Expo 2015: In 200mila chiedono la pizza diventi patrimonio Unesco

La petizione per chiedere l’inserimento dell’Arte della Pizza nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, lanciata da Alfonso Pecoraro Scanio su Change.org, con il sostegno della Coldiretti, dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e di Rossopomodoro, ha raggiunto in soli pochi mesi 200.000 adesioni. Le prime firme raccolte sono state consegnate al Presidente della Commissione Italiana Unesco, […]

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La petizione per chiedere l’inserimento dell’Arte della Pizza nella “Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità”, lanciata da Alfonso Pecoraro Scanio su Change.org, con il sostegno della Coldiretti, dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e di Rossopomodoro, ha raggiunto in soli pochi mesi 200.000 adesioni. Le prime firme raccolte sono state consegnate al Presidente della Commissione Italiana Unesco, Prof. Giovanni Puglisi, presso la sede Unesco di Roma in piazza Firenze da Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde; Roberto Moncalvo, Presidente della Coldiretti; Franco Manna, Presidente di SEBETO S.p.A; Sergio Miccù, Presidente dell’APN (Associazione pizzaioli napoletani); Giuseppe Castiglione, Sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed Elio Lannutti, Presidente dell’Adusbef.

Partita a Settembre dal Napoli pizza Village, la raccolta firme ha fatto il giro d’Italia, raccogliendo le adesioni di esponenti politici tra i quali: Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole; Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione; Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare; Giuseppe Castiglione, Sottosegretario al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio; Mario Oliviero, Presidente della Regione Calabria; Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte; Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia; Piero Fassino, sindaco di Torino; Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma; Enzo Bianco, Sindaco di Catania; Nunzia De Girolamo, capogruppo NCD alla Camera; Loredana De Petris, Presidente del gruppo misto – Sel al Senato; Vittorio Sgarbi, Assessore dei Verdi al comune di Urbino; Massimo Bray, ex Ministro dei Beni e delle attività culturali; Michele Valensise, Segretario generale del Ministero degli Affari esteri e Sebastiano Cardi, Ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite. Il Segretario generale della CEI Nunzio Galantino ed anche giornalisti come Alberto Bilà; Alessandro Cecchi Paone; Daria Bignardi; Emilio Casilini; Luciano Pignataro; Luigi Vicinanza; Oliviero Beha e Roberto Arditti. Hanno sostenuto la petizione anche il regista Gabriele Muccino; Oscar Farinetti, Fondatore di Eataly; il cantautore Renzo Arbore; l’attrice Luciana Littizzetto, Ilary Blasy; Jimmy Ghione; Eugenio Bennato; Frank Carpentieri di Made in Sud e Giorgio Panariello. Tra gli sportivi i calciatori Toto’ di Natale, Fabio Quagliarella ma anche l’intera squadra del Pisa. La petizione è stata lanciata anche a Londra e a New York ottenendo la firma di Lidia e Joe Bastianich, Bud Spencer e Natalia Quintavalle, Console generale dell’Italia a New York.

«Il riconoscimento dell’Unesco ha un valore straordinario per l’Italia che è il Paese dove più radicata è la cultura alimentare e la pizza rappresenta un simbolo dell’identità nazionale», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che «è chiaro che garantire l’origine nazionale degli ingredienti e le modalità di lavorazione significa difendere un pezzo della nostra storia, ma anche la sua distintività nei confronti della concorrenza sleale». Un rischio diffuso all’estero e un’occasione per fare chiarezza anche in Italia dove secondo una analisi della Coldiretti quasi due pizze su tre (63 per cento) sono ottenute da un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. «Troppo spesso – conclude Moncalvo – viene servito un prodotto preparato con mozzarelle ottenute non dal latte, ma da semilavorati industriali, le cosiddette cagliate, provenienti dall’est Europa, pomodoro cinese o americano invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell’extravergine italiano e farina francese, tedesca o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale».

«Quando un prodotto diventa globalizzato– dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde – il rischio è che se ne perda l’origine ed è proprio il caso dell’arte della pizza. Con la consegna delle firme abbiamo chiesto al Prof. Giovanni Puglisi di indicare l’arte della pizza napoletana come proposta italiana per l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. In questo modo potremmo difendere le origini della pizza e anche il Made in Italy. Per questo primo traguardo raggiunto, ringrazio oltre la piattaforma Change.org, che ci sta sostenendo anche in Usa, la grande mobilitazione di Coldiretti che ha consentito una imponente raccolta firme, Rossomopodoro che ha avviato una campagna di adesioni in tutti i suoi punti vendita nel mondo e la mobilitazione dell’Associazione Pizzaiuoli Napoletani che ha coinvolto tantissimi pizzaioli».

«Rossopomodoro – afferma Franco Manna, Presidente di SEBETO S.p.A – ha fondato la sua storia su due pilastri: i prodotti del territorio‎ come olio, farina, mozzarella, pomodoro, che partendo dalla Campania arrivano nei nostri ristoranti nel mondo, e la manualità dei nostri pizzaioli napoletani. Oggi con questa petizione Rossopomodoro si propone di salvaguardare questo principio di artigianalità quale elemento culturale fondamentale per evitare che un giorno la vera pizza possa essere frutto di una industrializzazione di qualcuno dei processi produttivi».

«Con questa petizione – spiega Sergio Miccù, Presidente Associazione Pizzaiuoli Napoletani – i pizzaioli napoletani, dopo secoli di tradizioni, arrivano ad avere un’identità visto che ancora non hanno una vera qualifica. Quale miglior prodotto se non la pizza napoletana può rappresentare l’Italia nel Mondo? Anche all’estero si continua a chiamarla “pizza” senza alcuna traduzione. Il prossimo traguardo sarà quello di inserire nelle scuole alberghiere la qualifica di addetto alle pizzerie che ancora non c’è».

«Anche su Change.org c’è tanta voglia da parte dei nostri utenti di fare dell’arte della pizza patrimonio dell’umanità Unesco: lo dimostrano le 30.000 firme raccolte online – ha dichiarato Salvatore Barbera, direttore delle campagne di Change.org –  Nell’anno dell’Expo, credo sia un’opportunità da non perdere per promuovere il Made in Italy nel mondo».

Dal 1 maggio 2015 l’Italia ospiterà  l’Expo  Universale  “Nutrire  il  Pianeta,  Energia  per  la  Vita” dedicata all’agricoltura e alla sostenibilità. È importante che nel marzo 2015 l’Italia, sbloccando la pratica ferma dal marzo 2011, formalizzi al Comitato Intergovernativo dell’UNESCO la candidatura dell’“Arte della pizza” che sicuramente è il prodotto della tradizione italiana più conosciuto al mondo, nella certezza che tal misura contribuirebbe a garantire l’origine italiana degli ingredienti e la qualità igienico sanitaria nella preparazione.

La raccolta firme continua anche nel mese di febbraio nei punti di raccolta e sul sito di Change.org:

https://www.change.org/p/proteggiamo-il-made-in-italy-la-pizza-come-patrimonio-unesco

Il prossimo evento è previsto ad Avellino il 30 gennaio con la “Pizza No Triv “presso il bmode, Birrificio, ristorante e pizzeria in via Aldo Pini 10

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