, per sovra più, ha messo in guardia Merkel dalle proteste che scoppierebbero in Italia contro i tedeschi se Berlino non dovesse riconoscere gli sforzi del Paese.<br />
E’ un Mario Monti decisamente soddisfatto quello che ieri, a tarda sera, ha parlato con i giornalisti a palazzo Justus Lipsius a Bruxelles, al termine di un Consiglio europeo piu&#8217; lungo e complesso di quanto inizialmente previsto.<br />
Un Consiglio che si è chiuso in una citta&#8217; sotto la neve e semiparalizzata dallo sciopero generale del trasporto pubblico, con un accordo sul nuovo Patto di bilancio (il cosiddetto &#8221;fiscal compact&#8221;), che impone ai Paesi Ue regole comuni di rigore sui conti pubblici e con una intesa sulla crescita e l&#8217;occupazione. Ancora, Monti ha portato a casa sull&#8217;Esm, il nuovo fondo salva-stati permanente che dal primo luglio sostituira&#8217; quello provvisorio Esfm, anche se rinvia al prossimo Consiglio europeo di marzo la decisione sulle risorse a disposizione del meccanismo anticrisi. E si parla di almeno 750 miliardi, come chiedevano l&#8217;Italia e altri Paesi, e non 500 come voleva la Germania. Su questo punto si e&#8217; registrata l&#8217;unanimita&#8217; dei 27, mentre dire per Patto di bilancio e crescita, esso è stato sottoscritto da 25 paesi membri, con Gran Bretagna e Repubblica Ceca rimaste fuori, ma con l’Italia che continua a manovrare e da protagonista.<br />
Ieri, in conferenza stampa, Monti ha dichiarato che il Consiglio europeo, ha accolto cio&#8217; che &#8221;il Parlamento e il governo italiano auspicavano, cioe&#8217; il pieno riconoscimento degli impegni che tutti hanno sottoscritto, senza ulteriori appesantimenti o aggravi&#8221;. Ha detto, inoltre, che , il &#8221;forte pacchetto&#8221; di misure messe in campo dall&#8217;Italia, &#8221;&#8217;non avra&#8217; la conseguenza di aggravare la recessione, ma di attenuarla&#8221;.<br />
Certo, ha aggiunto in riferimento ai rilievi di Moody&#8217;s, &#8221;non escludo&#8221; che il decreto &#8216;Salva Italia&#8217; &#8221;riduca il reddito delle famiglie italiane&#8221; ma &#8221;sicuramente molto meno di come sarebbe stato dall&#8217;inerzia dell&#8217;Italia sui trend che aveva&#8221;.<br />
Insomma, , il decreto &#8221;ha evitato all&#8217;Italia di andare a sbattere contro il muro verso cui stava andando a sbattere&#8221;.<br />
Tornando al tempo dei trionfi “latini”, Monti ci ricorda Sallustio, nume tutelare, oggi pià che mai, di questa mia città, che affermava, citando Tucidite, che solo giustizia e morale danno forza ad una società, capace di sacrifici, solo se “discordie, rivalità si esercitavano contro i nemici; mentre i cittadini gareggiavano tra loro in virtù, parsimoniosi nella vita privata e leali verso gli altri” (De Catilinae coniuratione IX, 1-2).</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Tsunami in casa</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 07:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è un giorno come qualsiasi altro … Non è stata una notte come qualsiasi altra … Abito in un condominio orizzontale e nella tranquillità dell’alba si sono cominciate a sentire le grida di un forte litigio di coppia: insulti, porte che sbattevano, bambini che correvano per i corridoi disperati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un giorno come qualsiasi altro … Non è stata una notte come qualsiasi altra … Abito in un condominio orizzontale e nella tranquillità dell’alba si sono cominciate a sentire le grida di un forte litigio di coppia: insulti, porte che sbattevano, bambini che correvano per i corridoi disperati chiedendo aiuto, minacce, colpi… Ci siamo ritrovati insieme ad alcuni vicini lì, davanti alla porta, confusi, cercando di fare qualcosa per frenare la violenza… sconvolti, impotenti, desiderosi di moderare una situazione che in pochi minuti aveva provocato più danni di uno tsunami.</p>
<p>Non veniamo al mondo con un manuale per la vita, ma con una storia. Ci formiamo con l&#8217;esempio dei nostri genitori, le istituzioni e l’ambiente socioculturale e così — fin dalla nostra nascita — costruiamo pian piano, seguendo la nostra modesta capacità di capire, la miglior maniera di comportarci. In questa diversità d’esempi e di stili formiamo le nostre coppie e ci lasciamo andare all’avventura della convivenza, a cui arriviamo con una “overdose d’amore e idealismo”.</p>
<p>Siamo predisposti a capire e giustificare gli atteggiamenti di chi amiamo, e quando la realtà ci sveglia, ci sembra inaccettabile e vergognoso che il nostro rapporto di coppia sia cambiato. Così, senza rendercene conto, ci troviamo già in una situazione rischiosa: stiamo vivendo “una situazione violenta”. Facciamo fatica ad accettarlo, ad ammettere che questo non è amore, cerchiamo invano di capire certi comportamenti usando la logica e poi la giustifichiamo con paura e vergogna. Ci sottomettiamo, crediamo nel cambiamento magico, nella seguente catena di promesse, ci inganniamo, ci copriamo, nascondiamo la polvere sotto il tappeto …</p>
<p>C’è sempre una prima volta … il mondo ci viene addosso e la desolazione ha preso il posto delle cose migliori, dello sforzo di tutta la vita. Le cose più belle erano lì: l’amore, la casa, la famiglia, la felicità … com’è difficile capire che il vento della violenza ha abbattuto tutto con un soffio come se fosse stato un castello di carte … e che fatica facciamo a capire che se non la fermiamo fra poco crescerà di più … sempre di più …</p>
<p>Non sogniamo più … sopravvengono gli incubi. Vogliamo pensare che tutto è stato un fatto isolato e cerchiamo di convincercene. Lo sappiamo … dentro di noi abbiamo la certezza che qualcosa non va, ma nonostante tutto decidiamo di andare avanti. La spirale di violenza non è cominciata lì, è cresciuta a poco a poco nel silenzio del dolore. La spirale di violenza non finirà magicamente: ha bisogno della tua azione, ha bisogno di limiti, ha bisogno di distruggere il modello vizioso. Non aspettare i colpi per denunciare e cominciare a cambiare. Non andare più in là per renderti conto che si tratta di brutalità … non maltrattarti!</p>
<p>La violenza domestica, l’abuso fisico, verbale, sessuale o emozionale non dovrebbe succedere a nessuno, mai! Ma la realtà è diversa. Non è un giorno come qualsiasi altro… non è stata una notte come qualsiasi altra… abito in un condominio orizzontale e nella tranquillità dell’alba, le cose sono veramente cominciate a cambiare…</p>
<p>In questo mondo violento, state molto attenti! Se in qualsiasi aspetto della vostra vita (sentimentale, lavorativa, scolastica, ecc.) vi sentite in una situazione rischiosa, se avete paura di tornare a casa o restare soli con la vostra coppia, se vi stanno aggredendo, disprezzando, denigrando, sottovalutando &#8230; denunciate! Potete farlo parlando con un amico, con la vostra famiglia, con un professionista, con le autorità o specialisti del tema, però ricordatevi che è importante iniziare una procedura di soccorso.</p>
<p style="text-align: right;">Alejandra Daguerre</p>
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